Un classico del Novecento che torna a vivere sul palcoscenico con la forza di un testo che non smette di parlare al presente. La coscienza di Zeno, il capolavoro psicanalitico di Italo Svevo, rivive in un allestimento firmato da Paolo Valerio e prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia insieme a Goldenart Production, dopo il successo delle precedenti stagioni nei principali teatri italiani.
A dare volto e voce all’inetto più celebre della letteratura italiana è Alessandro Haber, interprete carismatico e fuori dagli schemi, capace di restituire con straordinaria naturalezza l’ironia, la fragilità e la profondità di Zeno Cosinie portandolo in scena questa sera, 31 gennaio, alle 21, e domenica 1 febbraio alle 16 al Teatro Coccia.
Il romanzo, pubblicato nel 1923 e celebrato nel 2023 nel centenario, nasce a Trieste, città natale di Svevo, e proprio da lì prende avvio questo percorso teatrale che affonda le radici nei “giacimenti culturali” del territorio. Ma ciò che arriva in scena non è un semplice adattamento letterario: è un’esperienza teatrale che mette al centro la parola, la psicoanalisi, il rapporto tra narrazione e identità.
Zeno, l’inetto che parla di noi
Zeno Cosini racconta sé stesso attraverso gli appunti destinati al suo psicanalista, il Dottor S. Nel tentativo di curare il proprio “mal di vivere”, il protagonista attraversa la sua esistenza tra quotidianità borghese, episodi surreali, humour sottile e improvvise illuminazioni che, ancora oggi, riescono a scuotere lo spettatore.
La scrittura di Svevo, innovativa e modernissima, possiede una naturale teatralità che qui viene esaltata: Zeno si racconta, si osserva, si giudica e si contraddice, in un continuo dialogo tra interno ed esterno, coscienza e realtà.
La regia di Paolo Valerio: «Zeno ci appartiene»
Nella sua nota di regia, Paolo Valerio sottolinea come questo lavoro sia prima di tutto una sfida personale e culturale. Riprendendo una celebre definizione di Giorgio Strehler, che definiva il romanzo «una pietra nel cuore di tutti i triestini», Valerio sceglie di privilegiare la narrazione, costruendo un doppio livello scenico: Zeno, interpretato da Haber, si racconta e allo stesso tempo si rivive attraverso il corpo di un altro attore.
Ne nasce un gioco teatrale raffinato, in cui talvolta l’uomo si sovrappone all’attore, e l’attore al personaggio, per restituire quella che Zeno stesso definisce «l’originalità della vita».
L’occhio del Dottor S. diventa la lente attraverso cui osservare la dimensione surreale, ironica e talvolta menzognera del protagonista, immerso nell’atmosfera della sua Trieste e dei personaggi che la abitano.
Una lunga tradizione di grandi interpreti
Nel tempo, La coscienza di Zeno è stata affidata a grandi nomi del teatro e della televisione: Renzo Montagnani, Giulio Bosetti, Alberto Lionello – protagonista anche dello sceneggiato Rai – fino a Johnny Dorelli nella successiva edizione televisiva.
L’interpretazione di Haber si inserisce in questa tradizione con un segno personale fortissimo, capace di unire ironia e abisso interiore senza mai cadere nel cliché.
«La vita non è né bella né brutta, ma è originale»
È questa una delle frasi simbolo del romanzo, scelta dal regista come chiave di lettura dello spettacolo. Una riflessione che diventa il cuore dell’esperienza teatrale: Zeno parla di sé, ma in realtà parla di noi, della nostra fragilità, della nostra coscienza ingannevole, di quella voce interiore che ci accompagna e che nessuno sente.
Uno spettacolo che non si limita a raccontare un classico, ma lo fa respirare di nuovo, restituendogli tutta la sua sorprendente modernità.







