Il sistema di prenotazione online del Servizio sanitario regionale torna al centro delle polemiche. Il CUP Piemonte online, utilizzato dai cittadini per prenotare visite ed esami, è rimasto nuovamente inaccessibile fino a ieri sera, dopo che un primo blocco analogo si era già verificato circa due settimane fa. Solo nella mattinata di oggi la situazione sembra essere tornata alla normalità.
Il disservizio è approdato in consiglio regionale con un question time presentato dal consigliere Daniele Valle, vicepresidente della commissione Sanità, che ha chiesto chiarimenti sulle cause del malfunzionamento e sui tempi di ripristino del servizio.
«A distanza di due settimane dalla prima denuncia del blocco del CUP online e di una settimana dal mio question time – attacca Valle – attribuire il malfunzionamento del portale Salute Piemonte a un generico aumento delle richieste legato all’influenza resta una giustificazione debole. Un’ondata influenzale non può spiegare il perdurare di un blocco così grave di un servizio essenziale».
Secondo il consigliere, il problema non sarebbe episodico ma strutturale. «Dopo un’altra settimana senza soluzioni, è sempre più chiaro che esistano problemi strutturali che la Giunta continua a sottovalutare» prosegue Valle, sottolineando come nel frattempo non siano arrivati chiarimenti puntuali sulle cause reali del disservizio né indicazioni sui tempi certi di ripristino. «Manca un’assunzione di responsabilità: i cittadini hanno diritto a sapere cosa non ha funzionato e perché, soprattutto quando il problema si trascina nel tempo».
Nel mirino anche il nuovo sistema CUP, annunciato più volte dalla giunta come soluzione definitiva. «Resta irrisolta la questione del nuovo CUP, mai entrato in funzione – aggiunge Valle –. Dopo mesi di annunci e rinvii, non si registrano passi avanti. L’assessore aveva detto che si sarebbe andati avanti nonostante l’impugnativa, ma nulla si è mosso: una situazione che certifica una gestione confusa e inefficace di un servizio strategico per la sanità pubblica regionale».
A replicare è l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che rivendica la scelta di puntare su una riforma complessiva del sistema. «Proprio perché ci siamo resi conto che l’attuale CUP era un sistema ormai superato, con limiti strutturali evidenti, abbiamo scelto di non limitarci a interventi tampone, ma di realizzare un CUP completamente nuovo, moderno e – primi in Italia – integrato con strumenti di intelligenza artificiale», spiega Riboldi a margine della seduta.
L’assessore ricorda che la gara bandita da Azienda Zero per il nuovo CUP regionale «si è regolarmente conclusa il 26 settembre 2025, con l’aggiudicazione formalizzata con apposita deliberazione». L’esito è stato impugnato dal secondo classificato, ma «senza effetti sospensivi».
«Durante l’udienza cautelare del 13 gennaio 2026 – precisa Riboldi – la parte ricorrente ha rinunciato alla richiesta di sospensione. Questo significa che non esistono oggi ostacoli giuridici all’avvio del nuovo servizio. L’udienza di merito è fissata per il 19 marzo, ma l’aggiudicazione resta pienamente valida ed efficace».
Secondo l’assessore, Azienda Zero sta ora predisponendo gli atti necessari alla stipula del contratto e all’avvio delle prestazioni, nel rispetto del cronoprogramma previsto. Il nuovo CUP regionale sarà sviluppato in due macro-fasi: una prima fase di sviluppo e avvio centrale del sistema, seguita da una fase di diffusione e messa a regime presso tutte le Aziende sanitarie regionali e i soggetti privati accreditati. «L’obiettivo – sottolinea Riboldi – è arrivare a un sistema unico, integrato e realmente al servizio di tutto il Piemonte».
Nel frattempo, durante la fase di transizione, «è stato previsto l’utilizzo dell’attuale infrastruttura fino al 31 dicembre 2026, per garantire continuità e tutela dei cittadini».
Resta però il nodo politico sollevato dall’opposizione: mentre il CUP del futuro è ancora in costruzione, il sistema attuale continua a mostrare fragilità che si ripercuotono direttamente sui cittadini. E il rischio è che tra annunci, ricorsi e transizioni, il diritto all’accesso alle prestazioni sanitarie resti ostaggio di un’infrastruttura che fatica a reggere il presente.







