Medici stranieri senza titoli riconosciuti in Italia: l’ordine dei Medici alza le barricate

La Federazione regionale contro la proroga in Legge di Bilancio: «A rischio la sicurezza dei pazienti»

La sanità piemontese si trova stretta in una morsa. Da un lato c’è l’emergenza numerica: mancano 6.000 infermieri, si vola in Albania per reclutare personale e si cerca di stabilizzare i precari per non fermare il piano di smaltimento delle liste d’attesa. Dall’altro, però, c’è l’altolà sulla qualità e sulla sicurezza. A lanciarlo è la Federazione regionale dell’ordine dei Medici, che ha espresso un netto dissenso contro la decisione, inserita in Legge di Bilancio, di prorogare fino al 2029 l’esercizio professionale in deroga.

La norma contestata permette a operatori sanitari con qualifiche conseguite all’estero di lavorare in Italia anche senza il pieno riconoscimento del titolo e senza l’iscrizione agli ordini professionali. Una misura nata nell’emergenza Covid e mantenuta per tappare i buchi di organico, ma che ora rischia di diventare la normalità per altri tre anni. «Siamo preoccupati – ha dichiarato Federico D’Andrea (in foto), presidente della Federazione regionale –. In sostanza, parliamo di medici sconosciuti a chi ha il compito di verificarne la professionalità».

La presa di posizione dei medici piemontesi arriva in un momento delicatissimo in cui la Regione Piemonte sta cercando di correre ai ripari per coprire la carenza strutturale di organico, guardando anche oltre confine. Ma per l’Ordine, la fretta di riempire le caselle vuote non può giustificare un abbassamento degli standard. «L’assistenza di qualità non si assicura con le deroghe – ha attaccato D’Andrea – ma attraverso un’attenta verifica dei percorsi formativi». Il rischio, secondo i camici bianchi, è creare un sistema a due velocità dove operano professionisti che sfuggono al controllo deontologico e all’obbligo di formazione continua, garanzie fondamentali per il cittadino.

La critica della Federazione tocca anche un paradosso: la deroga viene applicata indistintamente, anche in settori dove la carenza di personale non c’è, come l’odontoiatria. La richiesta indirizzata alla politica (e che suona come un avvertimento anche per le strategie regionali future) è chiara: basta soluzioni tampone. «Serve un intervento strutturale che affronti la carenza delle professioni sanitarie – hanno concluso dall’Ordine – disattendere gli impegni presi e prorogare la deroga va contro gli interessi della collettività». Il futuro del sistema non può reggersi, secondo i medici, su “scorciatoie” che bypassano i controlli di qualità.

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