Mentre nelle sale cinematografiche arriva Norimberga, il film diretto da James Vanderbilt che riporta sul grande schermo il celebre processo contro i vertici del Terzo Reich, vale la pena ricordare che la storia della giustizia dopo la Seconda guerra mondiale non si è esaurita tra le mura del Palazzo di Giustizia di Norimberga. Accanto a quel tribunale simbolo, esistono processi meno noti ma profondamente intrecciati anche con la storia del nostro territorio.
Lo scorso mese nel terzo episodio del podcast Non succede mai niente, abbiamo ripercorso la vicenda giudiziaria che ha coinvolto la Germania nel dopoguerra per i crimini commessi nell’autunno del 1943 sulle sponde del Lago Maggiore: il massacro di Meina, Baveno e di altri otto comuni tra il Novarese e il Verbano Cusio Ossola, dove reparti delle SS assassinarono cittadini ebrei italiani e stranieri, a volte con la complicità dei cittadini del posto.
Il cosiddetto “processo di Osnabrück” si svolse nel 1968, oltre vent’anni dopo i fatti, davanti a un tribunale della Germania Ovest. Non fu un processo internazionale, né un’estensione dei processi di Norimberga, ma un procedimento celebrato da un tribunale ordinario tedesco contro alcuni ex membri della Leibe Standarte Adolf Hitler (guardia del corpo di Adolf Hitler) spediti in italia dopo l’armistizio dell’8 settembre e responsabili delle uccisioni avvenute sul Lago Maggiore.
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Gli imputati erano accusati di omicidio plurimo aggravato per l’uccisione di almeno 57 persone, rastrellate tra Meina, Baveno, Arona, Mergozzo e altri centri rivieraschi. Si trattava di uno dei primi casi in cui la magistratura tedesca affrontava direttamente crimini nazisti commessi fuori dai confini della Germania, su civili inermi e senza alcuna giustificazione militare.
Il processo ricostruì con precisione la catena di comando, le responsabilità individuali e le modalità degli omicidi: arresti arbitrari, detenzione, esecuzioni notturne e corpi zavorrati e gettati nel lago. Una violenza sistematica che oggi gli storici riconoscono come il primo degli eccidi di ebrei in territorio italiano durante l’occupazione nazista, e secondo per numero solo alle Fosse ardeatine.
Il confronto con Norimberga è inevitabile, in questo periodo, sia cinematografico che storico, in cui ricorre anche l’ottantesimo anniversario, ma le differenze sono sostanziali. Norimberga fu un tribunale militare internazionale, istituito dalle potenze vincitrici per giudicare i massimi responsabili del regime nazista. Il suo obiettivo non era solo punire, ma anche stabilire principi giuridici nuovi, come il concetto di crimini contro l’umanità.
Osnabrück, al contrario, fu un processo interno alla Germania federale, celebrato secondo il diritto penale tedesco. Qui non si giudicava un sistema, ma singoli uomini; non un’ideologia, ma fatti specifici. Questo significava anche sottostare a regole più rigide in materia di prove, responsabilità diretta e, soprattutto, prescrizione dei reati.
Ma le diffirenze non ricorrono solo in differenze formali e sostanziali, bensì anche giudiziarie. quello che seguì Osnabruck rappresenta una ferita aperta per la memoria e la giustizia europea.
Nel 1968 il tribunale della Germania dell’Ovest condannò all’ergastolo alcuni degli imputati, riconoscendoli colpevoli degli omicidi commessi sul Lago Maggiore. Sembrò, almeno per un momento, che giustizia fosse stata fatta anche per le vittime di Meina e degli altri comuni.
Ma quella sentenza non fu definitiva. Pochi anni dopo, le condanne vennero annullate in appello. Il motivo non fu l’innocenza degli imputati, bensì una questione giuridica cruciale: la prescrizione del reato di omicidio, così come prevista dal diritto tedesco dell’epoca. Il tribunale stabilì che, non potendo dimostrare per tutti gli imputati un movente particolarmente “crudele” secondo i criteri legali, i fatti rientravano in una fattispecie ormai prescritta.
Di fatto, uomini riconosciuti colpevoli di aver partecipato a un massacro di civili furono liberati.
Il processo di Osnabrück resta uno dei casi più emblematici di giustizia mancata nel dopoguerra europeo. Racconta quanto sia stato difficile, per la Germania e per l’Europa intera, fare davvero i conti con i crimini del nazismo, soprattutto quando a essere giudicati non erano più i grandi gerarchi, ma esecutori “ordinari” di una violenza sistematica.
In questo senso, mentre il film Norimberga riporta l’attenzione sul momento fondativo della giustizia internazionale, ricordare Osnabrück significa guardare anche alle sue ombre: ai limiti del diritto, al tempo che passa, alle vittime che restano senza una condanna definitiva.
E significa ricordare che quella storia non è lontana né astratta, ma passa anche da qui, dalle rive del nostro lago.







