Bottiglie rotte, vomito, urina, mozziconi davanti alla porta presa a calci. E, solo poche settimane fa, anche il furto delle targhe agli ingressi. È un elenco amaro quello che descrive lo stato in cui versa la Barriera Albertina, nuova sede di Expo Risorgimento, trasferita dal castello oltre un anno fa ma non ancora aperta al pubblico.
«Atti di vandalismo puro, non se ne può più. Servono telecamere in grado di vedere bene cosa succede di notte: se il Comune non le vuole mettere, piuttosto le mettiamo noi». Lo sfogo è quello di Paolo Cirri, presidente dell’associazione Amici del Parco della Battaglia, che da mesi segue passo dopo passo il delicato trasloco e l’allestimento del museo. «Non si può permettere che un patrimonio storico della comunità continui a essere vandalizzato in questo modo» aggiunge.
Una situazione che diventa ancora più grave se si considera che la struttura non ha mai aperto ufficialmente. «Stiamo ancora aspettando l’autorizzazione antincendio da parte dei vigili del fuoco – prosegue Cirri –. Abbiamo inviato tutta la documentazione richiesta, ora è il Comune che deve trasmettere la sua parte. Senza quell’autorizzazione non possiamo avviare alcuna attività».
Eppure, nonostante le porte ancora chiuse, i problemi sono già evidenti. «Dentro c’è un patrimonio che appartiene a tutti. Non è accettabile che, prima ancora dell’inaugurazione, ci si trovi ad affrontare vandalismi di questo tipo» aggiunge il presidente.
Alle preoccupazioni per la sicurezza si sommano anche quelle di carattere strutturale. In particolare per la seconda palazzina della Barriera, quella non ristrutturata e dedicata ad Alberto Pacelli. «A fine agosto – spiega Cirri – c’è stata una forte infiltrazione d’acqua: una stanza era piena per metà. Per fortuna il materiale era ancora imballato. Prima di procedere con l’allestimento vogliamo garanzie che, al prossimo acquazzone, non si ripeta la stessa situazione con il rischio di rovinare reperti storici di grande valore».
Come se non bastasse, negli ultimi giorni si è aggiunto anche il vandalismo all’Ossario della Bicocca, dove sono conservati i resti dei soldati che hanno combattuto nella Prima guerra di indipendenza. Qui è stata rotta una delle finestre, un gesto che ha colpito un luogo simbolico della memoria cittadina. Sull’episodio è intervenuto anche il Comitato della Bicocca: «Una situazione di abbandono e carenza di manutenzione che dura da oltre venticinque anni, più volte segnalata alle amministrazioni comunali senza riscontri concreti – si legge nel comunicato -. Auspichiamo che le autorità competenti procedano rapidamente all’accertamento dei fatti e delle responsabilità, affinché gli autori di questi atti vandalici siano individuati. Esprimiamo infine piena solidarietà e gratitudine all’associazione Amici del Parco della Battaglia per l’impegno costante nella tutela della memoria storica della città».







