Cronaca Salute

Violenze ai medici novaresi, l’allarme dell’Ordine professionale

Il 36% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima. Sono 33 gli episodi registrati nel 2017 tra ambulatori, guardia medica e reparti ospedalieri. Nove medici hanno dichiarato di aver vissuto più di sei aggressioni e minacce

Violenze ai medici novaresi, il 36% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima. Nelle scorse settimane l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Novara ha distribuito ai colleghi un questionario sul tema della violenza e delle minacce di cui sono spesso oggetto e i risultati sono stati in linea con quanto già emerso a livello nazionale: il 56% del totale sono donne, 9 medici hanno dichiarato di aver vissuto più di sei aggressioni e minacce, 33 gli episodi di violenza nel corso del 2017,

La maggior parte degli episodi è avvenuta in ambulatorio, ma ne sono stati segnalati anche alla guardia medica e in reparti ospedalieri. E si tratta di atti che sono stati configurati come “mancanza di rispetto” con minacce verbali o insulti. Quattro sono stati episodi di violenza fisica e tre di violenza sessuale con atti osceni e discriminazione di genere.

Sono soprattutto gli uomini (62%) gli autori di violenze, sia pazienti che accompagnatori; in 5 casi sono state più persone ad essere protagonisti degli eventi. I motivi? Impossibilità di fornire la prestazione richiesta; percezione di carenza nei rapporti con il medico; tempi di attesa: sono queste le cause che hanno portato a minacce e aggressioni.

I medici novaresi che hanno risposto al questionario hanno anche suggerito alcuni interventi che potrebbero ridurre i rischi: una illuminazione interna sufficiente, dispositivi di sicurezza (tipo pulsanti antipanico), identificazione dell’utenza, compresenza di altro personale in occasione del contatto con l’utenza.

«La nostra Federazione nazionale ha promosso una serie di iniziative cui anche l’Ordine novarese partecipa – spiega il presidente Federico D’Andrea -. Il nostro questionario conferma quello che era emerso da varie segnalazioni e cioè che i medici possono essere oggetto di aggressioni e minacce. Proprio i suggerimenti che sono venuti dai colleghi ci offrono lo spunto per poter aprire dei tavoli di consultazione con gli enti preposti (Aou, Asl, per esempio) in modo da trovare soluzioni che possano ridurre i rischi. Più in generale, credo che si tratti di fenomeni dovuti al fatto che i medici i medici si sentono soli, isolati; c’è una perdita di fiducia nella scienza e nelle istituzioni. La nostra autorevolezza è stata erosa dal processo di aziendalizzazione della sanità».

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