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La “rivoluzione silenziosa” del welfare è nata a Novara

Presentato a Torino il "Piano delle cronicità" della Regione Piemonte, che ha un suo significativo precedente nel progetto "Casa Comune", attivo a Novara dal 2012 e che ha generato lo Spazio Anziani presso l'Asl

Il nome è un po’ freddino e burocratico: “Piano delle cronicità”, ma dietro all’etichetta si nasconde una “rivoluzione silenziosa” che sta cambiando dalle radici la prospettiva dei servizi socioassistenziali.

Ed è una rivoluzione che è nata a Novara.

«Possiamo dirlo – spiega l’assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte, Augusto Ferrari – con un po’ di orgoglio: il primo esempio concreto di questa nuova organizzazione dei servizi alla persona, basato sull’integrazione di più competenze, è stato il progetto “Casa Comune”, realizzato anche grazie ad un finanziamento europeo negli anni tra il 2012 e il 2015 dall’amministrazione di centrosinistra di Novara, guidata dal sindaco Andrea Ballarè, di cui facevo parte angch’io come assessore al welfare. Un progetto che prosegue e che si è concretizzato nello Spazio anziani aperto presso l’Asl di Novara in cui operano insieme servizi sociali comunali, servizi sanitari e realtà del volontariato».

Come il riuscito esperimento realizzato sotto la Cupola dimostra concretamente, quindi, la parola d’ordine per un sistema nuovo ed efficace della sanità e della socioassistenza pubblica è integrazione multidisciplinare. Un modello che, come spiega l’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta «operi all’interno della sanità pubblica, rafforzando le capacità di risposta alle nuove esigenze di salute».

«Il nostro tempo – argomenta l’assessore Ferrari – vede un profondo cambiamento della natura stessa delle esigenze di cura e di protezione sociale. L’allungamento della vita e l’invecchiamento della popolazione, un fenomeno particolarmente evidente in Piemonte, pone esigenze inedite rispetto al passato. Il problema delle malattie croniche ne è un esempio lampante. Almeno il 40% dei piemontesi soffre di una malattia cronica grave. Un problema che deve essere affrontato con una impostazione nuova sia dal punto di vista organizzativo che della distribuzione delle risorse»

Il documento della Giunta Chiamparino, che è stato presentato ufficialmente ieri a Torino, una delibera che dovrà passare al vaglio del Consiglio regionale per l’approvazione, punta a rovesciare la prospettiva per la presa in carico dei pazienti concentrando negli ospedali la competenza su urgenze e alta specializzazione e affidando le malattie croniche all’assistenza territoriale, ovvero ai medici di base. Fra gli elementi fondanti, l’incremento della domiciliarità, anche grazie alle nuove tecnologie come la teleassistenza. L’attuazione passerà attraverso gli strumenti creati dalla Regione negli ultimi anni, ovvero la rete delle Case della Salute (quella di Novra sarà inaugurata dopodomani)  il rafforzamento dei distretti, il piano per le liste d’attesa, le linee per la sanità digitale, l’infermiere di comunità, la rete endocrino-diabetologica, la rete per l’Alzheimer e la rete oncologica.

È previsto un primo periodo di sperimentazione, che si concluderà nel 2019. In questa prima fase sono già state istituite quattro “comunità di pratica” all’interno di altrettante aziende sanitarie piemontesi – Asl Città di Torino, Asl To3, Asl Cn1, Asl Vco – composte da esperti e specialisti nelle discipline interessate, per elaborare e mettere a punto i modelli di cura che verranno poi utilizzati su tutto il territorio regionale.

«Abbiamo ereditato – commenta l’assessore Ferrari – un sistema fortemente sbilanciato e che inevitabilmente ha finito per essere inefficace. È tempo che l’organizzazione del sistema sociosanitario subisca un importante aggiornamento. E questo piano è il passo decisivo in questa direzione»

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