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Scurolo di San Gaudenzio, un tempio nel tempio

In seguito all'indizione dell'anno giubilare, quest'anno sarà visitabile ogni giorno festivo per tutto il 2018

Normalmente lo scurolo di San Gaudenzio in Basilica rimane aperto per tutto l’Ottavario, ovvero fino all’ottavo giorno dopo la solenne festa del patrono: quest’anno, invece, grazie all’indizione dell’Anno Gaudenziano, si potrà accedere alla cappella con le reliquie del primo presule novarese ogni giorno festivo. Quasi “un tempio nel tempio”, l’altare dedicato a San Gaudenzio è costituito da due strutture: ciò che spicca è la facciata, costituita dalla cappella esterna dotata di altare, balaustra, colonne e frontone curvilineo – con lo stemma civico al centro – in marmo nero di Bergamo, con una grata centrale in ferro, decorata con motivi ad arabeschi e le insegne vescovili.

Dietro alla grata, nascosto ed impercettibile, lo “scrigno” vero e proprio: lo scurolo, punto centrale sia dell’architettura della basilica, sia della devozione dei fedeli, cui si accede dalla porta alla destra dell’altare, percorrendo una ripida scalinata in granito. Autonomo dal punto di vista spaziale, lo scurolo presenta una pianta ottagonale: una volta arrivati in cima alla scala, si può decidere di entrare all’interno, al cospetto dell’urna con le reliquie del santo, oppure di percorre il deambulatorio esterno, dove si può osservare l’urna posteriormente, prima di tornare in basilica scendendo dalla scala in granito gemella di quella di accesso.

Costruita tra il 1674 e il 1711 su disegno dell’architetto ticinese Francesco Castelli, la struttura è interamente rivestita da marmi preziosi, con ricche decorazioni in bronzo e, nelle nicchie retrostanti all’urna ottagonale in cristallo e argento con il corpo di san Gaudenzio, sono collocate le statue di sant’Adalgiso, Sant’Agabio, San Lorenzo e San Giulio, opera dello scultore Carlo Beretta. Completa la decorazione l’affresco di Stefano Maria Legnani detto “il Legnanino” nella volta, con la raffigurazione della Gloria di San Gaudenzio, una “gloria” di tipologia moderna i cui modelli si ritrovano nelle chiese di Roma. Il soffitto dello scurolo, infatti, è decorato a finti lacunari dorati, con un cupolino simulato nel centro, oltre cui si vede la figura della Trinità: da qui inizia il turbine confusamente armonioso delle nuvole, dei cherubini, degli angeli, uno diverso dall’altro, chi con i simboli episcopali, chi con gli strumenti musicali.

Tutti insieme vanno a prendere Gaudenzio per portarlo in cielo, nella gloria. Fondendo pittura e architettura, il Legnanino annulla lo spazio reale della volta, e lega cielo e terra in un movimentato vortice, con vivaci figure ideate per essere viste solo di sotto in su, immortalate nella festosa gioia che accompagna il trionfo del santo.

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