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Nel Monferrato casalese alla scoperta di piccole frazioni

La rubrica dedicata ai luoghi fantasma questa settimana racconta la scoperta di piccole frazioni nel Monferrato casalese, nel territorio più a nord della provincia di Alessandria

Siamo in provincia di Alessandria, nella sua parte più a nord, a confine con la provincia di Vercelli la cui linea di demarcazione è rappresentata dal Po.  Lasciato l’abitato di Trino alle spalle, già imboccando il ponte sul fiume il paesaggio cambia rapidamente: dalle risaie alle spalle alle colline di fronte, caratterizzate da una fitta vegetazione,  sulle quali, arroccate, sono “nascoste” le varie frazioni di Camino.

Alla fine del ponte, sulla destra, la strada che porta a Brusaschetto che per un tratto segue  quasi in parallelo il corso del fiume per poi iniziare ad inerpicarsi tra le colline; Brusaschetto è una piccola una frazione diventata suo malgrado celebre perché, almeno fino al 2009,  di Brusaschetto ne esistevano formalmente due: Brusaschetto Alto (o meglio Brusaschetto e basta, piccolo centro a 260 metri di altitudine nel quale risiedono oggi all’incirca un centinaio di abitanti)

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e Brusaschetto Basso che ora non c’è più: costruito negli anni 50 per gli abitanti di Brusaschetto, paese che in quegli anni fu ritenuto pericoloso in quanto l’attività estrattiva di marne da cemento aveva minato la stabilità della zona e delle case, che però non vollero trasferirsi.

Le nuove abitazioni a valle, 16 palazzine a due piani, rimasero vuote; per evitare spiacevoli intrusioni, che di fatto si verificarono, furono murate porte e finestre. Poi la piena del Po, nel 2000 rese di fatto inagibile e inabitabile la zona e nel gennaio del 2009 le ruspe iniziarono la demolizione di un borgo che di fatto, al di là di qualche breve periodo, non fu mai abitato. Ora di quell’agglomerato di case  non esiste più alcuna traccia: al suo posto, creata da Comune e Parco Fluviale del Po, c’è un’oasi naturalistica.

 

 

Riprendiamo la strada e puntiamo verso un’altra frazione dal nome “accattivante”, Rocca delle Donne, pochissimi chilometri da Brusaschetto, su una strada che si snoda, tra salite e discese.

 

 

 

52 abitanti, secondo le rilevazioni disponibili (pare non esista un censimento Istat relativo alle singole frazioni),  sorge su cocuzzolo, o meglio un costone roccioso, che si affaccia sulla pianura sottostante; quasi una terrazza che domina dall’alto la pianura offrendo un panorama impareggiabile.

 

 

Rocca delle Donne deve il suo nome alla presenza, secoli fa, delle monache di un monastero (il primo documento che ne attesta l’esistenza, all’epoca di proprietà dei Benedettini,  è datato 1167); monastero che subì varie vicissitudini, dalla soppressione con bolla papale del 1492, fino a diventare una tenuta agricola di proprietà della curia di Casale. Alla fine dell’800 si trasforma in civile abitazione, fino a divenire con il tempo un’azienda agricola. Attraversando tutto il borgo, al culmine di una strada leggermente in salita, all’altezza di una curva si diparte una stradina sterrata in discesa fra la vegetazione; in fondo, percorsi pochi metri, un cartello in legno indica l’abbazia; si sbuca in un ampio prato a lato del quale la costruzione.

 

 

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