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Fontaneto d’Agogna tra Barocco e Slow Food

Nel cuore delle colline novaresi e all’interno della “Riserva naturale orientata delle Baragge”, a 26 chilometri a nord ovest di Novara, si trova il paese di Fontaneto d’Agogna: il terreno su cui sorge è ricco di fontanili, come indicato anche dal toponimo, e l’importanza dell’acqua per quest’area è sottolineata anche nello stemma comunale, che presenta cinque fonti zampillanti e due torrenti. Attestata per la prima volta nel diploma regio di Berengario I nel 908 con il suo “castrum” e altre strutture realizzate con materiali di reimpiego anche di epoca romana, nel Medioevo la località era di primaria importanza: presso l’abbazia di San Sebastiano, nel 1057, l’arcivescovo di Milano Guido da Velate indisse un sinodo per la lotta contro il movimento riformista della Pataria, che si opponeva alla dilagante corruzione negli ambienti del clero.

Attualmente, due sono le chiese che spiccano nel tessuto urbanistico del paese: la chiesa dell’Annunciata, di epoca viscontea ma notevolmente rimaneggiata in epoca barocca, che conserva al suo interno l’importante tela de “Il congedeo di Cristo dalla Vergine” di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, e la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, fondata nel X secolo e restaurata in forme tardo barocche, poi completata nell’Ottocento da Antonelli con lo scurolo dedicato a Sant’Alessandro, in cui sono conservate tele di Tanzio da Varallo (Santissima Trinità e corte di santi) e di Sperindio Cagnoli, allievo di Gaudenzio Ferrari (L’Assunta). Anche dal punto di vista enogastronomico, il piccolo borgo non lascia delusi: oltre ad annoverare un buon numero di trattorie ed agriturismi per tutte le esigenze, insieme al comune limitrofo di Cureggio, dal 2013 Fontaneto è diventato presidio Slow Food della cipolla bionda.

Nato per tutelare un prodotto originario dei territori tra i torrenti Agogna e Sizzone che stava per scomparire, il presidio si caratterizza per la coltivazione di cipolle di color biondo dorato, larghe fino a 8 cm, di peso compreso tra 150 e 400 grammi e con un caratteristico appiattimento orizzontale, la cui caratteristica fondamentale è l’estrema dolcezza che si mantiene anche per lunghi mesi dopo la raccolta, che avviene da agosto in poi. Tramandate fino ad oggi dagli anziani, le ricette più famose a base di questa particolare cipolla sono la zuppa contadina, la frittata di cipolle, la frittata “rognosa”, la rustìdӓ, la cassola e la classica zuppa di cipolle.

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