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Briona è… il suo castello

“Brigodunum”, termine celtico latinizzato, vuol dire “fortificazione in altura”: Briona, primo paese abitato lungo la statale della Valsesia attraversato dal torrente Strona, dal suo affluente Rio Nocca e dalla Roggia Mora (così denominata da Ludovico il Moro che alla fine del XV secolo ne prolungò il corso fino a Vigevano), ancora oggi è caratterizzata dall’edificio fortificato di origine medievale che domina la pianura dalla collina e che tante volte è stato scelto come “immagine simbolo” del territorio novarese, con il monte Rosa sullo sfondo. Edificato a partire dall’epoca longobarda, il castello oggi di proprietà del Marchese Solaroli – discendente del generale novarese Paolo Solaroli, tra i più significativi protagonisti del Risorgimento italiano – viene attestato per la prima volta nel 1140 come possesso di Guido III di Biandrate, e nel corso dei secoli passa dai Visconti e dagli Sforza fino ai Tornielli, che ne resteranno i proprietari fino al 1864, quando viene acquisto proprio dal Solaroli. Citato anche nel celeberrimo romanzo “La chimera” di Sebastiano Vassalli, il castello di Briona è legato alle vicende di Giovanni Battista Caccia detto il Caccetta, processato e condannato a morte nel 1609: alcuni storici sostengono che Alessandro Manzoni si sia ispirato a questa figura per la caratterizzazione del suo Don Rodrigo. Alla base dell’altura del castello, e tra le strade del paese, senza dimenticare le frazioni di Proh, Orcetto e San Bernardino, si concentrano interessanti edifici religiosi che testimoniano la centralità del borgo nel territorio di riferimento, quali la chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna della Neve e l’oratorio della Mora. La chiesa di Sant’Alessandro al cimitero, una delle  più antiche della diocesi e già chiesa parrocchiale fino al 1597 quando Bascapè nella sua visita pastorale testimonia che la titolarità è passata alla chiesa in paese, dipendeva in origine dall’antica pieve di Sizzano ed è databile all’XI secolo. Studiata per la prima volta da Paolo Verzone nel suo “L’architettura romanica del Novarese” del 1935/36, la chiesa ha impianto basilicale a tre navate (la centrale attualmente ha copertura lignea, mentre le due laterali hanno copertura a volte cupoliformi) terminanti con tre absidi semicircolari, e presenta una muratura esterna omogenea, con corsi di mattoni alternati a ciottoli disposti a spina di pesce, e pregevoli decorazioni fittili nelle teorie di archetti pensili che delimitano il timpano e le pareti laterali. Anche l’interno è riccamente decorato: oltre ad alcuni capitelli con con foglie stilizzate, motivi geometrici ed antropomorfi, spiccano una Madonna del Latte di scuola toscana su una colonna della navata maggiore, un San Lorenzo nella navata settentrionale e un santo cavaliere nella zona dell’ingresso meridionale. Per visitare l’edificio, rivolgersi in Comune (0321/826080) il castello Solaroli, invece, è visibile su appuntamento (0321/826386).

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