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Barengo tra pianura e collina

Un piccolo borgo a venti chilometri da Novara, ricco di storia e di monumenti interessanti

Venti chilometri a nord di Novara, tra Sesia e Agogna, in un’area caratterizzata da modesti rilievi collinari di origine morenica e dalla pianura coltivata per lo più a riso e cereali, lungo la strada che in origine univa la via Francigena con i guadi della Sesia, sorge il paese di Barengo, le cui origini vengono rintracciate in epoca longobarda, come attesta il toponimo in “-engo”. Sottoposto al dominio di Ingone di Bercledo e di Ribaldo di Suno in epoca ottoniana come attestato da alcuni diplomi imperiali, il territorio di Barengo viene poi donato da Enrico I al Vescovo di Novara e ai canonici della Cattedrale di Santa Maria che, a loro volta, affittano le terre alle importanti famiglie dei Brusati, dei Boniperti e dei Tettoni. Saranno i Cattaneo di Momo, però, a diventare i signori di Barengo, seppur per breve tempo: a partire dalla metà del XIII secolo il borgo sarà incorporato nel “contado” e dipenderà dal comune di Novara, e alla metà del XV secolo vedrà la costruzione dell’imponente rocca che ancora oggi domina e caratterizza l’abitato. Voluto dal conte Giovanni Zanardo e dal figlio Melchiorre, l’edificio signorile fortificato si innesta sull’antico castrum trecentesco e riesce a conciliare la funzione militare (esistevano due torri angolari lungo il lato occidentale) con quella abitativa (si accedeva alle strutture da nord est attraverso un ponte levatoio protetto da un fossato). Modificato e pesantemente alterato nel corso dei secoli, in particolare del XIX, il castello di Barengo è stato restaurato da Carlo Nigra negli anni Venti del XX secolo e oggi rivela tracce originarie del suo glorioso passato  nelle fondamenta e nelle mura degli spalti. Sorte più felice dal punto di vista conservativo hanno invece avuto la chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta, a ridosso del castello e fondata nel 1404 dalla famiglia Tornielli, e l’oratorio quattrocentesco di San Rocco, in località Baragiola lungo la strada che porta a Cavaglietto, con significative e preevoli decorazioni ad affresco. Ad aula unica, nella conca dell’abside semicircolare spicca un Cristo Pantocratore tra due angeli musicanti, mentre contro la parete, sopra l’altare, si staglia un’ancona fittile risalente anch’essa al XV secolo, con la raffigurazione della Madonna con il Bambino tra San Rocco e San Giuseppe, affrescati dalla bottega dei Cagnola. Sulla parete nord troviamo San Rocco e San Martino, in sella ad un imponente cavallo bianco, mentre sulla parete sud è dipinto un ex voto che ricorda la drammatica epidemia di peste avvenuta nel 1501 a Barengo e nelle zone limitrofe.

 

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