Storie della domenica
Se la nutria finisce

Se la nutria finisce… in pentola! E noi l’abbiamo assaggiata

Catturata nelle risaie al confine fra le province di Novara e Vercelli, è stata la protagonista di un pranzo con ben 40 commensali, cucinata con tutti i crismi, in ben due varianti. «Un esperimento che avevamo già provato l'anno scorso – raccontano gli “chef per passione” - Ora la gente in sala è raddoppiata». E c'è persino chi l'ha servita a un aperitivo. Se ci è piaciuta? Scopritelo qui...

Se la nutria finisce… in pentola. C’è chi la guarda inorridito quando la vede sui margini dei canali e chi invece se la mangia, rigorosamente cucinata con tutti i crismi. Un’esperienza che abbiamo potuto provare grazie a un amico “chef per passione”. In una fredda domenica di gennaio ci siamo ritrovati, una quarantina di persone in tutto, ad assaggiare la nutria catturata nelle risaie al confine fra le province di Novara e Vercelli.

Il primo dato di fatto è che non si tratta di certo di una preda facile: per riuscire a portarne a casa 7 capi si è reso necessario l’impiego di 4 uomini: Lele Caccianotti, Andrea Claus, oltre a Daniele Zanazzo e il sindaco di San Giacomo Vercellese Massimo Camandona. Gli ultimi due sono stati anche gli chef, che hanno reso completo l’esperimento.

“Un esperimento che avevamo già provato l’anno scorso – spiega Zanazzo – L’avevamo cucinata in salmì per una ventina di commensali. Evidentemente è riuscito, se ora la platea è persino raddoppiata (tanto da riempire il salone della pro loco di San Giacomo, ndr). Questa volta abbiamo deciso di proporre due ricette diverse: io l’ho preparata alla cacciatora, mentre Camandona l’ha fatta alla toscana (con le olive)”. Così è arrivata nel piatto, accompagnata dalla polenta. E poco più tardi una sorpresa: fegatini di nutria.

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La domanda che forse tutti si porranno è: ma come vi è venuto in mente? La risposta si chiama “creatività”. “Sono stato io il primo del gruppo a cucinarla – racconta Carlo Terzoglio – Lavoro nei locali e una sera mi avevano chiesto di preparare un aperitivo multietnico. Fra i prodotti locali ho pensato di provare a inserire la nutria. Sul buffet era segnalata, ma solo il 10% dei presenti aveva capito di cosa si trattasse davvero. Il risultato? A qualcuno è piaciuta, qualcun altro invece quando ha scoperto ‘l’ingrediente’ è andato via – ammette ridendo – La cosa non mi aveva stupito, è un po’ come per le rane e le lumache: c’è chi ne va ghiotto e chi invece non vuole neppure sentirne parlare, ma magari non le ha mai neanche assaggiate”.

 

Ed è esattamente con questo spirito che abbiamo partecipato a questa singolare degustazione. Mio padre mi ha insegnato che prima di dire “non mi piace”, bisogna assaggiare.
Siete curiosi di sapere se è piaciuta? La risposta è sì, sembra di mangiare carne di coniglio, con uno spiccato retrogusto erbaceo (per il nostro palato la migliore era quella alla cacciatora). E non siamo i soli a pensarla così: persino chef Rubio ha dedicato una puntata del suo tour gastronomico televisivo all’assaggio del roditore, tessendone le lodi.

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    maria antonietta finotto

    Bellissimo articolo, grazie, lo leggo ora dopo ben 8 giorni. Buona serata, Nadia Finotto.

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    nadia finotto

    Bellissimo articolo, grazie, lo leggo ora dopo 8 giorni. Nadia Finotto.

  3. Avatar
    Loredana Falchi

    mai il rispetto per la biodiversità, Vergognatevi, lumanità merita davvero l’estinzione

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    Valerio vassallo

    Almeno hanno avuto il coraggio di mettere i nomi, solitamente le persone crudeli e ignoranti sono anche vigliacche.
    Spero che il futuro vi riservi delle belle sorprese mangia cadaveri.

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