Storie della domenica

Quando il 2 giugno 1946 vidi nascere la Repubblica

Mi ricordo abbastanza bene del 1° giugno, era sabato, vigilia del referendum Monarchia-Repubblica. C’era tensione in giro, ma non poi così tanta. Non era la prima volta che si andava al voto. Già c’erano state le primissime elezioni del dopoguerra, il 26 marzo 1946, per eleggere i consigli comunali. A Novara avevano vinto socialisti e comunisti, che poi elessero sindaco l’avvocato Camillo Pasquali, un galantuomo.

Quelle comunali del 26 marzo 1946 furono veramente elezioni storiche perchè per la prima volta avevano votato anche le donne.

Ma le imminenti elezioni del 2 giugno 1946 per scegliere la forma di Stato (Repubblica o Monarchia) e per eleggere i deputati alla Costituente, erano considerate un momento di verità, determinante per l’Italia, uscita con le ossa rotte dalle diverse guerre, ma Paese che voleva in ogni modo, in qualche modo risorgere.

 

 

Tutti vestiti a festa (giacca e cravatta gli uomini, cappellino le donne) i seggi elettorali furono presto invasi. Io accompagnai, curioso com’ero, i miei genitori a votare al seggio elettorale dell’asilo Negroni di San Martino, dove io bambino avevo trascorso qualche giorno d’asilo, prima di essere ritirato per vomito continuato.

Il voto avvenne nella calma più assoluta, Circolavano qua e là poliziotti, ma l’atmosfera appariva serena e tranquilla. Era domenica 2 giugno 1946. C’era un bel sole, già caldo. La gente appariva contenta, soprattutto le donne che sventolavano orgogliose la loro scheda elettorale. Finalmente potevano esprimere la propria opinione, il proprio pensiero politico.

E votarono i miei genitori in fretta. Poi tornammo a casa, in largo san Martino, casa Barozzi, osteria San Giorgio con stallazzo. E quando ci mettemmo a tavola, verso mezzogiorno, scoppiò una piccola crisi famigliare. Mentre sfogliava il “Tuttosport”, mio padre buttò là: «Io ho votato Repubblica»; al che mia mamma rimbalzò: «Io no, monarchia». Iniziò una discussione accalorata. «Ma perchè hai votato la monarchia, che sono cent’anni che vivono e mangiano a ufa. Specie il “sciaboletta”, l’è anche un mezz’oman!».

“Sciaboletta” era il soprannome che D’Annunzio aveva affibbiato al Re Vittorio Emanuele III che era “alto” quanto una sciabola. Rincalzò mio padre: «Tuo papà Teodoro si rivolta nella tomba, lui che era un socialista di quelli tosti, che è stato anche in galera».

Il nonno Teodoro Ganzi, detto “Potu”, era stato uno dei fondatori a Novara del Partito Socialista e anche uno dei fondatori del famoso Circolo Archimede, dove si diceva “mangiassero un prete a pranzo e uno a cena”.

Mia mamma, santa donna, generosa e altruista al massimo, concluse quella discussione con una dichiarazione definitiva: «Ho votato monarchia perchè Umberto l’è un bel oman!».

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