Storie della domenica

Il sogno dimenticato del Naviglio di Novara

Alle soglie di S.Agabio, tra la ferrovia e il nuovo centro di ricerca medico, scorre lento e frusciante il canale Quintino Sella. Solo tre anni fa era stato ipotizzato un suggestivo progetto di recupero di un'area potenzialmente bellissima

C’è un legame indissolubile, genetico, tra la città di Novara e l’acqua.

Lo sapeva bene Sebastiano Vassalli, il grande scrittore novarese d’adozione, che della “Terra d’acque” è stato forse il cantore più raffinato e immaginifico.

E del resto basta guardare una qualsiasi foto aerea della città e del territorio circostante per rendersi conto quanto l’acqua sia un elemento irrinunciabile nel paesaggio novarese: definita da due fiumi, la Sesia e il Ticino, accarezzata da due torrenti, l’Agogna e il Terdoppio, accompagnata fin sulla soglia dello spazio urbano da quell’inconfondibile mosaico lucente d’acqua e terra  costituito dalla risaia, Novara è anche tagliata, attraversata, percorsa da infinite linee d’acqua. Sono i canali nati soprattutto nell’ottocento, parte essenziale dell’agricoltura della nostra pianura che ha affidato all’acqua un ruolo essenziale. E quella rete di canali arriva ( o forse sarebbe meglio dire arrivava) fin dentro la città.

Ci sono immagini di inizio Novecento che ci mostrano come le canalizzazioni irrigue fossero parte integrante del paesaggio urbano. Poi l’evolversi del tempo, la crescita tecnologica e il mutare delle esigenze ha via via fatto quai scomparire questo “segno” dal volto di Novara.

Eppure c’è un angolo della città dove anche ad uno sguardo distratto tutto questo infinito retaggio di storia e di memoria ritorna fortissimo.

Siamo nella zona a nord di Novara, appena alle spalle della stazione ferroviaria, sulla soglia del rione di S.Agabio. Rione popolare e operaio per un secolo e mezzo, venuto su vorticosamente intorno alle grandi fabbriche soprattutto tessili, passato attraverso la decadenza della Novara industriale e fordista, oggi gravato contemporaneamente dall’abbandono dolente di vastissime aree che furono industriali e dalla scommessa difficile dell’integrazione di generazioni di “nuovi italiani” che hanno trovato dimora soprattutto qui.

Questo slideshow richiede JavaScript.

È proprio qui  che il canale Quintino Sella scorre lento e frusciante tra le piccole torrette in mattoni dell’ex Olcese e la caserma immersa nel verde del Quinto magazzino.

C’è una Novara nascosta e potenzialmente bellissima, proprio alle spalle dell’edificio ardito e un po’ estremo del cosiddetto “Pisu”, il Centro di Ricerca Ipazia, dove sta finalmente per aprire la propria attività un importante centro di ricerca medica sulle malattie autoimmuni.

Proprio lì, basta affacciarsi guardando verso la città e alla propria destra e sinistra per scoprire un angolo davvero suggestivo. Qualcosa che ricorda la zona dei Navigli di Milano, ma addirittura con qualcosa di più.

Un angolo dimenticato dai più. Del quale si era riparlato solo pochi anni fa, nel 2015.

Si cominciava a prospettare la possibilità di una iniziativa del governo a sostegno di progetti di riqualificazione di aree periferiche in stato di abbandono. Quello che poi si concretizzò nel cosiddetto “bando periferie”, tornato oggi prepotentemente alla ribalta per l’inopinata decisione del governo in carica di rinviare di due anni l’erogazione dei finanziamenti ai comuni.

Allora, nel 2015, il percorso di questa vicenda era solo all’inizio. L’amministrazione allora in carica, quella del sindaco Andrea Ballarè, aveva cominciato a guardarsi intorno per scegliere tra le numerose progettualità abbozzate nel quinquennio, quale provare a sottoporre al vaglio del governo per ottenere il finanziamento.

E fu proprio l’assessore al governo del territorio di quella amministrazione, l’architetto Marco Bozzola, a lanciare il “sogno” della Novara dei Navigli.

L’idea era quella di un grande parco urbano da realizzare alle spalle del centro di ricerca, inglobando anche una parte a verde dell’area militare dismessa dell’ex Quinto deposito.

La zona interessata era quella delimitata dalle vie Leonardo da Vinci, Bovio, Martino della Torre, Visconti e Pigafetta. L’ipotesi che era stata ventilata era quella della demolizione di un magazzino dell’ex Quinto deposito e la creazione di un «parco urbano polifunzionale di aggregazione giovanile», attraversato da due percorsi ciclabili  senza recinti verso il canale, e con la costruzione di  due piccoli padiglioni destinati ad ospitare attività di natura socio culturale per l’aggregazione giovanile e attività ludico educative.

Il sogno andava ancora più in là. La valorizzazione di quest’area mirava a rendere appetibile un intervento di soggetti privati nel recupero, frazionato, dell’enorme area abbandonata dell’ex Olcese, che ha una enorme potenzialità di sviluppo immobiliare se reinserita in una area di pregio.

Del resto ci troviamo a poche centinaia di metri dal centro. Dando corpo ad una visione aperta e lungimirante, questa zona avrebbe la possibilità di tornare ad essere un pezzo di città che ha al cuore della sua identità proprio  il canale Quintino Sella

L’identità rimodellata, appunto, sull’acqua, riconnettendo i fili della storia e le prospettive di futuro.

Non se ne fece nulla. Vennero le elezioni e il cambio di amministrazione, che scelse di puntare su altre ipotesi di intervento per la riqualificazione di altre periferie-

Lungo il Naviglio di Novara  tutto è ancora desolatamente vuoto e abbandonato.

Chissà che a qualcuno prima o poi  torni in mente quel sogno affascinante e visionario…

  1. Mario Grella

    Ci vogliono idee, investimenti, voglia di fare. Sembra che Novara non abbia a disposizione nessune delle tre…

  2. Marcello Borriello

    Creiamo un comitato per la riqualificazione del canale … come per casa Bossi. Io mi ero informato, ma sembrava che tutto fosse bloccato per via delle competenza dell’est-Sesia sull’area …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati