Storie della domenica

Da Novara a Hollywood per ritirare l’Oscar

Francesco dell'Anna, novarese di nascita, canadese di adozione, il 24 febbraio, insieme al suo team della Dneg di Vancouver, ha ricevuto l'Oscar agli effetti speciali di “The First Man”

Da Novara a Hollywood per ritirare l’Oscar. Francesco dell’Anna, novarese di nascita, canadese di adozione, il 24 febbraio, insieme al suo team della Dneg di Vancouver, ha ricevuto l’Oscar agli effetti speciali di “The First Man”. Raggiunto telefonicamente da La Voce, Dell’Anna ha raccontato la sua esperienza.

Dopo i prevedibili e meritatissimi complimenti, raccontaci qualcosa sul team che ha lavorato agli effetti speciali di “The First Man”.
È stato uno dei progetti più stimolanti a cui abbia mai lavorato quello di Firstman. Non è stato un compito facile quello di portare sui grandi schermi quella che è stata tra una delle più importanti imprese dell’essere umano ma Damien Chazelle, il regista del film, lo ha fatto con grande maestria raccontando, attraverso una film-biografia, la storia di Neil Armstrong, astronauta dell’Apollo 11 e del suo “piccolo passo” sulla superficie lunare che ha segnato per sempre la storia dell’umanità. Il team di Dneg, l’azienda per cui lavoro a Vancouver, supervisionata da Paul Lambert (con cui ho lavorato assieme su Blade Runner, vincitore degli Oscar per gli effetti speciali l’anno scorso) ha usato una combinazione di miniature realizzate in scala reale, filmati di archivio provveduti dalla NASA, tradizionali effetti speciali visivi ed un enorme schermo LED per ricreare la missione dell’Apollo 11 e gli eventi che la hanno preceduta. Di solito in una produzione cinematografica gli attori girano le loro performance con uno sfondo verde il quale poi viene sostituito in post produzione con scenografie digitalizzate che altrimenti sarebbero troppo costose da realizzare materialmente o che semplicemente sarebbero quasi impossibili da riprendere (tipo lo spazio). Con l’aiuto della computer grafica le possibilità di sostituire quello sfondo verde con qualsiasi altro ambiente sono immense. Paul Lambert e la squadra di Dneg hanno aggiunto qualcosa in più a questo processo usando invece di un “green screen” (così è chiamato tecnicamente uno sfondo verde) un enorme schermo LED che proiettava lo sfondo già realizzato digitalmente. Questo ha permesso agli attori una migliore performance visto che avevano davanti agli occhi l’ambiente in cui dovevano recitare, invece di avere uno sfondo verde piatto col quale avrebbero dovuto solo immaginare con cosa sarebbe poi stato sostituito in post produzione. Ha inoltre permesso di ottenere sulle miniature e sugli attori le riflessioni dell’ambiente che in realtà sarebbero state invece molto complesse da riprodurre con gli effetti speciali visivi in post.

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro?
In Dneg copro il ruolo di 2D Lead compositor. Il Compositing è il processo con il quale si assemblano digitalmente multipli elementi per creare l’immagine finale, quella che si vede al cinema per capirci. Dirigo una squadra di compositor che può variare in numero a seconda della complessità e della mole di lavoro.

 

 

 

Nel cinema americano esistono molte più professionalità che in quello italiano o europeo. Quali sono le figure professionali dietro una realizzazione come questa che il grande pubblico non conosce?
Non credo ci siano molte differenze tra una produzione hollywoodiana e una italiana se non forse a livello di budget. In un blockbuster americano ci sono capitali enormi investiti che permettono alla produzione di rivolgersi a studi di post produzione più grossi e quindi più costosi. In tali studi ogni disciplina ha un suo dipartimento con centinaia di persone specializzate nella loro arte mentre in Italia magari, in studi più piccoli, un artista digitale si ritrova invece spesso a coprire più mansioni.

Quante ore di lavoro ci sono dietro agli effetti speciali di “The First Man”?
Di solito per un film come First Man le ore spese dietro al monitor sono davvero tante. Ci si ritrova spesso a passare 12 ore al giorno (se si è vicini alla consegna magari anche di più). Le produzioni spesso avvengono nell’arco di 6-7 mesi e in un primo periodo si riesce magari a svolgere normali orari di lavoro dalle 9 di mattina alle 6 di pomeriggio ma negli ultimi 2 o 3 mesi le ore incrementano.

Cosa si prova a lavorare per un team che è stato premiato con la più celebre statuetta del mondo?
Mi sento davvero onorato di far parte di una squadra vincitrice di un premio Oscar per gli effetti speciali visivi e mi sento ancora più privilegiato considerando che lo abbiamo vinto anche l’anno scorso con Blade runner. Ogni giorno ho la possibilità di confrontarmi tra le menti più geniali nel campo degli effetti visivi.

Cosa consiglieresti a un giovane che voglia seguire questa strada?
Ho imparato quello che so fare da autodidatta ma l’università che ho frequentato mi ha dato la possibilità di fare i primi passi con la computer grafica attraverso l’utilizzo di Maya (software 3D). Mi ci sono voluti un po’ di anni di gavetta però per arrivare in Dneg. Se posso dare un consiglio a chi vuole intraprendere questo mestiere, oggi giorno ci sono un sacco di scuole che offrono corsi specializzati nelle produzioni cinematografiche e che alla fine dei loro corsi offrono stage nelle aziende del calibro di Dneg ed è quindi molto più facile ed immediato avere la possibilità di entrare in aziende come questa.

[Nella foto in evidenza al centro Francesco Dell’Anna]

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