Storie della domenica

4 maggio 1949, un lutto nazionale

Io c’ero, e ricordo tutto come fosse ieri. La radio (c’era soltanto la radio) diede la prima notizia verso le ore 18,30. E’ caduto un aereo vicino al santuario di Superga. Uno schianto terribile. Forse roportava a casa, da Lisbona, la squadra del Torino.

Dopo nemmeno mezz’ora, il “forse” diventa tragica realtà. Tutta la squadra del Torino, con dirigenti tecnici e tre giornalisti, era su quell’aereo. Giornata tremenda di pioggia, vento, nubi scure, non sembra nemmeno maggio, bensì autunno inoltrato. Una tragedia immane, proprio perchè il Torino era la squadra di calcio allora più popolare e forniva alla Nazionale sempre 8-9 giocatori.

 

 

Trentuno I morti complessivi, nessuno si è salvata. Diciassette giocatori, prima squadra e alcuni rincalzi; allenatori e dirigenti, oltre ai piloti dell’aereo e al personale di bordo. Totale 31 vittime, sparse, a pezzi, di fianco alla basilica, su uno sperone di montagna. Tragedia causata forse da un errore tecnico, oppure da fatalità compromessa dalla giornata pessima di maltempo assoluto. L’aereo doveva atterrare a Torino-Caselle. La squadra granata si era recata a Lisbona per giocare una partita amichevole contro il Benfica, nella quale il capitano Ferreira giocava la sua ultima partita.

Un po’ di ricordi. Noi avevamo visto giocare il Grande Torino (vincitore di cinque scudetti consecutive prima della tragedia) due volte a Novara. La prima nel settembre del 1946 in una festosa partita amichevole giocata allo stadio di via Alcarotti contro la Sparta, in occasione del ventesimo anniversario della società fondata da Enrico Patti. Era stato l’ex spartano e novarese Francesco Rosetta a combinare l’incontro perchè proprio Rosetta era stato trasferito dal Novara al Torino in quell’estate del dopoguerra.

Torino-Sparta finì 6-2, con dominio netto dei granata allergici alle partite amichevoli. Alla sera grande pranzo all’albergo Italia, con protagonista assoluto Enrico Tacchini, spartano e futuro Re Biscottino che deliziò gli ospiti torinesi con la sua straordinaria “verve”. Tacchini straripò con ricordi e barzellette, e “concesse” il suo autografo a Valentino Mazzola, il capitano del Torino e il capitano della Nazionale.

Seconda apparizione del Torino a Novara il 21 novembre del 1948. Stadio di via Alcarotti stracolmo per ammirare i “campionissimi” granata che giocarono contro Piola e compagni al piccolo trotto vincendo “soltanto” per 2 a 0, reti del giovane Giuliano e di Loik. Era una partita del campionato di serie “A” e il Grande Torino già dominava le rivali più accreditate Milan, Juventus, Inter.

Ricordi lontani ma sempre struggenti. Così come vivemmo quasi in apnea I giorni della tragedia e quelli successivi dei funerali (oltre centomila persone al seguito) e degli articoli dei giornali. Il mondo, il nostro piccolo mondo, restò sospeso per parecchi giorni, finchè dopo un mese dalla tragedia visitammo con il padre e altri amici proprio la collina di Superga dov’era accaduto il disastro.

4 maggio 1949. Sono passati settanta anni, ma sembra ieri.

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