Sport

Paola Egonu, una donna vincente

La Voce ha incontrato l'opposto della Igor Volley, giocatrice tra la più amate dai tifosi novaresi e non solo. L'azzurra non ha dubbi sul tema del giorno: «La donna non ha ancora raggiunto quella parità che in un mondo diverso sarebbe la normalità»

Vent’anni appena compiuti lo scorso 18 dicembre ma sembra in campo di una vita tanto è acclamata e ricercata. Anche, e soprattutto, dal jet set della pallavolo femminile mondiale. Paola Egonu non passa inosservata, mai. A maggior ragione in questi giorni, fresca testimonial di Giorgio Armani. Il passato si chiama Club Italia, il presente Igor Novara dov’è arrivata nella stagione 2017-18. In questo biennio ha messo via due Coppe Italia e una Super Coppa Italiana col club azzurro di patron Fabio Leonardi e la medaglia d’argento (risultando il miglior opposto della manifestazione iridata) all’ultimo Mondiale disputato in Giappone e vinto dalla Serbia dell’attuale compagna di squadra Stefana Veljkovic. Il futuro? Chi lo sa, e poco importa saperlo visto che non è questa la sede e il momento di parlarne. A La Voce, invece, la giocatrice tra le più amate dai tifosi novaresi, dice la sua sulla Festa della donna. Con attente riflessioni e precisi messaggi, come d’abitudine fa sotto rete mettendo a terra i punti della vittoria.

Che messaggio vuoi inviare alle donne in questo giorno di festa?

Sono convinta che la donna andrebbe celebrata ogni giorno. Fa un po’ riflettere il fatto che ci debba essere una giornata per festeggiare l’importanza della donna ma, allo stesso tempo, questa ricorrenza ricorda come la donna, seppur abbia lottato in passato, non ha ancora raggiunto quella parità che in un mondo diverso sarebbe la normalità

Tornassi indietro rifaresti la stessa scelta professionale?

Certamente. Non ho rimpianti per le scelte professionali fatte finora e sono convinta che possa ancora migliorare tanto e dare il mio contributo per questo sport.

 

 

 

C’è una giornata o una partita che più di altre ricordi con piacere?

Probabilmente la semifinale ai Mondiali contro la Cina. Quell’ultimo punto, la parallela lunga da posto due che ci ha consentito di giocarci la finale. Ricordo l’unione del gruppo, la felicità, le lacrime e quegli abbracci quasi da togliere il fiato.

Lo sport oggi, c’è identica parità tra settore maschile e femminile?

Purtroppo ancora no, ma si stanno facendo dei passi avanti per colmare questo divario e sono fiduciosa che in futuro non ci saranno più differenze.

 

Photocredit Andrea Marangon

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