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L’Italia dell’hockey al ‘Dal Lago’, il ct Mariotti non dimentica Novara

Il gruppo allenato da Massimo Mariotti, privo di diversi giocatori impegnati nelle fasi di play off tricolore, si è preparata in vista del torneo di Montreux e poi del Mondiale. "Torno sempre molto volentieri qui, mi legano ricordi indelebili. L'hockey a Novara? E' una vergogna non aver salvaguardato un patrimonio storico"

A Novara ci è passata, in verità quasi del tutto inosservata ma tant’è è forse lo specchio dei tempi, e ci è rimasta pure tre giorni. La Nazionale azzurra di hockey su pista si è preparata al ‘Dal Lago’ in vista del Torneo di Montreux, ultimo appuntamento internazionale prima dei Mondiali. Così, anche stavolta, il ct azzurro Massimo Mariotti ha scelto il palasport novarese, intitolato al suo amico e compagno di squadra del grande Hockey Novara, per affinare gli ultimi meccanismi in vista dei due importantissimi eventi. La Voce lo ha avvicinato per scambiare quattro chiacchiere su progetti attuali e futuri.

Con piacere la rivediamo di nuovo a Novara. Una coincidenza anche stavolta?

«Il piacere è tutto mio. Ogni volta che torno qui è sempre una grande emozione. A Novara e con la maglia dell’Hockey Novara ho trascorso tanti anni meravigliosi e impossibili da dimenticare. Ritrovo anche tanti amici che rivedo con tanta gioia e affetto. Diciamo che stavolta la scelta è stata mirata sia per la vicinanza con Montreux dove andremo per il torneo internazionale che per il fondo della pista identico al parquet sul quale lo giocheremo»

Come vi state preparando a questo doppio impegno?

«Attualmente ho a disposizione solo i giocatori che non sono impegnati nelle fasi dei play off. In questo periodo della stagione devo fare le scelte in base a quello. A Montreux andrò quindi con questo gruppo, gli altri si aggiungeranno in seguito. Ai Mondiali non sarà per niente facile. Spagna, Portogallo e Argentina hanno qualcosa in più delle altre. Noi daremo il massimo per ottenere il massimo. Il podio? Giusto sognarlo ma siamo consci delle difficoltà. Tra le aspiranti ci sono anche la Francia e l’Angola che può contare tra le sue fila diversi giocatori portoghesi»

 

 

 

E’ l’ennesimo Mondiale, ma non potrebbe essere diversamente, senza alcun novarese in maglia azzurra nazionale. Quanto dovremo aspettare?

«Sono anni, ormai, che è così. Credo che la parola ‘vergogna’ calzi a pennello per la situazione in cui versa da tempo l’hockey su pista in una città che ne è stata per decenni il simbolo in Italia e nel mondo. Non si è provveduto a salvaguardare un patrimonio storico e questi sono i risultati. Ho sentito parlare di Cittadella dello sport. Certo servirebbe una squadra che attiri anche il pubblico per non lasciare il Dal Lago alla stregua di una cattedrale nel deserto»

Come fare?

«Mi sono già espresso in passato e mi ripeto anche ora. Serve la volontà di un’amministrazione comunale per sensibilizzare sponsor e imprenditori di sedersi a un tavolo e partire con un serio progetto. Quindi una società con un buon budget a disposizione, un direttore generale e un allenatore che facciano di nuovo innamorare i tifosi. Senza di questo, nonostante i grandi sforzi di chi continua, penso non ci possa essere altro che la serie B o, al massimo, la serie A2 come succede da qualche stagione. Senza un fine comune credo proprio sarà così ancora per molti anni»

Che effetto le fa una situazione di questo tipo?

«Ogni volta che entro al Dal Lago insieme ai miei ragazzi faccio loro notare quello striscione sulla gradinata. Sono impressi tutti i titoli vinti dall’Hockey Novara. Credo valga molto più di mille altre parole»

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