Sport Volley

La finale di Champions vista da Luciano Pedullà

L'ex tecnico di Asystel e Igor Novara, ora allenatore della Nazionale di Romania, parla a ruota libera della sfida di domani a Berlino tra Igor Novara e Imoco Conegliano

Domani pomeriggio a Berlino la Igor Volley Novara proverà a scrivere l’ennesima pagina di storia. Le azzurre di Massimo Barbolini, in campo neutro a Berlino, affronteranno l’Imoco Conegliano nella finalissima che assegnerà la Champions League 2019 di volley femminile. Da Novara si muoveranno non meno di 500 persone tra tifosi e sponsor. Alcuni ci andranno con mezzi propri, altri a bordo dei due pullman messi a disposizione della società. Tutti accumunati da un unico grande sogno. Come quello che, da casa, cercare di realizzare anche Luciano Pedullà l’amatissimo allenatore novarese per diverse stagioni tecnico prima sulla panchina dell’ex Asystel quindi proprio della Igor al suo primo anno in A1 nella stagione 2013-14 e ora allenatore della nazionale di Romania che si sta preparando ai prossimi campionati Europei.

Da dove iniziamo Luciano Pedullà?

«Iniziamo col dire che mi aspetto una bella partita tra due grandissime squadre. Fosse una sfida di calcio sarebbe d’obbligo la ‘tripla’, trattandosi di pallavolo opterei per la ‘doppia’»

La diplomazia non regge…

«Allora aggiungo alcuni particolari. Conegliano è formazione solida, capace di un ottimo gioco di squadra come del resto ha dimostrato nell’arco di tutta la stagione e nei play off. La Igor, che arriva da un periodo piuttosto avaro di soddisfazioni come testimoniano le tre sconfitte di seguito nelle partite di finale per lo scudetto, ha però un’arma in più che si chiama Paola Egonu. Se Paola è in giornata di vena può davvero risultare decisiva»

A patto che la tutta squadra riesca a supportarla al meglio, non crede?

«Certo che sì. Aggiungo inoltre che si giocherà con un pallone diverso rispetto a quello in uso nel campionato italiano. Anche questo sarà un fattore determinante che potrà influire non poco sia in ordine di battuta che in quello di difesa e ricezione»

 

 

 

Insomma, almeno a priori, sono tanti i particolari tutti degni di una finale

«In una partita secca ognuno di questi deve incastrarsi al meglio con gli altri. Non conta solo giocare bene, serve ridurre al minimo ogni tipo di errore. La società azzurra ha fatto grandi investimenti quest’anno e finora è arrivata la Coppa Italia. Adesso aspettiamo il responso del campo per una coppa europea che non è affatto impossibile da sognare. Sarebbe il coronamento di una grande stagione, portando in città il trofeo continentale che nessun’altro club cittadino è riuscito a conquistare. Lo dico da novarese e col senso di appartenenza a questa società»

Lo ammetta, le manca Novara vero?

«Lo ammetto perché mi manca moltissimo. Per me Novara è davanti a tutto. Qui ho trascorso e vissuto le mie migliori stagioni da allenatore. Mi manca la squadra, i tifosi e i tanti amici che sono rimasti nel mio cuore»

Anche perché, in panchina, è ora seduto un collega difficile da scalzare

«Che è un ottimo tecnico. Da Massimo Barbolini ho solo da imparare, e pure tanto. E’ un allenatore vincente e lo dimostrano, senza elencarli tutti, le tre Champions che ha messo nel suo palmares. Un coach attento a ogni dettaglio, un tutt’uno con la sua squadra e del quale è sempre molto abile a rimanere super partes. Ecco perché, se posso aggiungere, credo che anche lui sarà determinante in questa finale. Per il resto, e lo dico senza alcuna polemica o rancore, credo che il mio ciclo a Novara sia terminato qualche stagione fa. La società aveva deciso di operare in maniera diversa, il mio compito qui è terminato in quel preciso istante»

Ci sbilanciamo in un pronostico?

«Le percentuali sono identiche, dico 50% a testa. Anzi, visto che insiste, mi correggo senza voler ‘gufare’: vince la Igor al tie break»

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