In locandina Spettacolo & Eventi

Musica e parole di una Milano che (forse) non c’è più

Ale&Franz saranno sul palco del Coccia con uno spettacolo che racconta la carriera artistica di Gaber e Jannacci, I due corsari che hanno intensamente segnato il successo del duo comico

Un duo del passato, l’altro del presente. In tutto quattro personaggi autentici, profondamente legati dall’atmosfera e dall’esperienza milanese. Quelli di oggi, Ale&Franz,  saliranno sul palcoscenico del Coccia questo fine settimana (sabato 3 alle 21 e domenica 4 alle 16) per interpretare Gaber e Jannacci, quelli di ieri, “I due corsari” che hanno così intensamente segnato la carriera loro artistica. “Nel nostro piccolo”, dunque,  è uno spettacolo di musica e parole, comicità e intelligenza, che volta leggermente lo sguardo all’indietro per guardare avanti. Sul palco insieme ad Alessandro Besentini e Francesco Villa ci saranno i musicisti Luigi Schiavone, Fabrizio Palermo, Francesco Luppi e Marco Orsi.

«Non si tratta di un tributo a Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci – racconta Ale – loro c’entrano là dove ci sono le loro canzoni; noi ci siamo accorti di avere delle cose in comune perchè siamo di Milano e perchè siamo nati nel periodo in cui loro erano al massimo della carriera quindi abbiamo deciso di portare avanti la tradizione e i concetti che loro hanno sempre trattato. Noi non abbiamo fatto altro che far combaciare la nostra comicità con le loro canzoni: tutto ciò che nasce in questo spettacolo è un po’ un incontro che in alcuni casi è il prologo di una canzone in altri diventa un epilogo; le storie che raccontiamo noi sono il prolungamento di alcune loro canzoni,  in altri casi sono l’antefatto».

La vostra comicità come si sposa con la loro musica?
Abbiamo trovato cose nostre molto vecchie che erano davvero simili alle loro e a quel punto ci siamo resi conto di quanta influenza abbiamo ricevuto dalla loro comicità avuto e dalla città di Milano.

Loro l’hanno mai saputo?
Giorgio l’abbiamo incontrato solo una volta, ma eravamo proprio agli inizi della nostra carriera. Enzo, invece, sì perchè abbiamo avuto modo di conoscerlo bene; su Raitre in un programma di Fabio Fazio e con altri comici abbiamo fatto un tributo su di lui con le sue canzoni e lui era presente. E poi ci lega l’amicizia con Paolo, il figlio, che ha anche scritto la colonna sonora del nostro film anche con un pezzo di Enzo c’era un pezzo che chiudeva il film.

Come è cambiato il modo di fare umorismo da quando avete iniziato a oggi?
Si cambia con l’età, si  matura anche a livello artistico. In teatro facciamo cose ci piacciono, che ci urge raccontare. E tutto deve essere rinnovato più velocemente,  perchè è il mondo stesso che cambia in modo più veloce.

Se un giorno uno dei tuoi figli dovesse dirti: «Papà, da grande voglio fare l’attore» tu cosa risponderesti?
Intanto cercherei di capire se è la sua strada e poi gli direi in bocca al lupo. Quello dell’attore è un lavoro che io amo e amerò sempre. Ovviamente sarei curioso di vedere il suo talento, di dirgli lascia stare oppure continua, insomma sarei sincero.

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