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La bomba atomica approda al Teatro Coccia

La compagnia teatrale Umberto Orsini sarà in scena domani e domenica con lo spettacolo "Copenaghen"

In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Questa è la scena che il pubblico vedrà quando verrà aperto il sipario domani, sabato 21 ottobre alle 21 e domenica 22 alle 16 al Teatro Coccia, sullo spettacolo “Copenaghen”, la nuova produzione della Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma. Ma c’è molto di più. <Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita a una Compagnia teatrale che portasse il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come “Copenaghen” – spiega lo stesso Orsini -. Quando decisi di avere accanto a me un attore come Massimo Popolizio, affidandogli anche la regia di “Il prezzo” di Miller, mi era chiaro che questa collaborazione non sarebbe stata un episodio isolato. Era evidente che insieme avremmo potuto dare vita a qualcosa che oggi è sempre più difficile trovare e cioè a quel teatro di recitazione nel quale entrambi, seppure in epoche diverse, siamo cresciuti e al quale ci ispiriamo. Ed ecco che riproporre “Copenaghen”, la pièce di Michael Frayn che insieme a Giuliana Lojodice ci aveva visti interpreti per la prima volta diciotto anni fa, mi è sembrata una scelta quasi obbligata>. Sul palcoscenico, dunque, ci saranno Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. L’asse portante attorno al quale ruota lo spettacolo è dunque il motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era mezzo ebreo, l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O al contrario essendo mosso da scrupoli morali, anche se tormentato dalle conseguenze che sarebbero potute ricadere sul destino della sua patria martoriata e che lui amava pur non essendo nazista, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione? Insomma, sembra che per avere una risposta non resti che vedere lo spettacolo, ma non bisogna dimenticarsi dell’effetto sorpresa: non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità, perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata.

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