In locandina Spettacoli

Un Mosè nel segno della più classica tradizione operistica

Uno spettacolo nel complesso buono, musicalmente adeguato. La scena statica ha invece riportato la memoria agli allestimenti del passato

Quattro pilastri grigio ceruleo e una scala dorata sorretti da serpenti da una coltre di stoffa scura, forse a simboleggiare le dieci piaghe d’Egitto. È questa la scena che ieri sera ha accolto il pubblico del Teatro Coccia alla prima di “Mosè in Egitto”, il capolavoro rossiniano che, al Teatro novarese, chiude le celebrazioni per i 150 dalla morte di Gioacchino Rossini.

Una scena molto statica, per niente profonda, quasi immutabile, che ricorda la tradizione degli allestimenti del passato e che, in qualche modo, ma forse voluto, ha caratterizzato l’immobilismo dei personaggi che si muovono quasi a rallentatore.

Nel segno della tradizione anche i costumi: sfarzo per gli Egizi con tuniche preziose, turbanti, corone e gioielli, sobrietà per gli Ebrei con le vesti essenziali.

Voci di livello adeguato per l’interpretazione rossiniana: Alessandro Abis (Faraone) e Federico Sacchi (Mosè, nonostante l’indisposizione fisica) hanno regalato al pubblico toni gravi ben controllati.

Natalia Gavrilan (Elcia), soprano quasi perfetto soprattutto nei registri più acuti. Per quanto riguarda la presenza scenica, invece, non si capisce perchè sia stato deciso di vestirla come un personaggio femminile pucciniano. Dello stesso livello Silvia Dalla Benetta (Amaltea) sia nel quintetto che negli assoli.

Un po’ acerbo Ruzil Gatin, nei panni di Osiride, poco padrone di alcuni acuti, ma ben bilanciato durante i due duetti con Elcia.

Bene anche il giovanissimo Matteo Roma (Aronne), Ilaria Ribezzi (Amenofi) e Marco Mustaro (Mambre), quest’ultimi seppur nelle loro parti brevi.

Menzione speciale per il coro Ars Lyrica che ha interpretato in modo del tutto pertinente il popolo ebreo; la direzione dell’Orchestra della Toscana del maestro Francesco Pasqualetti si è fatta sentire, nonostante qualche incertezza sui bilanciamenti voci – strumenti dovuta, però, come è noto, alla struttura sonora della buca d’orchestra.

Lo spettacolo replica domani, domenica 18 novembre, alle 16.

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