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Teatro Coccia, si apre una stagione audace e innovativa

Quattordici titoli per il cartellone lirico sinfonico. Intanto il sindaco Canelli rassicura: «Nessuna apocalisse, il teatro sta andando avanti»

Sarà il Rigoletto di Verdi a inaugurare la nuova stagione del Teatro Coccia, venerdì 5 ottobre. La prima opera della trilogia verdiana che in un anno solare sarà messa in scena a Novara, a cominciare dal Rigoletto, appunto, per proseguire con La Traviata, che chiuderà la stagione, e per finire con Il trovatore che inaugurerà la stagione 2019/2020.

E poi La cambiale di matrimonio e il Mosè in Egitto, in occasione dell’anno rossiniano che celebra i 150 anni dalla morte del compositore pesarese, The Beggar’s Opera, con la regia di Robert Carsen, uno dei nomi più celebri a livello internazionale, Gianni Schicchi, unico titolo pucciniano, Le Nozze di Figaro di Mozart e Fantasio – Fortunio, l’opera contemporanea.

Insomma, quello che si prospetta è un cartellone lirico audace, che si differenzia da quelli precedenti arricchendosi di titoli innovativi, a cui il pubblico novarese non è certo avvezzo, ma che si mostra di altissimo livello. Anche il calendario è impegnativo, tanto che si passa da cinque a otto opere: «Sono tutti titoli coprodotti – ha dichiarato Matteo Beltrami, direttore musicale e direttore artistico pro tempore del Coccia durante la presentazione di oggi – che significa abbattere i costi e, soprattutto, che le nostre opere diventano interessanti».

Rigoletto avrà come protagonista Roberto De Candia, al suo debutto in un melodramma; la regia sarò affidata a Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi che tornano a Novara per la terza volta, dopo Aida e Delitto e Dovere.

The Beggar’s Opera è sicuramente il titolo più “eroico” di tutto il cartellone: «Risale al 1728 – ha spiegato il maestro Beltrami – ed è la rappresentazione di musiche satiriche popolari. Siamo gli unici in Italia, oltre la teatro di Pisa, coproduttore dell’opera, ad aver portato in Italia questo titolo.  Inoltre avere qui la regia di Carsen, è il risultato più importante che potessimo raggiungere in questa stagione».

Il Mosè di Rossini manca da Novara dal 1861 mentre Gianni Schicchi darà l’opportunità alle giovani voci dell’Accademia di canto, novità della nuova stagione, di debuttare in un’opera. Le scenografie e i costumi saranno realizzate in collaborazione con due realtà del territorio che operano nel sociale: la Falegnameria di Novara e la Cooperativa Emmaus. Infine Fantasio – Fortunio sarà messo in scena in contemporanea con il Bartok Operafesztival; sul palco l’orchestra di stato ungherese.

Gli appuntamenti di sinfonica arrivano a sei, visto il successo di pubblico ottenuto nella passata edizione: debutteranno il 23 settembre con Who’s Carlo Coccia? con l’orchestra del conservatorio Cantelli diretta da Gianna Fratta. Una data che dovrebbe rappresentare la finale del Festival dei Maestri di cappella «per il quale  – ha spiegato Beltrami – abbiamo chiesto il finanziamento al Fus, ma siamo ancora in attesa di una risposta. Se tutto andrà come previsto, il festival si svolgerà dal 16 al 23 settembre, in caso contrario apriremo comunque con la stagione sinfonica».

E poi ancora Rossini, Beethoven, Donizetti accompagnati dal commento di giornalisti e scrittori quali Alessandro Mormile, Alberto Mattioli, Alessandro Barbaglia e Gianluigi Nuzzi. L’ultimo appuntamento di sinfonica avrà come protagonista il tenore cinese Shi Yijie noto per i suoi vocalizzi virtuosistici.

Un po’ di luce, dunque, intorno al Teatro Coccia ancora è immersa nell’impasse per la nomina del nuovo direttore. Ma il sindaco, Alessandro Canelli, ha dichiarato: «Non c’è nessuna apocalisse, il teatro sta andando avanti. Il nostro obiettivo è quello di sistemare alcuni aspetti statutari che non sono stati rispettati e che negli anni scorsi sono stati trascurati. Vogliamo un teatro che sia a posto anche dal punto di vista giuridico». Un concetto condiviso anche dalla presidente, Carmen Manfredda: «Abbiamo portato la Fondazione al traguardo del completo adeguamento normativo e statutario, ora affidiamo il nostro sogno di rinnovamento culturale a Matteo Beltrami». I ringraziamenti sono andati al pubblico e alla città e, in modo particolare, ai tredici dipendenti della Fondazione.

Ora non resta che attendere anche la stagione di prosa, quasi giunta a compimento, che «ci auguriamo – ha chiosato Beltrami – sarà presentata dal nuovo direttore del teatro».

 

[photo credit Mario Finotti]

  1. Avatar
    Mauro Bonfanti

    Se oltre ad essere audaci ed innovativi, prima pagassero regolarmente gli artisti che hanno lavorato nel loro teatro, anche in condizioni disagevoli, sarebbe meglio!
    È una menata tutta italiana: canti a gennaio ed a Maggio ancora non hai visto il becco di un quattrino… ed in più se chiedi cortesemente manco ti rispondono: allora deve partire il decreto ingiuntivo.
    Vi sembra normale??

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