In locandina Spettacoli&Eventi

NovaraJazz ha “colpito” il centro della città

Venerdì e sabato tre concerti tra Broletto, San Gaudenzio e Casa Bossi

E come la mettiamo con l’Africa? Non possiamo certo cavarcela con la storia del ritmo nel sangue e altre cosette da “nuovo dizionario dei luoghi comuni”. Con l’Africa occorre fare i conti, perché, come nell’arte contemporanea, così nella musica e nel jazz, dall’Africa e dai “nuovi mondi” arrivano impulsi, idee, suggestioni che non si possono ignorare.

Venerdì sera a Novara Jazz, “Black Noise 2084”, qualcosa che, se non va oltre al jazz, ci va di fianco. Stimolante la sezione ritmica, con gli effetti Africa nera che, però, sanno molto più di Musée de Branly che di vera savana, ma è giusto così. Un bravissimo Tommaso Cappellato ad una batteria quasi ipnotica, un Raffaele Costantino che armeggia con destrezza su varia chincaglieria elettronica e poi che jazz sarebbe senza sax? E allora a far compagnia a struzzi e marabù, ecco sax e flauto di Tamar Osborn. Non è l’Africa raccontata da Karen Blixen e nemmeno quella sbarcata in America, che prese casa al Cotton Club, ma è pur sempre un gran bel ritmo denso, possente, passato attraverso un bagno di elettronica. Ma insomma non si può sempre star qui a pensare alle congas e ai caschi di banane! Gradevolissimo “set” che chiude un’altra bella puntata del viaggio di Novara Jazz.

Anche il sabato, di questo secondo weekend, si presenta piuttosto ricco. Come il jazz, forse il più laico tra i generi musicali, può essere di casa in una basilica? Miracoli di Novara Jazz, ma anche teorie da rivedere, poiché, ove esista una manifestazione dello spirito, è proprio lì la casa dell’uomo. La Basilica di San Gaudenzio è una dimora dello Spirito Santo, ma anche dello spirito umano. Come tanti altri musicisti prima di lui, Francesco Bigoni si cimenta nell’impresa di suonare sotto la cupola antonelliana, ma Francesco ha le idee piuttosto chiare e non “improvvisa l’improvvisazione” come ama ripetere Riccardo Cigolotti. Ecco allora che, da una ricerca accurata fatta sul suono delle campane della Basilica, trae fonte di ispirazione per portare gli echi di note, solitamente proiettate verso l’esterno come quello delle campane, rivolte per una volta all’interno. Allora Voi suonate le vostre campane che noi suoneremo il nostro sax! Echi vicini e lontani che ci ricordano che il sax oltre ad avere un’anima, scuote sempre anche la nostra, qualche volta troppo fredda e distratta, anche in luoghi bellissimi come questo. Ma (fra) Francesco Bigoni ,oltre che con le campane, sa emozionare anche con un magnifico gioiellino, come l’improvvisazione al clarinetto che offre in chiusura.

Altra bella atmosfera a Casa Bossi, cuore sofferente ma pulsante della città, dove l’Italian String Trio con Luca Pissavini al contrabbasso, Maurizio Brunod alla chitarra, Eloisa Manera al violino, riempie il cuore (di pietra) della casa e del folto pubblico di suoni caldi. Sempre di corde si tratta, ma mettere insieme con grazia una chitarra elettrica, un violino e un contrabbasso, non è poi semplicissimo. Attorno al carismatico contrabbasso di Luca Pissavini, però, sembra che l’alchimia sia facile da trovare. Suoni ispirati, dolcezza e intimismo divertito, sapore di jazz, ma anche di folk, persino un pizzico di ripetizione alla Kronos Quartet ,il che non guasta. Troppo? No, tutto meritato. Ho parlato a lungo, dopo il concerto, con Eloisa Manera che mi ha raccontato della sua scelta di esplorare qualcosa al di fuori della musica classica dalla quale proviene, mi ha parlato dei suoi progetti e delle sue aspettative. Perché ve lo dico? Perché, il mondo del jazz è pieno di persone così, aperte, senza boria, entusiaste e di grande qualità professionale ed umana. E questa non è una cosa da poco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati