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«Lì incombeva l’ombra del Nazismo, spero che la storia non si ripeta»

Veronica Pivetti sarà al Teatro Coccia questo fine settimana con "Viktor und Viktoria". E parla delle analogie tra gli anni Trenta in Germania, epoca in cui è ambientata lo spettacolo, e i giorni nostri

La pellicola esce per la prima volta in Germania nel 1933 sotto l’occhio esperto di Reinhold Schünzel che aveva iniziato la sua carriera di attore e regista con il cinema muto. “Viktor und Viktoria” è una delle pellicole che con le quali viene maggiormente ricordato tanto, che mezzo secolo dopo, nel 1982 il regista statunitense Blake Edwards utilizza il film per realizzare il suo “Victor Victoria” assegnando la parte della protagonista a una delle icone del cinema, nonchè sua consorte, Julie Andrews.

Numerose sono state, negli anni successivi, le versioni teatrali, non solo a Broadway, ma anche nel resto del mondo. Quella che Veronica Pivetti, nel doppio ruolo di Viktor e di Viktoria, porta a Novara nel fine settimana è ispirata alla pellicola originale. Ed è proprio lei che ha risposto alle domande della Voce.

È consapevole, con questo lavoro, di incarnare il sogno di molte attrici?
A tal punto che, quando la mia socia me l’ha proposto, ho accettato subito. Mi è sembrata un’ottima idea, credo non ci sia desiderio più grande di poter interpretare una donna che finge di essere un uomo che finge di essere una donna. Ciò che è incredibile è questo grande imbroglio con cui un uomo e una donna riescono a ingannare un’intera società.

È stato più impegnativo interpretare Viktor o Viktoria?
In realtà sono la stessa persona, però la parte dell’uomo è molto divertente. Quando mi ritrovo a fare la diva con questi abiti meravigliosi, è molto più complicato che fare l’uomo. Io sono un’attrice semplice e diretta, mentre qui devo sostenere la parte di una stra diva e per me è una bella prova perchè molto lontana dal mio modo di essere.

 

In qualche modo si è ispirata al personaggio di Julie Andrews?
Direi di no. Lei, come molte altre attrici dello stesso periodo con le quali sono cresciuta, fa parte del mio bagaglio culturale. È inevitabile che sia dentro di me, ma l’errore più grosso che si possa fare è quello di ispirarsi a qualcosa. Dobbiamo, invece, farne tesoro e imparare e fare proprio un personaggio, in questo caso già sufficientemente impegnativo.

Trova che ci siano delle analogie tra l’epoca in cui è ambientata la storia e la nostra?
Sicuramente. Lo spettacolo è ambientato negli anni Trenta in Germania, durante la Repubblica di Weiner, un periodo storico estremamente libero dal punto di vista sia artistico che sessuale. Stava però arrivando l’ombra nera del Nazismo, ma le persone non se ne rendevano conto. Ora noi dovremmo vivere in un paese libero, nonostante i pregiudizi siano l’angolo, spero solo che la storia non si stia ripetendo. Inoltre si parla della situazione della donna: qui siamo di fronte a una che va contro le difficoltà e, facendosi furba, mette tutti nel sacco. Ancora oggi, però, per le donne non è facile, soprattutto in ambito lavorativo. Molte di loro che hanno visto lo spettacolo poi mi dicono: quasi quasi dovrei provare anch’io a fare come Viktoria… Insomma, la lotta contro i pregiudizi c’è sempre stata: esistono e sembrano essere invincibili.

L’appuntamento è per domani, sabato 24 novembre, alle 21 e domenica 25 alle 16 al Teatro Coccia. Produzione a.ArtistiAssociati, regia Emanuele Gamba, scene Alessandro Chiti, costumi Valter Azzini, luci Alessandro Verazzi, musiche originali e arrangiamenti Maurizio Abeni, aiuto regia Vittorio Testa. Sul palco insieme a Veronica Pivetti, Giorgio Borghetti, Yari Gugliucci, Pia Engleberth, Roberta Cartocci, Nicola Sorrenti.

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