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La metafora dell’Odissea per il monologo di Gioele Dix al Coccia

L'attore e regista milanese salirà sabato sera sul palcoscenico con “Vorrei essere figlio di un uomo felice”, un monologo che ruota intorno al tema della paternità

“Vorrei essere figlio di un uomo felice”. Parola di Gioele Dix, l’attore e regista milanese, che sabato 16 novembre, alle 21 sarà al Teatro Coccia con un monologo intenso, personale ed estremamente divertente e che ruota intorno al tema della paternità che può essere ignorata, perduta, cercata o ritrovata. Un viaggio che usa come metafora l’Odissea toccando liberamente lungo il percorso autori molto amati e illuminanti legami con la sua storia familiare.

 

 

Una prova d’autore in cui Gioele Dix racconta e approfondisce alla sua maniera una vicenda letteraria e umana fitta di simboli, recitando, raccontando, improvvisando e commentando. Con la sua affilata ironia e pescando dalla sua storia personale e dagli autori che più ama, Dix mette in scena un recital vivace e documentato per affermare il comune destino dei figli: la lotta individuale per meritare l’amore e l’eredità dei padri. Profonda commozione e risate fino alle lacrime sono il risultato di questo lavoro costruito su un equilibrio sottile, che solo un attore in stato di grazia sa mantenere.

All’inizio dell’Odissea, Ulisse è assente e lontano. A Itaca, nessuno sa se sia ancora vivo e se mai farà ritorno. Persino fra le vette dell’Olimpo regna l’incertezza, e gli dei discutono a lungo sulla sua sorte. Omero, come il più navigato degli sceneggiatori, sceglie di ritardare l’entrata in scena del suo primo attore. E con lui, l’apparizione di personaggi e avvenimenti strabilianti che renderanno indimenticabile il suo viaggio: la maga Circe, il ciclope Polifemo, il canto delle Sirene, la discesa nell’Ade, gli incantesimi della dea Calipso. Tutto accadrà – o meglio, verrà rievocato da Ulisse in una sorta di lungo flashback – dal quinto canto in poi. È forse per questo motivo che i primi quattro canti dell’Odissea sono meno conosciuti e frequentati. Eppure, in essi si racconta di un altro viaggio, meno spettacolare, ma altrettanto determinante, quello del figlio di Ulisse alla ricerca del padre.

Un breve, ma intenso romanzo di formazione in cui il figlio del protagonista prova a uscire dall’ombra e imparare a crescere. Telemaco parte da Itaca sulle tracce dell’illustre e ingombrante genitore che non ha mai conosciuto, in un lungo itinerario per mare e per terra fitto di incontri rivelatori, il giovane prenderà consapevolezza di sé e del proprio destino. E quando Ulisse e Telemaco finalmente si incontreranno, l’eroe invecchiato e sfiancato da una guerra inutile abbraccerà commosso il giovane uomo cui cedere il suo scettro. La figura di Telemaco incarna dunque la sorte di tutti i figli costretti a combattere per meritarsi l’eredità dei propri.

Biglietti in teatro o su https://www.fondazioneteatrococcia.it/

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