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La luce di Marylin nello spettacolo di Lucilla Giagnoni

In occasione della Festa della donna, la sera dell'8 marzo, porterà in scena uno dei suoi monologhi più celebri dedicato all'icona di Hollywood per eccellenza

La luce di Marylin nello spettacolo di Lucilla Giagnoni. Quesito per tutte le donne: chi, almeno una volta nella vita, non ha immaginato di somigliare anche solo un po’ a Marylin Monroe? Non ha chiamato una bambola, un gatto o un criceto con il suo nome? E chi non ha avuto pietà di quella donna così fragile e dall’icona indistruttibile?

Lucilla Giagnoni, attrice, direttore artistico del Teatro Faraggiana, lo ammette: «In casa non ho foto mie, ma di Marylin». Ed è anche per questo motivo che, in occasione della Festa della donna, la sera dell’8 marzo, porterà in scena uno dei suoi monologhi più celebri, Marylin, appunto.

«Non amo particolarmente gli spettacoli biografici – racconta – ma per lei ho fatto un’eccezione.  Fin da quando ero bambina la guardavo con ammirazione: anche in quelle foto struccata ho sempre visto in quel sorriso una tragicità inarrivabile, una composizione tra luce, bellezza e disperazione che faceva di quel volto patinato e bamboloso qualcosa di inafferrabile. Era bionda, perchè l’aveva scelto lei, era piccola come me e questo rriferimento alla luce che la sua figura emana, lo sento mio, forse anche perchè chiamandomi Lucilla tutto di lei mi richiama alla luce».

Prosegue con una riflessione sul personaggio: «Norma Jeane, questo il suo nome all’anagrafe – è stata geniale a crea il personaggio di Marylin. Anche se ci sono state altre attrici sue contemporanee più brave, lei è riuscita a fare di Marylin un personaggio che ha interpretato per tutta la vita, il personaggio che le è riuscito meglio. Quante sono le attrici famose che nel corso della storia dei cinema sono state riprodotte? Nessuna quanto lei, non a caso Andy Warhol ne ha fatto il simbolo di un iconismo pop».

 

 

 

E poi ancora il richiamo alla luce: «Ha lavorato -prosegue Giagnoni – con intelligenza certosina per studiare la sua propria immagine in rapporto alla luce: nel mio universo di ricerca degli ultimi vent’anni è presente questa cultura che trovi anche nella cultura delle icone ortodosse la quale si manifesta attraverso la luce e la perfezione del segno. Dal cinema muto a quello a colori, più di tutti ha saputo cogliere la potenza della luce: i capelli biondi, il suo sorriso… si racconta che ci mettesse nove per truccarsi».

Ma cosa vedrà il pubblico? «Nel mio spettacolo – conclude – la evoco raccontando la storia della sua vita sempre filtrata dalla mia esperienza di attrice. Io ho qualcosa di lei che è l’anima fatta a pezzi: l’attore ha sempre qualcosa di spezzato dentro di sè e la sua abilità sta nel ricomporre questi pezzi come schegge di un caleidoscopio che mette insieme figure bellissime, ma è anche fragile e l’incanto può cadere in un attimo, così come è successo per Marylin. Lo spettacolo fa parte della rassegna “Corpo e Anima” e sarà interessante capire, da parte del pubblico, quanta anima e quanto corpo le saranno attribuiti: lei è finita vittima di se stessa ed è morta per questo».

L’appuntamento è per venerdì 8 marzo alle 21 al Teatro Faraggiana. Biglietti da 15 a 20 euro.

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