In locandina Spettacoli&Eventi

Il trionfo dei giovani sul palco del Coccia

Ieri sera è andata in scena Gianni Schicchi, l'opera buffa pucciniana con i giovanissimi artisti che hanno partecipato alle due Accademie di canto lirico e direzione d'orchestra, affiancati da alcuni professionisti

Un Puccini ben fatto. Anzi, molto ben fatto, quello andato in scena ieri sera al Teatro Coccia, a cento anni esatti dalla prima rappresentazione al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. Un Gianni Schicchi messo in scena con i giovanissimi artisti che hanno partecipato alle due Accademie di canto lirico e direzione d’orchestra, affiancati da alcuni professionisti.

Un Gianni Schicchi che il regista, Davide Garattini Raimondi, aveva definito come esageratamente innovativo, ma che di esagerato non ha proprio nulla: niente di eccessivo, di grottesco o di cattivo gusto, ogni dettaglio studiato per fare in modo che sul palco andasse in scena una macchina perfetta con degli ingranaggi incastrati egregiamente.

Un’opera davvero messa a nudo con il palco, ma soprattutto il retropalco, completamente visibile dal pubblico, come non ci fossero finzioni, illusioni o sovrastrutture, ma solo il movimento degli personaggi che si vestono e si svestono dei costumi, forse simbolo delle loro colpe e della loro avarizia, di Silvia Lumes ben armonizzati con il resto della scena,

Anche le scene di Lorenzo Mazzoletti e le luci di Ivan Pastrovicchio funzionano bene: un allestimento volutamente minimale, un gioco di luci fatto di ombre e trasparenze, dove sul finale, con lo sfondo della cupola del Brunelleschi, trionfa l’amore.

Un’opera che dura poco più di un’ora, ma estremamente impegnativa per la maggior parte gli interpreti in scena dalla prima all’ultima nota. Anche in questo caso, merito del regista che ha saputo rendere coeso il gruppo parenti il quale si muove in modo uniforme quasi fosse un unico personaggio e con una sola voce. Tutti al loro debutto, tutti senza incertezze sia nell’interpretazione vocale che recitativa. Ribadendo che le voci sono state tutte all’altezza della parte assegnata, due sono quelle che si sono fatte particolarmente notare: Vsevolod Ischenco (Simone) dai toni bassi tonanti e potenti, ed Eleonora Boaretto (Lauretta), un po’ più impacciata nei movimenti rispetto agli altri, che ha però dato prova, nei duetti con Rinuccio e in “O mio babbino caro”, di un timbro limpido e cristallino.

Da segnalare il giovane ma navigato Mauro Secci (Rinuccio): tenore schietto e autentico, ha tenuto la scena, in modo particolare in “Avete torto, è fine, astuto…”, in modo energico e preciso.

Nei panni del protagonista, uno straordinario Federico Longhi che è stato in grado di dare voce, anzi voci, e movimento al furfante della situazione, rendendo questo Schicchi unico e inimitabile sia nei dialoghi con Spinelloccio e Amantio, sia con il suo timbro baritonale completo e calibrato che ha riempito la scena.

 

Ugualmente straordinario, nonostante non sia stato premiato da altrettanti applausi da parte del pubblico, Paolo Lavana, attore diplomato a Grock, che sembra essere stato disegnato per la parte di Buoso Donati: una scelta inconsueta (di solito Buoso è limitato a un manichino disteso in un letto) ma decisamente vincente. Lavana, che in alcuni tratti ricorda il vecchio Scrooge a spasso per Natali, è stato in capace di dare vita in modo eccezionale a quel fantasma che incombe sulla scena per tutta la durata dell’opera.

In buca, dietro la folta chioma dalla quale si intravedevano le espressioni facciali partecipi e puntuali, il giovanissimo maestro Nicolò Jacopo Suppa che ha guidato con sapienza ed entusiasmo l’orchestra del Teatro Coccia, composta dagli studenti e dai professori del Conservatorio Cantelli.

Un lavoro, insomma, che dimostra, due cose: che si può fare innovazione senza necessariamente stravolgere l’idea originale dell’autore; che l’opera non è un genere per vecchi nostalgici, ma può arrivare anche a chi è molto giovane e non ha tanta esperienza nel settore, basta essere un po’ sensibili alle cose fatte bene…

Per chi ne avesse l’occasione, domani, domenica 16 dicembre, alle 16 c’è la replica: un’ora lontani dal mondo, un regalo verso se stessi.

Leggi anche: “Al Coccia dietro le quinte di Gianni Schicchi” e “Gianni Schicchi, centro anni dopo dal Metropolitan al Coccia“.

[photo credit Mario Finotti]

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati