In locandina Spettacoli&Eventi

«Il ruolo del jazz è anche quello di favorire i giovani musicisti»

Sarà Francesco Chiapperini, insieme al Collective, a inaugurare domani all'Opificio la stagione estiva del NovaraJazz

Non poteva esserci un momento migliore per fare una chiacchierata con Francesco Chiapperini che l’inizio della stagione estiva del NovaraJazz. Sarà lui, infatti,  insieme al Collective del festival, ad aprire il concerto inaugurale in programma per domani, giovedì 24 maggio.

Con il noto jazzista, impegnato come sempre con clarinetto basso, sax alto, sax baritono e flauto traverso, ci saranno i leader di altre band note al NovaraJazz: Filippo Cozzi (sax tenore e sax alto), Vito Emanuele Galante (tromba), Simone Lobina (chitarra elettrica), Simone Quatrana (piano), Luca Pissavini (contrabbasso) e Andrea Quattrini (batteria).

«È una responsabilità – racconta Chiapperini – e sono orgoglioso che mi sia stato affidato un ruolo così importante. Con il NovaraJazz lavoriamo costantemente e il Collective nasce proprio a questo scopo, consolidare la collaborazione che c’è stata finora. Tra l’altro quest’anno suoneremo proprio i nostri pezzi».

Francesco Chiapperini, pugliese di origine ma trasferitosi con la famiglia in provincia di Bergamo, si è diplomato in clarinetto all’Istituto Civico Gaetano Donizetti; in seguito ha intrapreso lo studio del sassofono contralto con Daniele Cavallanti con il quale tuttora collabora.  Al momento è leader di sei ensemble: NoPair, NidoWorkshop, InSight Trio, Extemporary Vision Ensemble, Marcos Quartet ed Electric! Electric!.

Con quale di queste band ritieni di riuscire a esprimere al meglio le tue sonorità?
Con ognuna di loro ho costruito un percorso di concerti, dischi e interpretazioni e diversi musicisti sono presenti in più progetti. Non è una risposta diplomatica, ma credo davvero che ognuna di loro sia rappresentativa della mia vita musicale.

Tra i dischi che hai inciso ce n’è uno a cui ti senti più legato?
Forse l’ultimo uscito nel mese di marzo dedicato alla Puglia e per il quale sono stati coinvolti dodici musicisti.  Questo, però, senza nulla togliere alle altre incisioni perchè sono tutti tasselli importanti della mia vita artistica.

A proposito di Puglia… tu sei stato più volte al NovaraJazz con l’Apulia Folk Sextet: come si può coniugare la musica tradizionale con il jazz?
Beh, il folk è un po’ la mamma del jazz.  Un genere che nasce dal basso, così come il folk è la musica dei popoli. Grazie a quel progetto, recuperare la semplicità di canti e melodie è stato fondamentale per andare alle origini.

Perchè hai scelto proprio il clarinetto?
È lo strumento con cui ho iniziato. Prima e contemporaneamente allo studio in conservatorio ho avuto un’esperienza di diciassette anni nel corpo bandistico di Albino, comune in provincia di Bergamo. Il direttore era ed è ancora Savino Acquaviva a cui io devo molto perchè è stato capace di comunicare con i gesti e la voce; ci ha insegnato tantissimo in termini di musicalità ed è quello che io ora cerco di fare con i musicisti che suonano con me.

Secondo te oggi quale ruolo riveste il jazz?
Credo abbia un’importanza enorme. Ci sono sempre più corsi avviati dagli istituti, come i conservatori, e questo grazie a una domanda altrettanto importante. Però credo anche ci sia un duplice problema a cominciare dal fatto che non venga dato il giusto spazio alle proposte dei giovani. Molti festival chiamano nomi grossi e questo va bene, ma è necessario impostare nuove strategie per il coinvolgimento di giovani musicisti. E poi l’aspetto economico che non è secondario: purtroppo nelle arti e nei mestieri creativi, questo problema è sempre presente perchè si pensa che si possa suonare o intraprendere un’arte solo per il piacere di farlo. Può sembrare un aspetto materiale, invece non è così: spesso fa disinnamorare chi vorrebbe svolgere questo lavoro nel migliore dei modi e poi si trova costretto a ripiegare su altro.

Quali sono i jazzisti che hanno ispirato il tuo modo di suonare?
Personaggi come Massimo Urbani, John Surman, Eric Dolphy o Gato Barbieri, volti noti del jazz anni Sessanta e Settanta sono sicuramente importanti per me; innanzitutto  per affinità strumentale, ma anche per un’emulazione dell’artista e le sonorità inconfondibili.

E, fuori dal mondo del jazz, il tuo artista preferito?
Se penso alla scrittura, mi viene in mente Josè Saramago per il suo modo di impostare i discorsi diretti e indiretti per lo stupore che mi ha provocato leggendo i suoi testi, per la poesia con cui narra i fatti.

Quale dei Paesi in cui hai suonato ti ha dato più soddisfazione?
Non ce n’è uno in particolare. Tutti i Paesi che hanno un livello di ascolto elevato danno enormi soddisfazioni, dal piccolo centro al grande auditorium.

Possiamo anticipare i tuoi progetti futuri?
Certamente. Intanto il 9 giugno sarò allo StreetJazz con un trio nei pressi della Basilica di San Gaudenzio, proprio dove si esibirà John Surman che non vedo l’ora di incontrare. Poi sto lavorando a un progetto dedicato alla montagna e ai canti alpini con alcune narrazioni di guerra e amore che non altro che gli argomenti dei testi delle canzoni alpine. Si tratta di un’ensemble con sei elementi, solo fiati allo scopo di ricreare il suono dei cori alpini in modo strumentale.

L’appuntamento con il NovaraJazz Collective, dunque, è per giovedì 24 maggio alle 20.30 all’Opificio. La formula della serata è quella nota al pubblico degli appuntamenti Taste of Jazz: aperitivo o cena del menù Boccascena. Info e prenotazioni al 0321 1640587.  La serata sarà inoltre l’occasione per ricordare il maestro novarese Filippo Rodolfi, recentemente scomparso. Verrà infatti presentato il CD Afroamerica and Beyond sulle sue musiche, realizzato da NovaraJazz anche grazie all’aiuto di Claudio Guida che ha registrato un suo quartetto per sassofoni e ad Antonella Trevisan che ha realizzato la grafica. I ricavi della vendita dei CD saranno in parte devoluti a sostegno del progetto Orchestra di Periferia, a cui Filippo Rodolfi si è dedicato da settembre a dicembre 2017 con grande passione e donando tutta la sua competenza.

[photo credit Emanuele Meschini]

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati

AdnKronos

Luglio e agosto i mesi più critici

Luglio e agosto i mesi più critici

A rischio normali adolescenti che non percepiscono il pericolo Napoli, 14 giu. (AdnKronos Salute) – Con l’inizio delle vacanze scolastiche,