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Coccia, Cannavacciuolo: il buon gusto oltre la popolarità

Domenica sera è andata in scena al Teatro di Novara l'opera live cooking "Mettici il cuore" con il noto chef e cinque cantanti lirici. Un equilibrio tra professionalità, buona musica, commedia e testi interessanti

Coccia, Cannavacciuolo: il buon gusto oltre la popolarità. Domenica 10 novembre è andata in scena al Teatro di Novara l’opera live cooking “Mettici in cuore” con il noto chef, cinque cantanti lirici e l’orchestra. Un’operazione di visibilità che il Coccia ha messo in campo in modo intelligente e lungimirante dando vita a uno spettacolo che è stato un equilibrio di professionalità, buona musica, commedia e testi interessanti.

 

 

I cantanti, tutti equamente protagonisti, hanno dimostrato di essere anche degli ottimi attori, senza “sfigurare” sulla scena vicini a Cannavacciuiolo special guest. Non da meno le loro voci: Federica Guida (Mimì soprano), giovane e ben impostata, ha dato prova di acute sfumature nell’aria “Perchè mi infastidisco”; Elena Belfiore (mezzosoprano, Samantha), capace di farsi notare anche nei passaggi jazz grazie alle intriganti coloriture; Riccardo Della Sciucca (Rudy) è stato un tenore di tutto rispetto; Ilham Nazarov (Narciso), controtenore dalla notevole estensione vocale e Federico Sacchi (Furio), basso versatile con tonalità gravi di grande effetto espresse, in modo particolare, nell’elogio allo scalogno.

A dirigere l’orchestra del Teatro Coccia, Valentino Corvino, autore delle musiche, il quale, in alcuni passaggi, diventa lui stesso attore: i piacevoli e brillanti richiami all’opera classica, in modo particolare quella pucciniana, si alternano in un connubio tutt’altro che stonato a momenti rap, melodie jazz e ritmi cubani ben congegnati. Così come i ruoli non casuali dati ai singoli strumenti, come quello delle percussioni che emulano il rumore delle stoviglie.

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Chef Tonino entra in scena accompagnato dal “coro” dei cinque: rimane sullo sfondo, il suo piatto, le linguine con calamaretti spillo e salsa di pane di segale, quello che l’ha reso famoso, lo cucina in diretta a ritmo di musica, e le immagini vengono proiettate sul mega schermo. Ma, detto prima, non è un one man show e la sua presenza è posata e armoniosa con il susseguirsi della storia.

Il libretto di Vincenzo de Vivo non manca di classiche strategie come quella della rima baciata che ben si amalgama all’opera sì contemporanea ma gradevolmente tradizionale.

La scena è statica, ma mai ferma grazie al continuo movimento degli attori – cantanti che riempiono il palcoscenico in modo tanto spontaneo da sembrare abilmente improvvisato.

Il finale, con chef Cannavacciuolo solo sul palco dopo un ballo caraibico a sei sul proscenio, è un po’ scontato, ma fa parte della storia all’insegna della consuetudine.

La sensazione è che anche gli interpreti si siano divertiti molto: di sicuro il pubblico ha gradito tanto da augurarsi di poter vedere lo spettacolo in altri teatri d’Italia.

[photo credit Mario Finotti]

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