In locandina Spettacoli&Eventi
alessandro cadario festival cantelli 2017 2018

«Un direttore d’orchestra? Deve sparire per valorizzare il compositore»

A dichiararlo è Alessandro Cadario che domani dirigerà FuturOrchestra al concerto inaugurale del Festival Cantelli

Sarà un omaggio ai compositori russi a inaugurare la trentasettesima edizione del Festival Cantelli promosso, come sempre, dall’associazione Amici della musica V. Cocito. I quattro movimenti della quinta sinfonia di Tchaikovsky e le Danze Polovesiane di Borodin, per un’ora di concerto senza interruzioni, saranno protagoniste domani, giovedì 26 ottobre alle 21, al Teatro Faraggiana che quest’anno ospiterà tutte e quattro le serate del Festival. Autori che non sono stati scelti a caso, anzi che ben si inseriscono all’interno di una produzione in cui saranno messe in risalto le caratteristiche di FuturOrchestra, il gruppo strumentale che riunisce elementi giovanissimi diretti dal maestro Alessandro Cadario. Vincitore del premio “Peter Maag” nel 2012, ha debuttato nel 2015 al Teatro alla Scala di Milano in occasione del Festival delle orchestre internazionali e ha alle spalle numerose collaborazioni con orchestre sia italiane che di tutto il mondo. Ed è proprio lui a raccontarci in anteprima il concerto di domani. «Abbiamo voluto onorare due musicisti russi che ben si adattano alle caratteristiche di un’orchestra giovane; i brani, infatti, sono da eseguire con entusiasmo e fervore e FuturOrchestra non tradirà le aspettative. Si tratta, infatti, di una formazione che, per questa esibizione, conta una cinquantina di elementi; c’è comunque un turnover continuo tra alcuni che sono già giovani professionisti e le nuove leve,  senza mai un progetto fisso, ma tramandandosi le esperienze».

Cosa c’è di Guido Cantelli in Alessandro Cadario?
Ci sono alcuni direttori d’orchestra a con cui mi sento particolarmente in sintonia e Cantelli è uno di questi. Una delle motivazioni è legata alla formazione: da giovanissimo anch’io, come lui, non mi sono buttato a capofitto nelle mondo delle orchestre, ma la militanza come direttore di bande musicali è stata un elemento fondamentale per lo sviluppo professionale.

Nel 2015, durante l’esecuzione dello “Stabat Mater”, nella stagione sinfonica del Petruzzelli di Bari, è stato definito dalla Gazzetta del Mezzogiorno come «un gran Rossini», cosa ne pensa?
Credo che nel momento in cui un direttore d’orchestra è in grado di sparire per valorizzare il compositore, allora ha davvero raggiunto il suo scopo. Un complimento di questo genere è il più bello che si possa ricevere.

L’esperienza più emozionante che ricorda durante la sua carriera?
Sicuramente il lavoro che si fa ogni giorno con i ragazzi, quando dopo lunghi mesi di preparazione ti trovi al concerto e in pochi minuti tutto quel lavoro raggiunge il suo compimento. Un po’ come succede nel Piccolo Principe quando si parla di tutto quel tempo dedicato allo studio insieme:  è quello che poi dà i suoi frutti».

[photo credit Lorenza Daverio]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati