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«A testa in giù? Una scommessa cominciata a Parigi»

Emilio Solfrizzi, protagonista della commedia diretta da Gioele Dix, interpretata insieme a Paola MInaccioni, racconta il percorso di un lavoro che conta più di 90 date

«A Novara ormai sono di casa e in Piemonte ci sono stato diverse volte, avevo uno zio che si era trasferito a Gattinara». È un tono cordiale e amichevole quello di Emilio Solfrizzi, l’attore noto al grande pubblico per la sua brillante carriera cominciata negli anni Novanta e poi esplosa in tv e a teatro.

Come se ci conoscessimo da anni, ci racconta di quello che sta facendo in quel momento, che è fuori dal teatro di Recanati, che si sta prendendo una pausa perchè tra po’ salirà sul palco per la replica. Quella di “A testa in giù” che stasera, sabato 12 gennaio, e domenica 13 sarà in scena anche al Teatro Coccia.

Una commedia diretta da Gioele Dix, interpretata da Solfrizzi, appunto, e Paola Minaccioni, e che è tratta dal testo francese di Florian Zeller “L’envers du decor”. Daniel invita a cena, contro il consiglio di sua moglie, Patrick suo migliore amico e la sua nuova partner Emma, per la quale ha lasciato la moglie. Una commedia degli equivoci nella quale i pensieri e le parole si intrecciano diventando dei veri e propri personaggi.

 

Il titolo italiano è molto diverso da quello originale francese, che cosa significa?
“L’envers du decor” è una frase idiomatica che significa “la prima cosa che esce da dietro le quinte”. Nella versione italiana abbiamo cercato qualcosa che fosse semplice da raccontare e incuriosisse il pubblico anche attraverso la locandina della spettacolo dove Paola e io siamo raffigurati a testa in giù. E poi è un po’ come si ritrovano i personaggi alla fine della storia, a testa in giù, quando hanno messo in discussione una vita intera di coppia, quando le certezze si sono sgretolate, quando il loro disagio lo trasmettono anche a chi li sta guardando.

In questo testo i personaggi non recitano solo parole, ma anche pensieri…
SI tratta di una strategia che, per esempio, Goldoni inseriva nelle sue commedie: il personaggio interrompe la scena, si sposta e si rivolge al pubblico in modo molto diretto confidando al pubblico stesso qualcosa che gli altri personaggi non conoscono. Qui la dinamica è molto diversa e il pensiero è addirittura sovrastante rispetto a quello che viene detto. I due livelli, pensiero e parola, in questo testo sono stati concepiti in modo davvero geniale. Quello che è difficile per noi interpreti è interrompere un’azione in corsa con dei pensieri: abbiamo dunque cercato trovare il ritmo giusto, che non fosse troppo traumatico e che fosse in grado di dare respiro a una parte all’altra, senza soffocarle, anzi esaltando sia il livello del pensiero che quello della parola.

Come sta andando il tour?
Sono molto felice di questo lavoro che è stato una scommessa fin dall’inizio. Ero andato a vederlo a Parigi dove sul palco c’era un signor attore come Daniel Auteuil, che ha firmato anche la regia; ho deciso di andare alla fonte per capire cosa potessimo fare noi affinchè il nostro lavoro italiano fosse interessante. Ed è andata bene: a settembre abbiamo iniziato le prove e ora abbiamo un calendario con più di 90 date.

L’esperienza insieme a Paola Minaccioni?
Paola è un’attrice bravissima ed è una compagna di lavoro straordinaria, molti ci dicono che abbiamo parecchia chimica tra di noi sul palcoscenico. Quando Gioele e io le abbiamo sottoposto il testo eravamo in fibrillazione, poi lei ha detto sì e le siamo stati molto grati.

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