Solidarietà

La carità in opera: ecco come la Diocesi distribuisce i fondi dell’8 per mille

In cantiere 26 interventi per valore complessivo di oltre un milione di euro. Al centro un progetto straordinario sul fronte casa, con la creazione di un "condominio solidale"

Una serie di progetti strutturati e finalizzati, la collaborazione delle Fondazioni comunitarie di Novarese e Vco, formazione per i volontari e massima trasparenza: queste le coordinate dell’utilizzo dei fondi dell’8 per mille verso interventi caritativi per il prossimo anno in Diocesi di Novara. In totale 1 milione e 24mila euro di fondi capaci di attivare 26 interventi in tutto il territorio diocesano per un valore complessivo di quasi 1 milione e 600mila euro, grazie al meccanismo del cofinanziamento, con cui affrontare le diverse povertà emergenti.

Si tratta anzitutto di interventi a livello di parrocchie e Unità pastorali missionarie per il sostegno a mense, persone sole, famiglie in difficoltà economiche, di gestione familiare, in particolare in emergenza abitativa, con progetti da oltre 271mila euro di valore.

Quindi le “opere segno” diocesane, in totale 306 mila euro, cioè sostegno alle associazioni ecclesiali impegnate su vari fronti, dalle iniziative per gli anziani alla prima accoglienza dei più poveri, dall’aiuto alle donne vittime di tratta ai farmaci che l’Ambulatorio di via Azario dà ai più poveri, dalle attività del Consultorio familiare Comoli al sostegno alle mamme in attesa o con bimbi piccoli.

Infine, per un valore complessivo di un milione di euro, i progetti emblematici gestiti direttamente dalla Caritas diocesana: il sostegno economico per i 56 Centri d’ascolto (15 solo a Novara) anche con il progetto di spesa assistita attraverso tessere prepagate e l’accompagnamento al supermercato, il pagamento di rette negli asili parrocchiali a bambini di famiglie in difficoltà e un contributo per consentire a persone povere di partecipare al pellegrinaggio a Lourdes con l’Oftal nel 2019 sul tema “Beati i poveri di spirito”. Ma soprattutto il progetto straordinario di “Accoglienza diffusa” (da solo con un budget di 700mila euro) per la riorganizzazione delle strutture di accoglienza della Diocesi a Novara.

Accanto a questo percorsi di formazione per gli operatori, a partire da prossimo gennaio, e la Fiera della Carità a maggio, in modo da presentare insieme e mettere in rete la molteplicità degli interventi caritativi in diocesi.

LA PRESENTAZIONE

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Il quadro degli interventi è stato presentato questo giovedì mattina a cura della Caritas diocesana in un affollato incontro in vescovado in particolare alla presenza degli operatori pastorali che hanno proposto e gestiscono i progetti interessati.

«Il loro significato – ha introdotto il vicario generale mons. Fausto Cossalter – è che come Chiesa vogliamo aiutare tutte le comunità, anche civili e sociali, ad avere occhi aperti sui poveri, ad ascoltare il loro grido e a camminare con loro per liberarli. Certo è una sfida che non finisce mai e i fondi stanziati sono una goccia in un mare di bisogni». Quindi ha ringraziato i volontari: «Avete ideato una molteplicità di progetti per affrontare una molteplicità di bisogni individuali». E ha assicurato la volontà di «utilizzare i fondi dell’8 per mille in maniera rigorosa, trasparente e rendicontata».

L’economo diocesano don Renzo Cozzi, in qualità di responsabile del sistema Sovvenire, ha aggiunto che «al centro poniamo la logica del dono» e  ha espresso un suo “sogno“: «Avere meno sponsor ma più partner, cioè finanziatori che si rendono partecipi dei nostri progetti».

Ad illustrarli è quindi intervenuto il direttore della Caritas novarese, don Giorgio Borroni. «Le risorse stanziate devono condurci nella logica della condivisione, della crescita e della corresponsabilità. Parole che indicano la modalità con cui lavoriamo» ha affermato per poi spiegare: «Condividere è incontro per analizzare i bisogni, costruire reti e animare le comunità sulle fragilità che sempre più ci appartengono ed è entrare nella storia dei nostri fratelli poveri e accompagnarli oltre la solitudine. Quanto alla crescita vogliamo che le risorse, che sono anche umane, possano aiutare a educare i poveri, dar loro speranza, fiducia e dignità, ma anche far maturare noi stessi. Quindi corresponsabilità come partecipazione ai progetti e non delega, per farsi carico delle sofferenze e dei bisogni degli altri, in un oggi in cui i poveri sono ignorati perché danno fastidio».

Don Borroni è poi entrato nel merito dei progetti e ha sottolineato il sistema del cofinanziamento per cui i fondi 8 per mille coprono dal 79 al 42% del valore degli interventi. «È una scelta analoga alle fondazioni così da usufruire di risorse già presenti o raccoglierne sul territorio attraverso azioni di animazione. Un discorso non solo economico ma di partecipazione».

Il direttore della Caritas si è soffermato in particolare sul progetto straordinario di Accoglienza diffusa, incentrato sulla palazzina di quattro piani in via Massaia a Novara. «Diventerà un condominio solidale con appartamenti per la prima accoglienza di uomini e donne curata dall’associazione Il Solco, oggi attiva in due strutture diverse, più appartamenti in collaborazione con il Comune e anche spazi per le associazioni per farne un luogo di animazione. I lavori di ristrutturazione sono appena iniziati e se ne prevede la fine in estate». Per questo progetto le offerte raccolte verranno raddoppiate da Caritas. Sempre in tema di accoglienza nella città di Novara alle persone con svariati bisogni, don Borroni ha citato anche l’housing sociale che sta nascendo in via Ansaldi con la cooperativa Gerico e il Centro sociale di via Tornielli per accogliere giovani studenti o lavoratori e persone con parenti in ospedale.

Infine il significato della collaborazione con le due fondazioni comunitarie presso le quali è già aperto un fondo erogativo, Fondo Rete Caritas, a cui ognuno può fare una donazione anche verso uno specifico progetto. «L’attenzione ai poveri non è esclusiva dei cristiani» aveva spiegato mons. Cossalter e don Borroni ha aggiunto come «le fondazioni hanno un pubblico più vasto sul territorio perché nella nostra società sono molte le persone sensibili».

La conferma è venuta subito da Cesare Ponti. «Noi vediamo che si amplia molto la donazione – ha spiegato il presidente di Fcn – perché molte persone sono portate alla cultura del dono. Il Novarese è tra i territori più generosi e spesso i nostri progetti ricevono contributi che provengono anche dalla Lombardia. Grazie al sito della fondazione, la condivisione si allarga molto. La storia delle donazioni ci dice che noi intercettiamo molte persone che chi presenta i progetti non incontrerebbe mai».

  1. Avatar

    Ottimo. Ma ricordiamoci anche che alla carità bisogna sempre preferire i diritti. Dobbiamo lavorare per estendere i diritti sociali.

    La carità crea clientele, il welfare persone libere.

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