Castellazzo Novarese Provincia Solidarietà

Il parroco – nutrizionista di Castellazzo testimonial della Cei

Don Sergio Chiesa è uno dei preti che si sono raccontati nella campagna per la promozione delle offerte per il sostentamento del clero

Don Sergio Chiesa, attualmente parroco di Castellazzo Novarese (336 abitanti, uno dei più piccoli paesi del territorio, in mezzo alla campagna a poco meno di 15 chilometri dal capoluogo) è uno dei sacerdoti più conosciuti delle Diocesi di Novara. Accanto alla sua attività pastorale è cresciuta nel tempo una attività di nutrizionista, nata quasi per caso da una necessità personale (don Sergio è malato di sclerosi multipla) e ben presto trasformatasi in una vera e propria forma di apostolato rivolta all’aiuto delle persone.

La straordinaria storia di don Sergio è diventata uno dei racconti che compongono la campagna 2018-2019 della Conferenza Episcopale Italiana per la promozione delle offerte per il sostentamento del clero. Don Sergio ha raccontato la sua vicenda personale a Giovanni Panozzo nel corto dal titolo “Ma se diventassi prete?”

Ordinato sacerdote a 19 anni, ha assistito, negli anni del Concilio Vaticano II, ad una Chiesa in trasformazione provando talvolta una rabbia, tutta giovanile, per una Chiesa che non riusciva a cambiare.

«Divenni parroco di una parrocchia operaia – racconta Don Sergio-  dove familiarizzai con tutti: si era talmente tanto coinvolti nella vita dei fedeli che i consigli di fabbrica venivano organizzati all’interno della parrocchia» .

Dopo circa 8 anni di questa esperienza divenne cappellano degli emigranti in Svizzera. Un mondo molto particolare, fatto di operai, nel cantone protestante di Neuchatel, aperto all’ecumenismo in maniera straordinaria.

 

Poi la malattia. Diagnosi: sclerosi multipla e la prospettiva di finire su sedia a rotelle entro 2 anni. Don Sergio per la prima volta si mise a piangere: l’alpinismo è una delle sue grandissime passioni.

È in questa occasione che venne a conoscere la dottoressa svizzera Kousmine che parlava di un metodo di cura che, grazie ad uno stile di vita ed un modo di nutrirsi diversi, tacitava la sclerosi multipla. Iniziò a studiare per diventare un esperto di questo metodo e lo mise in pratica: a 70 anni, contro tutte le previsioni fatte dai dottori, salì sul campo base dell’Everest.

Da qui l’impegno a favore gli altri malati concretizzato nell’Associazione Cibo e Salute che ha seguito, sinora, 10.000 malati di tumore, sclerosi multipla, psoriasi. Naturalmente lui ed i suoi collaboratori aiutano tutte le persone che a loro si rivolgono gratuitamente.

 

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