Solidarietà

Ora Helen sorride, la solidarietà della novarese Mater Africa ha fatto centro in Nigeria

Una straordinaria collaborazione ha permesso di risolvere il 'caso Helen' consentendo di inviare in loco i medicinali utili per curare e ridare speranza a una signora nigeriana colpita da un tumore alle ossa

Un successo straordinario quello da poco portato a casa da Mater Africa per la Cooperazione Internazionale Onlus, con sede a Novara e a Varallo Sesia, che grazie alla sua ONG Mater Africa for Humanitarian Aid Initiative (con sede in Nigeria) ha condotto a lieto fine il progetto denominato ‘caso Helen’. Helen è una signora nigeriana degente presso l’ospedale di Gwagwalada, nella Nigeria centrale, colpita da un tumore alle ossa avanzato.

 

 

 

«La U.M.M.I. (Unione Medico Missionaria Italiana) – spiega il presidente di Mater Africa Alberto Cicala – circa tre settimane fa aveva cercato invano una associazione capace di far recapitare alcuni medicinali molto importanti all’Università ospedaliera di Gwagwalada in Nigeria per salvare la vita della donna. Dopo una serie di risposte negative da enti no profit operanti sul territorio nazionale aveva trovato solo all’ ultimo momento la onlus Mater Africa che si è resa nell’immediato disponibile a cooperare. A questo proposito, giuste per chiarire, ricordo che esiste una Mater Africa onlus in Italia e una Mater Africa ONG in Nigeria e svolgono entrambe un’azione anti migratoria da un lato, di formazione professionale per i rientranti dall’Italia verso la Nigeria, di aiuti sanitari alle famiglie povere e di sensibilizzazione attraverso il cinema attraverso produzioni proprie di documentari, reportage e docufiction. Ed è del 2009 la Scuola di Cinema di Benin City per giovani senza futuro e donne vittime di schiavitù coatta finanziata per due bienni da Regione Piemonte – Comitato di Solidarietà della Presidenza del Consiglio regionale».

 

Ricevuto il contatto siete partiti con la vostra mission? «Sì – prosegue Cicala – ricevuto il contatto la Onlus ha passato alla sua ONG in Nigeria la richiesta urgente dell’U.M.M.I. a Marco Di Canto che svolge la funzione di responsabile dell’organizzazione e logistica progettuale in Nigeria di Mater Africa. Marco, che vive in Nigeria ma è originario di una cittadina della bassa Valsesia, ha attivato nell’immediato una serie di verifiche sulla paziente nigeriana affetta da tumore e nel giro di 24 ore, insieme al sottoscritto, da Benin City ha organizzato un team speciale di volontari presso la sede di Abuja capitale per seguire il transito dei costosi medicinali dall’U.M.M.I. all’ospedale di Gwagwalada. Il valore dei medicinali si aggira intorno ai 10mila euro. Da qui l’U.M.M.I., a sua volta con il suo responsabile, si è attivata in maniera molto scrupolosa e celere tanto da riuscire a trovare i medicinali nel giro di pochi giorni e confezionare il pacco per l’ospedale di Gwagwalada consegnandolo a Mater Africa.

 

Dunque missione compiuta e grande traguardo tagliato. «Sono operazioni davvero emozionanti – aggiunge Cicala – che ti fanno capire l’importanza di un sistema di rete e grazie a Dio, Mater Africa ne ha concepito uno suo e ben funzionante che ha utilizzato per far arrivare in tempi brevi circa 72 ore, i medicinali alla donna che versava ormai in condizioni pietose. Una sinergia tra U.M.M.I e le due Mater Africa che ha permesso di affrontare un viaggio non privo di difficoltà logistiche e burocratiche». Una mission che non è passata inosservata neppure ai media facendo registrare un ottimo impatto anche a livello mediatico.

Un nuovo punto di partenza per altre iniziative di questo tipo? «L’evento in Nigeria – conclude Cicala – è finito sotto i riflettori delle TV nazionali e dei media, dato l’elevato costo dei medicinali. Ora Mater Africa onlus e Mater Africa ONG stanno pensando di mettere in piedi un progetto di salvataggi pianificati, e per questo chiederemo anche a U.M.M.I. ong di divenire partner, per casi sanitari estremi capace di operare in Nigeria e con il fine di trovare soluzioni sanitarie a circostanze urgenti che potrebbero invece portare tutte quelle persone, consapevoli di malattie non curabili per mancanza di medicinali, a fuggire dalla propria terra e migrare per trovare una soluzione in occidente. Ricordo Helen al telefono. Piangeva disperata, ora risentendola è sorridente e piena di speranze».

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