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Scuola di Medicina, due progetti che valgono 14 milioni di euro

Un finanziamento che arriva dal Ministero. Nella ricerca sono coinvolti tutti e sette i dipartimenti dell'Università del Piemonte Orientale

Dal Ministero 14,6 milioni di euro a due progetti di ricerca della Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale, i cui dipartimenti proponenti hanno ricevuto un certificato di eccellenza.

Sono volti a migliorare le condizioni di salute e di vita: i ricercatori novaresi si occuperanno del cibo come motore di salute e del contrasto all’invecchiamento, con progetti che vedono il coinvolgimento degli altri dipartimenti, trovando nell’interdisciplinarietà un elemento vincente.

«È importante sottolineare – ha detto il prorettore Roberto Barbato intervenendo oggi, giovedì 18 gennaio, alla presentazione – che si affrontano tematiche trasversali a tutto l’ateneo. Mi congratulo per questo successo».

I progetti hanno battuto un’ampia concorrenza (un migliaio quelli inizialmente presentati, 180 i “promossi”) e l’Upo ha anche sfiorato una terza eccellenza con il Dipartimento di Studi Umanistici, il cui progetto è risultato il primo escluso della propria area.

«Oggi il Ministero adotta un criterio premiale verso le strutture che li meritano e non assegna più i fondi con un criterio a pioggia. Così certifica l’eccellenza dei nostri dipartimenti individuandone le capacità di operatività e di progettualità per il prossimo quinquennio» ha spiegato il presidente della Scuola di Medicina, prof. Marco Krengli, di fronte ad una consistente platea di docenti e collaboratori universitari, presenti in aula magna. E ha aggiunto: «I progetti sono stati resi possibili grazie alla collaborazione fra tutti i sette dipartimenti della nostra università». Da sottolineare il caso probabilmente unico in Italia che i due dipartimenti premiati rappresentano la totalità della Scuola di Medicina.

Il primo progetto di ricerca, denominato “Fohn, food for health”, cibo per la salute, riguarda lo studio dei complessi sistemi che li influenzano reciprocamente. «Siamo partiti dall’osservare che molte malattie autoimmuni sono dovute alla flora batterica intestinale – è intervenuto il prof. Umberto Dianzani, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute – che può essere mobilitata con probiotici, di cui Novara è leader nella produzione, o con cibi particolari che riportano equilibrio al sistema immunitario. È un progetto che può essere esteso anche al cancro».

Nell’ateneo, ha proseguito, «più gruppi si interessano di alimenti e attiveremo una ricerca a vari livelli fino ad arrivare al cibo nel piatto del paziente, che per noi è al centro». Il progetto coinvolgerà l’intera università «sviluppando anche aspetti sociologici, giuridici ed economici e la collaborazione con altri istituti nazionali e università internazionali». Il docente ha manifestato entusiasmo per l’assegnazione e per la collaborazione attivata, concludendo: «Speriamo abbia grandi ricadute sul territorio: l’Italia è il paese del cibo e ci interessa ne possa essere certificata anche una qualità per la salute».

Il progetto sull’invecchiamento (titolo: “Aging”) è stato illustrato dal prof. Gian Carlo Avanzi. «Lo studiamo da molti anni – ha spiegato il direttore del Dipartimento di Medicina Traslazionale – e riguarda un problema di enorme e crescente importanza. Se oggi gli ultrasessantenni in Italia sono oltre il 30%, saranno la metà della popolazione nel 2050. Si vive di più, ma un po’ più malati. Dobbiamo studiare che cosa fa diminuire le capacità fisiche o determina la comparsa di malattie».

La ricerca dovrà rispondere al perché si invecchia in cattiva salute, alcune malattie si manifestano solo negli anziani e come si possano migliorare i percorsi di trattamento e cura. «Ad esempio – ha aggiunto – cercheremo un modello di predizione dei rischi, di gestione dell’anziano fragile a casa e anche in ospedale. Molte di strutture ospedaliere sono costruite non per agevolare i pazienti anziani, ma chi ci lavora: occorre invertire il rapporto».

Anche quello sull’invecchiamento sarà un progetto interdisciplinare in collaborazione con filosofi, eticisti, giuristi, economisti. Previste lezioni innovative in tutti i corsi di laurea e c’è l’auspicio di istituire una Scuola di alta formazione sull’invecchiamento e un dottorato. Per questo verranno assunti sei ricercatori, un professore associato, due tecnologi e un impiegato. «È una novità – ha concluso Avanzi con soddisfazione – che un dipartimento possa investire sul proprio organico. Ora dobbiamo tutti rimboccarci le maniche».

A conclusione dell’incontro sono intervenuti anche i responsabili degli altri dipartimenti dell’Upo, complimentandosi ed esprimendo unanime soddisfazione. In particolare la prof. Eliana Baici, direttore del Disei, dipartimento di Economia, ha sottolineato: «La collaborazione interdisciplinare in questo ateneo è operativa da molto tempo. Le scienze “dure” non possono più prescindere da quelle socioeconomiche e il futuro della nostra università è legato a progetti di eccellenza, che danno anche visibilità».

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