Cronaca In città Salute

Demenza e invalidità: un percorso più veloce, grazie ai medici di base

Novara per prima in Italia sperimenta un nuovo iter per la certificazione delle domande, grazie a un innovativo protocollo fra Asl e Inps, che ogni anno gestisce più di 13.000 istanze nel novarese

Un percorso più veloce, ma anche più improntato sulla cura dei pazienti, per il riconoscimento dell’invalidità e dell’accompagnamento per la popolazione anziana. Asl di Novara e Inps fanno da apripista a livello nazionale per una sperimentazione, che durerà un anno e che vede come interlocutore principale i medici di famiglia. L’obiettivo è «abbattere le liste d’attesa per i pazienti e sgravare il Centro per i disturbi cognitivi e demenze, su cui le certificazioni gravavano fino ad oggi per il 50% dell’attività», ha sottolineato il direttore generale dell’Asl di Novara Adriano Giacoletto. Per capire le dimensioni del fenomeno basta scorrere i dati presentati dalla direttrice Inps di Novara, Daniela Cutugno: nel 2015 le domande di invalidità civile erano state 10.564, il 63,5% delle quali provenivano da persone over 65, a cui si aggiungevano 1.214 revisioni; nel 2017 le domande sono cresciute fino a 11.751, il 65% da parte di over 65 e 1.677 revisioni, per un totale di oltre 13.000 pratiche. «La speranza di vita cresce – commenta Cutugno – e al contempo aumentano le malattie croniche e le forme di demenza, con risvolti sociali importanti anche sulle famiglie dei pazienti».

La nuova prassi prevede che il paziente affetto da disturbi cognitivi, quali demenza e Alzheimer, si rivolga al proprio medico curante per ottenere la certificazione (a un costo base, definito dalle tabelle di riferimento, di 60 euro), che verrà redatta sulla base di una scheda (simile a un questionario) già formalizzata. In passato la certificazione veniva rilasciata dal Cdcd-Uva o da uno specialista e ciò comportava spostamenti non sempre facili per i pazienti. Successivamente la scheda compilata sarà inviata alla commissione esaminatrice di medicina legale dell’Asl e in seguito all’Inps per l’erogazione dei servizi previsti.

«I medici di base – commenta Gianfranco Zulian, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl – faranno anche da filtro sui singoli casi. Ad esempio l’accompagnamento è previsto solo per persone che non possano deambulare autonomamente o che non possano provvedere da soli a operazioni quotidiani, quali lavarsi, vestirsi e mangiare». Non solo, aggiunge Angelo Gioria, medico rappresentante dello Snami, «il medico di famiglia può dare una visione più completa dei pazienti, anche in termini terapeutici, che spesso non sono stabili. Mentre il Cdcd lo vede in solo frangente ed è in grado di scattare solo un’istantanea, come un’autovelox».

La firma del nuovo protocollo fra Asl e Inps è stata salutata positivamente anche dalla Fimmg, dall’Ordine dei medici e dalle associazioni Ama e Alzheimer Borgomanero, che collaboreranno anche al monitoraggio sul progetto pilota.

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