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Oleggio, le fidejussioni “chiacchierate” per il nuovo cimitero

Secondo la minoranza di "Per Oleggio" sarebbero state rilasciate da una società già cancellata dall'albo degli intermediari dalla Banca d'Italia. Si tratta della società che aveva presentato le garanzie per l'iscrizione dell'Avellino Calcio al campionato di serie B, iscrizione poi respinta dalla giustizia sportiva

La storia infinita del project financing per l’ampliamento del cimitero comunale di Oleggio vive, pur in pieno clima ferragostano, un nuovo capitolo.

Una pagina che è insieme curiosa per le circostanze e inquietante per le possibili conseguenze.

Infatti sembrerebbe – secondo una ricostruzione minuziosa dei fatti elaborata dal gruppo di opposizione di “Per Oleggio” – che le fideiussioni a garanzia dell’operazione siano state rilasciate da una società finanziaria (FINWORLD SPA) attualmente sub iudice (e sospesa dall’Albo). La curiosità è che si tratta della stessa finanziaria che ha firmato le garanzie fideiussorie di una dozzina di club di calcio, tra cui l’Avellino in Serie B. Fideiussioni che non poteva rilasciare in alcun modo, tant’è che non sono state ritenute valide, causando l’esclusione della società irpina dal prossimo campionato. Vicenda ben nota ai tifosi del Novara Calcio che in questi giorni stanno seguendo la complicatissima vicenda dei ripescaggi che sta tenendo in stand by almeno due campionati nazionali.

Un ultimo episodio che, qualora fosse confermato, andrebbe a rendere ancora più complicata e oscura una vicenda che ha inizio nei primi mesi del 2015.

Dopo una prima fase di discussione preliminare, a luglio 2015 una proposta di project financing viene portata in Consiglio Comunale.

«In quell’occasione – spiega Massimiliano Ferrari, capogruppo di “Per Oleggio” – come minoranza, sollevammo molti dubbi, anzitutto sui proponenti , e poi su una serie di aspetti tecnici e progettuali, su diversi aspetti amministrazioni e soprattutto finanziari. Tutto il progetto era basato su piano economico-finanziario assai ‘fragile’, redatto da una società di revisione appena costituita; fideiussioni rilasciate da una società finanziaria di modestissime dimensioni, già con sofferenze bancarie».

«Alle osservazioni sollevate in Consiglio – prosegue Ferrari –  gli Amministratori oleggesi non diedero alcuna risposta credibile. Di conseguenza, presentammo una mozione affinchè la proposta fosse gratuitamente sottoposta ad un Organismo istituito presso Regione Piemonte, in collaborazione con Università e Politecnico di Torino, Università del Piemonte orientale, Finpiemonte, Finpiemonte Partecipazioni, S.C.R., Ance, Abi, Anci, Uncem, Unione Province Piemontesi, Lega autonomie locali e Associazione nazionale piccoli Comuni e volto proprio a fornire consulenza agli Enti Locali nell’ambito di tali procedure. La proposta venne seccamente rifiutata dall’Amministrazione»

Intanto la procedura andò avanti e alla gara, oltre alle società proponenti, partecipò una nota impresa edile di Busto Arsizio.

Durante la prima seduta di gara la Commissione (formata dal Dirigente del Comune di Oleggio e da due commissari esterni) escluse l’impresa di Busto Arsizio.  L’impresa fece immediatamente ricorso al TAR Piemonte che, ravvisando la fondatezza del ricorso lo accolse riammettendo l’impresa alla gara e condannando il Comune al risarcimento dei danni.

Durante la successiva seduta di gara la Commissione escluse nuovamente la ditta di Busto Arsizio per altra ragione. Ulteriore ricorso al TAR Piemonte che nuovamente  diede ragione alla ricorrente, condannando il Comune oltre alle spese legali a riammetterla alla gara. Alla ripresa delle operazioni di gara la Commissione decide di aggiudicare la procedura all’impresa di Busto Arsizio, la cui offerta era nettamente migliore sia a livello economico che tecnico.

Senonché – e siamo ormai nel luglio 2017 – i proponenti esercitano il diritto di prelazione (previsto per legge in queste procedure) decidendo di realizzare l’opera, a fronte del pagamento (anch’esso previsto e prestabilito ex lege) di un indennizzo circa 44.000 euro nei confronti dell’impresa di Busto Arsizio.

«In realtà – spiega Ferrari – l’indennizzo non è ancora stato versato all’impresa varesotta, tanto che quest’ultima ha già promosso un’azione giudiziaria per ottenere il pagamento dovuto».

E siamo all’oggi: il  27 giugno di quest’anno il Comune ha sottoscritto il contratto con una società di progetto appositamente creata (come prevede la legge) dai proponenti.

«Ed è proprio dall’esame della documentazione – aggiunge Ferrari – che è emerso il coinvolgimento della società finanziaria “chiacchierata” e già cancellata dalla Banca d’Italia dall’Albo degli intermediari, con un provvedimento confermato dal Consiglio di Stato lo scorso 20 luglio. Ad oggi, quindi, tale società non può  rilasciare fideiussioni e, di riflesso, il ‘valore’ di quelle in possesso del Comune di Oleggio (benchè di giugno, quando ancora poteva formalmente rilasciarle) è ovvio a chiunque: poco più che carta straccia»

«Come minoranza –  conclude Ferrari – esprimiamo massima preoccupazione per le conseguenze che questa vicenda potrebbe avere: sia perché l’opera è un vero e proprio ecomostro sotto il profilo estetico che per le possibili ricadute economiche (ad oggi, solo in spese legali, è già costata al Comune oltre 30.000 euro).  Ma, soprattutto, siamo preoccupati per ciò che potrebbe capitare ai concittadini che dovessero decidere di prendere in concessione una tomba versando somme ingenti (i costi vanno dai 2.500 per un loculo agli oltre 50.000 per una cappella) ad una società sulla cui solidità finanziaria è lecito avere delle perplessità, a maggior ragione se verrà fornita anche a loro – quale garanzia – una polizza fideiussoria rilasciata da una società su cui è ancora più lecito avere delle perplessità: anzi, su cui si hanno certezze, non foss’altro per il fatto che sono state ravvisate da Banca di Italia e confermate dalla Giustizia Amministrativa».

 

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