Politica

«Volontariato, dalla riforma non si torna indietro»

Il sottosegretario Luigi Bobba ha parlato lunedì sera a Novara del processo legislativo di trasformazione del cosiddetto Terzo Settore. Gli interventi dell'assessore regionale Augusto Ferrari, di Daniele Giaime del CST e di Anna Di Mascio del Forum

La Riforma del terzo settore è a buon punto, tale da non poter più essere eventualmente stravolta da chi governerà il Paese prossimamente. È questa la convinzione espressa da Luigi Bobba, sottosegretario nell’attuale governo Gentiloni e artefice della complessa legge approvata lo scorso anno e di cui sono in corso di emanazione i decreti attuativi.

Lo ha detto lunedì sera a Novara rispondendo direttamente al titolo del convegno (“Riforma Terzo settore: a che punto siamo?”) svoltosi nella bella e inusuale cornice di Casa Bossi. Con il sottosegretario sono intervenuti l’assessore regionale al welfare, Augusto Ferrari, che ha parlato dei compiti che attendono l’ente davanti «ad uno strumento straordinario che rappresenta una sfida radicale», e, a portare la voce anche preoccupata, ma favorevole, del volontariato, Anna Di Mascio, del Forum regionale del Terzo Settore, e Daniele Giaime, vicepresidente del Centro Servizi Territoriali No-Vco. Ha introdotto e moderato Dennis Cova, responsabile di Agorà Sociale, l’associazione che ha lo scopo di essere luogo di dibattito e riflessione su temi sociali e che ha organizzato l’incontro.

«È stata varata una riforma di sistema con l’ambizione di riordinare un vasto campo – ha spiegato l’on. Bobba – per favorire, come indica la Costituzione, l’autonoma iniziativa dei cittadini nelle attività di interesse generale con gli obiettivi di combattere le crescenti diseguaglianze, ricostruire legami sociali, creare una partecipazione non formale ma di vera corresponsabilità nella vita delle comunità».

Accanto al lavoro di riordino Bobba ha indicato anche i contenuti di «innovazione del sistema».

Lavori in corso che nei prossimi anni potranno essere valutati attraverso cinque indicatori: «L’anima del provvedimento è di vedere aumentare il numero di volontari, fondamentale per la qualità della vita, che non dipende solo dallo Stato ma dalle comunità sociali. Quindi accrescere la capacità di mobilitare risorse». E qui Bobba ha citato le nuove possibilità di donazioni facilitate da importanti detraibilità fiscali e il dimezzamento dei tempi per l’erogazione del 5 per mille. Terzo indicatore è la novità dell’inserimento delle imprese sociali «componente importante che la legge promuove». Quindi la collaborazione fra istituzioni e terzo settore «come partner sulle politiche sociali. Lo snodo è l’istituzione del Registro unico nazionale gestito dalle Regioni». Infine il «Servizio civile universale, di cui andare fieri perché è opportunità per i giovani che vengono immessi in questo circuito: quest’anno 58mila rispetto a poche migliaia di prima. Serviranno le necessarie risorse».

Ma che cosa è consegnato al Governo che verrà? «È vero che mancano 40 decreti, ma i principali sono fatti (servizio civile, 5 per mille, imprese sociali, codice Terzo settore, nuova Fondazione Italia Sociale) e poi 12 sono arrivati a conclusione, 15 sono in fase di preparazione e i dieci mancanti non sono obbligatori. Il tutto dice della complessità della riforma: passi ne sono fatti tanti ma il cammino è altrettanto lungo perché andrà colta soprattutto la dimensione promozionale della legge».

Il sottosegretario Bobba nega «preoccupazioni per il futuro» e chiarisce che «le intenzioni iniziali non sono state perse. La sfida sta ora nel cambio di passo delle istituzioni e delle associazioni di volontariato e questa è forse la sfida più difficile».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Augusto Ferrari che ha molto insistito sulla «nuova partnership per le politiche e gli interventi sociali, evitando il rischio di ridurre il terzo settore in un mero braccio operativo strumentale di amministrazioni pubbliche».

La Regione Piemonte ha collaborato alla stesura delle legge, in particolare per «garantire una soluzione di equilibrio al registro unico nel delicatissimo passaggio da frazionamento a razionalità, ma senza tagliare le gambe alle realtà diffuse».

Ora l’assessorato lavora su due aspetti: «le risorse di sostegno previste, quasi 2 milioni, da destinare non a pioggia ma su obiettivi condivisi finalizzati a percorsi di sistema e, per questo, ridefinire la mappa della rappresentanza e i suoi strumenti uscendo da una realtà oggi frammentata».

Quindi Ferrari ha ricordato i nodi del welfare piemontese «che richiedono modalità innovative di partecipazione» e cioè le politiche attive per accompagnare il reddito di inclusione e gli interventi sociosanitari verso disabili e anziani come l’assistenza domiciliare. «La riforma – ha concluso l’assessore – apre la strada a nuove forme di democrazia».

La voce delle associazioni è venuta anzitutto dal Forum del Terzo Settore che in Piemonte raccoglie 33 grandi enti e seimila organizzazioni territoriali. «La riforma non avrà tempi rapidi di attuazione nei prossimi anni» ha avvertito Anna Di Mascio che ha quindi trattato varie tematiche aperte, prima fra tutte quella della rappresentatività, ma anche della «coprogettazione e collaborazione con le istituzioni pubbliche che sono poco pronte e preparate e dove troviamo rigidità».

Daniele Giaime ha parlato della ristrutturazione dei Centri servizi territoriali, per i quali sono previsti accorpamenti, ma ha espresso l’auspicio per una possibile deroga che salvaguardi l’attuale di Novara-Vco. «In ogni caso qui le associazioni troveranno la consulenza e l’accompagnamento necessari per affrontare le novità della riforma. Ne sono spaventate e anche ancora impreparate, ma io dico ben venga perché tra rendicontazioni del 5 per mille, modello di bilancio e modello di statuto sarà premiata la trasparenza e spingerà le associazioni serie ad adeguarsi beneficiando degli aspetti positivi».

«Un po’ di paura c’è – ha concluso Giaime – c’è anche tanta attesa, ma chiunque guiderà i Centri per i volontariato sarà sempre al fianco delle associazioni».

  1. Michele Amerio

    Mi pare che siete tutti seduti su una nuvola di parole, parole , parole…..il Festival degli intellettuali mentre in concreto le libere Associazioni sul Territorio chiuderanno senza pietà. Possiamo solo augurarci che i prossimi Governi ricomincino tutto da capo…dovreste avere il rimorso di aver distrutto con il vostro dire e fare , il libero Associazionismo, ricreativo, musicale, teatrale, di aggregazione sociale…Che il Signore vi distrugga al più presto, perché i danni che avete fatto sono pari a quelli che nel 1970/1976 portarono i Preti di sinistra a chiudere gli Oratori e ritirarsi nelle Parrocchie per quelli che credevano e pregavano….Avete tradito il messaggio educativo di Don Bosco e vi siete solo riempite le bocche di parole vane, sofisticate e politica dell’effimero……vi stanno togliendo il consenso , ma intanto oggi ne paghiamo i danni , sempre di più….

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