Economia Politica
Bloccati sul treno per ore

Sogni ferroviari di inizio 2019

L'elettrificazione della Novara-Biella e la fermata intermedia sulla linea dell'Alta Velocità Milano Torino rischiano di diventare solo argomenti buoni per la campagna elettorale delle regionali di primavera. Ma i pendolari attendono soluzioni concrete

Il 2019 è partito… in carrozza. Tra Natale e Capodanno sono tornati di attualità diversi temi legati al sistema delle infrastrutture ferroviarie che toccano il novarese.

La notizia più fresca, arrivata da Roma un po’ in sordina nei giorni convulsi di fine anno in cui è stata approvata la legge di bilancio, riguarda un fronte aperto da almeno 70 anni, quello della elettrificazione della linea ferroviaria Novara-Biella. Una iniziativa assunta dal senatore biellese di Forza Italia Gilberto Pichetto con la collaborazione del deputato novarese Diego Sozzani, e trovando qualche sponda utile all’interno del governo, ha portato all’approvazione di un emendamento che stanzia 5 milioni di euro finalizzati al progetto della elettrificazione. Intorno a Natale la notizia ha generato con grande facilità qualche titolo trionfalistico, ma in realtà quello racimolato da Pichetto e Sozzani sembra essere non molto di più di un obolo simbolico. Perché è noto a tutti che l’elettrificazione completa della linea, secondo uno studio dell’Unione Industriale Biellese, che è il soggetto che più di ogni altro e da più tempo sostiene il progetto, ha un costo che si aggira intorno ai 21 milioni di euro. A quanto sembra lo stanziamento approvato giorni scorsi finirà come posta vincolata nelle pieghe del bilancio della Regione Piemonte. E poi si vedrà.

Anche perché la vicenda del potenziamento della Novara-Biella si colloca in oggettiva concorrenza con l’altro “sogno ferroviario” che in queste settimane è tornato di grande attualità, cioè quello della definizione di una fermata intermedia  sulla linea ad alta velocità tra Torino e Milano.

 

In campo in questa complicatissima partita ci sono almeno tre candidature nel territorio del vercellese e del biellese (Santhià, Carisio e Balocco) e una nel torinese (Chivasso). E poi c’è Novara che nella scorsa primavera ha provato ad entrare in gioco (legg qui l’articolo della Voce in merito) mettendo in campo una sorta di “santa alleanza” con Chivasso, con l’obiettivo proprio di scalzare la concorrenza di Santhià e dintorni. Il sindaco Canelli, insieme al leader del comitato che a Chivasso promuove l’ipotesi della doppia fermata intermedia, questa soluzione «è l’unica che permette sia la completa integrazione tra l’Alta Velocità e le linee regionali per uno sviluppo globale del sistema ferroviario, sia il razionale utilizzo della rete ferroviaria nazionale ai due principali bacini oggi esclusi dal servizio dell’Alta Velocità e dai benefici di collegamenti più moderni e delle conseguenti opportunità di sviluppo dei territori».

Sul tema la Regione Piemonte nello scorso giugno aveva commissionato uno studio con l’obiettivo di valutare i punti di forza e di debolezza delle diverse ipotesi. Lo studio avrebbe dovuto essere completato entro la fine dell’anno, ma in realtà se ne saprà qualcosa solo a febbraio. Uno slittamento che nei giorni scorsi ha suscitato la levata di scudi di Fratelli d’Italia che nei suoi esponenti novaresi dal Parlamento al Consiglio Comunale di Novara, ha gridato allo scandalo, additando questo ritardo alla disattenzione della giunta regionale per il territorio novarese, «bistrattato anche questa volta da una Regione lenta, sorda e, tanto per non smentirsi, troppo Torino-centrica»

Anche l’argomento della vagheggiata fermata intermedia, in un quadro tutt’altro che chiaro sulle politiche infrastrutturali del governo Lega-M5S, rischia di fatto di essere solo uno dei tanti temi da campagna elettorale

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