Politica

«Sarà un autunno caldo. Non solo nei titoli dei giornali»

Enrico Borghi, deputato del Pd eletto nei collegi novaresi e segretario d'aula del gruppo Dem alla Camera,, traccia un bilancio dei primi due mesi del governo Conte, e guarda a settembre «quando i nodi comincerannio a venire al pettine»

I primi giorni delle sue brevi vacanze, le prime dopo essere entrato nella “cabina di regia” del gruppo parlamentare del Partito Democratico alla Camera, Enrico Borghi, manco a dirlo, li sta trascorrendo a far politica. In questi giorni per incontrarlo basta farsi un giro alla gloriosa festa dell’Unità di Villadossola, appuntamento fisso dal 1946, una delle poche se non l’ultima rimasta in questa parte del Piemonte, il nord ovest del nord ovest, che a marzo ha così sdegnosamente voltato le spalle al Pd. Stasera (venerdì 10 agosto) Borghi dialogherà sulla spianata della Lucciola con Maria Elena Boschi, a proposito del ruolo del Pd nella stagione del populismo  e di quella che nel titolo della serata viene definita “la deriva del governo Conte”

Voi dite deriva, ma i sondaggi sembrano per ora continuare a premiare la “strana alleanza” Lega-M5S. Questo “governo del cambiamento” piace…

Che sia cambiamento, non c’è dubbio. Che sia cambiamento in peggio, gli Italiani presto lo constateranno sulla propria pelle. Questi due mesi di esecutivo “giallo-verde”, che a me pare essere il primo governo di destra sociale della storia repubblicana, stanno lasciando già sul terreno le prime conseguenze negative.

Quali sono?

Sul piano strettamente economico lo spread è andato verso l’alto (da 150 a 250 punti base) e la Borsa verso il basso. Ciò significa una cosa semplice: che lo Stato paga più interessi sui titoli pubblici, e che le azioni hanno perso di valore. Insomma, siamo tutti più indebitati e più poveri. E questo non è certo un bel cambiamento…

Non c’è dubbio che la posizione non proprio “granitica” dell’Italia su alcune questioni fondamentali non è certo rassicurante per i mercati…

Le racconto un episodio. Nei giorni scorsi ho avuto un incontro di due ore con una delegazione di parlamentari giapponesi, di maggioranza e opposizione. Erano tutti preoccupatissimi. Le domande erano: “per voi l’euro è o no irreversibile?”, “il nuovo governo che politica economica esprime?”, “è vero o no che uscirete dall’Unione Europea?”, “quali sono i rapporti dell’Italia con la Russia?” e via di questo passo. Chi investe dall’estero in Italia, chi acquista il nostro debito pubblico ci osserva preoccupato, e non a caso gli investimenti stranieri in Italia hanno subito una frenata.

Questo è chiaro. Ma, insisto, il consenso in Italia per il governo non sembra scalfito dai dubbi del mondo economico e dal quadro internazionale…

Presto il Paese uscirà dal disincanto, e la luna di miele con l’esecutivo terminerà. Quando a Salvini e Di Maio non basterà più la strategia comunicativa fondata sulle “armi di distrazioni di massa” (oggi il babau dell’invasione straniera  domani la sparata per l’abolizione della legge Mancino e via di questo passo), tutti i nodi verranno al pettine. E sui principali dossier, sui quali all’interno del governo stanno furiosamente litigando, dovranno sciogliere i nodi.

Dunque dopo le vacanze c’è già una serie tornanti pericolosi per l’alleanza sovranista?

A settembre la Telt, società italo-francese finanziata dalla UE che sta realizzando la Lione-Torino, metterà a gara importanti opere connesse con la TAV. Il ministro Toninelli prenderà carta e penna e contravvenendo ad un trattato internazionale bloccherà i lavori, esponendo l’Italia a una figuraccia internazionale e aprendo la strada a cause e penali pesantissime?

A settembre l’Ilva finisce la disponibilità di cassa, e il socio privato ArcelorMittal attende una risposta. Il ministro Di Maio procederà davvero all’annullamento della gara, lasciando a spasso 12.000 operai, ponendo fine alla stagione dell’acciaio in Italia rendendoci così del tutto dipendenti dall’estero e aprendo a un contenzioso infinito sui costi delle bonifiche che così si faranno tra 50 anni?

A settembre bisognerà dire la parola “fine” sulla vicenda del gasdotto TAP. Il governo la pensa come il ministro Lezzi (e il buon Di Battista da Puerto Escondido) per i quali “l’opera va bloccata in due settimane” o la pensa come il presidente del consiglio (si, vi giuro che esiste davvero!) Conte che a Trump ha detto che “il Tap è un’opera strategica”?

A settembre bisogna consegnare alla UE la nota di aggiornamento sul bilancio: il ministro Tria presenterà a Bruxelles lo sfondamento del tetto del 3% come dicono Di Maio e Salvini, o si limiterà al maquillage per il quale l’attuale reddito di inclusione realizzato dai governi Renzi e Gentiloni verrà semplicemente ribattezzato reddito di cittadinanza? E quanto sono vere le voci dell’eliminazione degli 80 euro, che vanno a chi prende meno di 1.500 euro al mese, per finanziare gli sgravi fiscali a chi prende più di 100.000 euro all’anno?

A settembre riaprono le scuole. Come rientreranno i nostri ragazzi, con l’obbligo vaccinale o senza? Saranno sicuri o verranno esposti ad un potenziale rischio contagio a causa di un pasticciato decreto milleproroghe nel quale nottetempo si è infilata una normetta che sta creando confusioni a tutti i livelli solo per correre dietro ai pregiudizi ideologici dei No-Vax? E si realizzerà o no la segregazione dei bambini immunodepressi avanzata dal ministro Grillo?

A settembre bisognerà porre rimedio al pasticcio fatto dalla maggioranza sulla Rai, dopo la bocciatura di un candidato che insultava il Presidente della Repubblica, lavorava per le Tv di Putin, è dipendente di un gruppo editoriale concorrente.

E potrei continuare….

Il taccuino è già pieno. Settembre sarà un mese intenso.

MI lasci dire un paio di cose che riguardano più strettamente il nostro territorio…

Prego…

Il governo deve chiarire cosa vuol fare  su TAV e Terzo Valico perchè se le due opere proguono Novara diventerà certamente il polo della logistica del Nord-Ovest (in parallelo con Verona nel Nord-Est) e daremo una prospettiva all’asse Genova-Rotterdam che passa dal Sempione, ma se ci si ferma ci saranno pesantissime ripercussioni per l’economia di questo territorio. Ancora: sugli F 35 che si costruiscono a Cameri, il governo la pensa come il ministro della difesa Trenta che è venuta in commissione a dirci che ha forti perplessità sul progetto o come il presidente del consiglio che a Trump ha promesso il raddoppio delle spese militari? Ancora: quando il ministro Toninelli intima alle tecnostrutture di “non mettere nessuna firma” sulle infrastrutture ha presente che rischiamo di impastoiare i fondi e le procedure di opere come la tangenziale di Novara, la pedemontana biellese, la SS 337 della Valle Vigezzo, la SS 34 del Lago Maggiore?

Ci aspetta un autunno caldo?

Finora abbiamo visto un governo che ha scelto la politica del rinvio dietro alla cortina fumogena dei toni forti. A parte il decreto Di Maio, che ha avuto come prima conseguenza l’aumento del costo del lavoro a carico delle imprese e che presto (purtroppo) farà perdere il posto di lavoro a numerosi precari a causa del pregiudizio ideologico che porta dentro di sè. Se si resta in ostaggio delle minoranze urlanti, nelle piazze o sui social, un paese si paralizza. Questo, purtroppo, appare il destino dell’Italia nell’era del sovranismo. Di fronte a questa situazione, di sicuro non si può rimanere con le mani in mano. Lo vuol chiamare autunno caldo? Chiamiamolo così. Non credo sarà solo un titolo di giornale…

  1. Ottimo articolo!
    Grazie Borghi!

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