Politica

Rossi leader della commissione sul Teatro Coccia

La seduta che ha discusso le modifiche allo statuto della Fondazione ha visto come protagonista il segretario comunale che ha ampiamente esposto tutto l'iter che hanno portato alla stesura del nuovo documento. Sul tavolo anche l'appello della consigliera Paladini: «Che la questione Coccia non si esaurisca qui»

Un one man show. Questa è stata la performance di ieri del segretario generale del Comune, Giacomo Rossi, durante la commissione che ha preso in esame le modifiche allo statuto della Fondazione Teatro Coccia.

Nonostante i numerosi tecnicismi che l’argomento richiedeva, Rossi, con grande capacità divulgativa e piena conoscenza della materia, in quasi mezz’ora di “arringa” ha esposto l’iter e tutta una serie di norme che hanno portato alla stesura del nuovo documento la cui delibera, che verrà, con ogni probabilità, approvata durante il consiglio comunale di martedì prossimo, dovrà essere ratificata dalla Corte dei conti.

Anche quando l’assessore alla cultura Emilio Iodice in evidente difficoltà alla domanda della consigliera Sara Paladini «Quali sono state le scelte politiche che hanno portato a compiere questo atto?» a cui si è limitato a rispondere «Lo statuto era ormai obsoleto e non contemplava alcune norme necessarie. Non voglio sottolineare la responsabilità di nessun’altra amministrazione, ma è stato opportuno metterci mano dal punto di vista giuridico anche per dare una svolta all’impasse che tutti noi conosciamo molto bene e che si è venuta a creare in teatro in questo ultimo periodo. Questa è la motivazione più realistica, non ce ne sono altre», Rossi ha proseguito nella sua esposizione esplicitando la parte riguardante la concessione degli spazi della Caffetteria Broletto e le modalità con cui la Fondazione dovrà perseguire la valorizzazione del Complesso Monumentale del Broletto anche inviando, con cadenza annuale, al Comune di Novara e dalla Sopraintendenza una relazione sulle iniziative e sugli obiettivi, così come era contenuto nella richiesta della Soprintendenza stessa. Ha poi continuato il segretario «un punto che abbiamo voluto inserire anche nello statuto e che dovrà essere premura della Fondazione rispettare».

Preparata, come sempre, sul tema la consigliera Paladini: «Quando ho chiesto quale fosse il motivo politico per cui si arrivava qui oggi, non immaginavo che la risposta fosse “perchè lo statuto è obsoleto”. Sicuramente questo è un documento che ha dei punti che continuano a essere farraginosi, ma sarebbe stato più corretto ricordare che oggi siamo qui a modificare lo statuto anche perchè c’è una volontà da parte delle minoranze a volere andare in quella direzione, perchè era stato proposto nelle commissioni precedenti questo tipo di soluzione proprio da parte del gruppo del Pd, questo senza nulla togliere al ruolo svolto dall’amministrazione. È sicuramente fondamentale snellire quegli articoli che possono favorire una migliore gestione, perchè il teatro è patrimonio di tutta la città e non di un’amministrazione o di un’altra».

A margine della discussione riguardante lo statuto, la consigliera ha riportato all’attenzione alcuni argomenti già dibattuti «Il tema Coccia non si esaurisce con la stesura del nuovo documento. Siccome subentrerà un nuovo direttore, non possiamo dimenticare che da sei mesi c’è una gestione e questa gestione dovrà dare delle risposte rispetto alcuni aspetti poco chiari: è stato promesso e dichiarato due volte in quest’aula un contributo dal ministero e da Crt per il Festival dei maestri di cappella che invece non è stato erogato, contemporaneamente si è chiesta una riduzione del contributo del Fus proprio perchè doveva esserci questo festival. Per cui è facile dichiarare che il Fus resterà lo stesso, e io me lo auguro, ma se così non fosse qualcuno dovrà spiegarci delle motivazioni. Infine, a breve vorremo capire come sta andando la raccolta sponsorizzazioni e l’Art Bonus dal 1 gennaio a oggi. Per cui chiedo che questa vicenda non si chiuda qui, perchè devo ringraziare il sindaco per la trasparenza che ci ha dimostrato in commissione, ma non posso dire altrettanto del CdA della Fondazione che ha fatto fatica a trasmetterci i documenti e ha sempre dimostrato reticenza».

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