Politica

Pd, Ferrari e Rossi: «Consultazioni fuori dalle regole, noi non ci saremo»

L'assessore e il consigliere regionale ribadiscono la volontà di ricandidarsi come è per tutti i colleghi piemontesi ed auspicano che la direzione torni indietro su quella che considerano «una furbata, una forzatura ingiustificata». Critiche a Biondelli e preoccupazione per il partito novarese: «Situazione conflittuale che avrà conseguenze di lungo periodo»

Alle “consultazioni interne” per definire le candidature regionali decise a maggioranza dalla direzione provinciale del Pd ma già bocciate dai due terzi dei circoli (leggi qui), Augusto Ferrari e Domenico Rossi non intendono proporsi, ma non ritirano la ricandidatura alla competizione elettorale dopo un solo mandato. Intervengono pubblicamente anche se nel partito c’è chi avrebbe preferito un basso profilo, senza clamori esterni. Ed auspicano che il buon senso possa prevalere con un ripensamento da parte dell’inedita maggioranza, raccoltasi attorno a Matteo Besozzi, autrice di quella che viene definita «una forzatura ingiustificata» ma anche «una manfrina» e «una furbata», contraria alle regole.

Lo hanno spiegato venerdì pomeriggio in una conferenza stampa congiunta nella sede del Pd, alla presenza di una folta platea di iscritti e rappresentanti del partito, giunti a portare il loro sostegno.

«Esprimiamo serenamente e senza astio la nostra posizione» ha esordito Ferrari a nome di entrambi, quindi ha definito quanto avvenuto come «un fatto gravissimo, senza precedenti con una decisione a maggioranza in nome di un appello al popolo, che poi il popolo in poche ore ha giudicato sbagliata, con 17 circoli su 22. È un fatto politico che non può essere derubricato a logica correntizia».

 

 

Ferrari giudica la decisione della direzione provinciale «una forzatura ingiustificata rispetto alle regole. Io non sono contro le primarie, ne ho già fatte. Ma le primarie, che devono essere aperte a tutti gli elettori con tempi opportuni» e ora così non è.

L’assessore regionale ha poi portato alcune osservazioni. «Ritengo doveroso ricandidarmi dopo un mandato sia per rispetto a Chiamparino che mi ha conferito la delega – ha affermato – sia verso il gruppo Pd regionale che mi ha dato ampia collaborazione. Ritirerei la candidatura solo se il Pd novarese mi dicesse che sono inadatto, che per cinque anni sono stato inadeguato. Allora farei un passo indietro serenamente». Quindi ha ribadito che «sono indisponibile a partecipare alle consultazioni e ogni dubbio su questo mi è stato fugato dalla presa di posizione dei circoli».

Poi ha affondato: «Gli antichi dicevano “Sapientis est mutare consilio” e cioè “è dei saggi cambiare parere”: in direzione si rendano conto di averla fatta fuori dal vaso, di avere sbagliato e tornino indietro. Faccio appello in tal senso alle persone con ruoli ed esperienza». Insomma «diano un segnale di saggezza: pensavano di rappresentare i circoli e invece non è così».

Ferrari non manca di fare un nome e cognome: «Se dietro a questa manfrina surrettizia esiste la candidatura di Matteo Besozzi lo si espliciti. È persona autorevole e se ne discuta in direzione in modo chiaro, trovando con la mediazione una soluzione utile, prendendosi le relative responsabilità. Io sono per una terza candidatura femminile, ma se non la si vuole lo si dica: in sede regionale si può derogare».

Sullo stesso tenore il pensiero di Domenico Rossi. «In questi anni avete visto il nostro stile, lontano da scontri e crisi inutili ma per la mediazione che faccia costruire. Questa vicenda mi ha molto amareggiato e sono qui perché quando le cose non vanno bene occorre dirlo. Chi va in politica ha ambizioni legittime ma con il limite delle regole del gioco e l’etica del rispetto dell’altro». Anche Rossi non metterà il suo nome in gioco nelle consultazioni ed è disposto a non ripresentare la candidatura «se il partito ritiene che non ne sono meritevole, ma lo dica».

Ha quindi argomentato: «Il Pd ha chiesto fortemente la ricandidatura di Chiamparino nell’unica regione rimasta al centrosinistra e questo è un riconoscimento per lui, per la giunta con cui ha lavorato, per il gruppo con cui ha collaborato. Per questo da tutte le federazioni si sta chiedendo agli uscenti di ricandidarsi, anche con qualche deroga sul quarto mandato». Invece Novara «boccia la mozione in tal senso e promuove consultazioni, di fatto vuole liquidare i due uscenti a cui in cinque anni non è mai arrivata alcuna critica. E lo fa in meno di un’ora senza che nessuno dei 13 votanti, pur con lunga esperienza politica, intervenga per fornire motivazioni o cerchi di giocare un ruolo di ragionevolezza. Questo è stato un voto di squalifica del nostro lavoro, ma anche della giunta Chiamparino e del gruppo in regione».

«Mi ha fatto star male» ha aggiunto Rossi «ma poi è venuta la reazione della gente».

Il consigliere si interroga sulle motivazioni e ipotizza: «Siccome non se la sentivano di dirci di farci da parte hanno inventato il modo di scaricare sugli iscritti la responsabilità. Questa è una furbata che non si fa, ma che è stata così evidente da far ribellare la base. Ho avuto tanti messaggi che mi dicono di tenere duro e andare avanti». Quindi aggiunge: «Le cariche pubbliche sono contendibili, è giusto, ma con primarie aperte: sono disposto a farle e a perderle, ma voglio che sia una partita senza dadi truccati».

Una critica anche a Franca Biondelli: «Non accetto il voto della presidente regionale senza motivazione – dice Rossi – forse doveva astenersi»; e Ferrari aggiunge: «Ha compiuto un grave errore politico sovrapponendo le sue scelte di parte al ruolo di garante dell’equo funzionamento del partito».

E ora che succede? «Non credo si vadano a scegliere i candidati con il voto di 5 circoli, perché significherebbe portare il partito al fallimento» spiega Ferrari che vede un problema politico su cui possano intervenire Chiamparino e lo stesso Zingaretti. Mentre Rossi, che già da lunedì aveva avvertito Torino, «annota che la composizione sarà più facile a livello regionale dove i nomi si approvano o si cambiano».

C’è l’auspicio che si trovi «una soluzione che tenga insieme il più possibile in vista di una campagna elettorale difficile e che poi consenta di mettersi a lavorare per le amministrative del 2021» ma resta la preoccupazione perché «questa situazione conflittuale avrà conseguenze anche di lungo periodo».

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