Politica

Parte da Chignolo Po la “remuntada” di Cota?

Sabato nell'ex sede del Parlamento Padano è ritornato sotto i riflettori. E per una serie di circostanze il suo nome potrebbe essere spendibile alle elezioni

La politica ha spesso bisogno di simboli. Un bisogno spasmodico, che sfiora il feticismo. Come i vecchi nostalgici che vanno in pellegrinaggio alla tomba di Mussolini a Predappio, o (sul fronte opposto) al mausoleo di Lenin.

Se il prato di Pontida è certamente uno di questi luoghi simbolo per la Lega, anche nella sua versione salviniana, il villone di Chignolo Po nel pavese, quello dove si riuniva il “parlamento padano” inventato vent’anni fa da Umberto Bossi, resta uno scenario magico, insieme alle sorgenti del Po sul Monviso, nella mistica della Lega delle origini.

Quella Lega, per dirla con le parole del governatore della Lombardia Roberto Maroni «che mantiene l’utopia». Quella Lega (o quella parte di Lega) che si è stretta sabato scorso proprio intorno al vecchio capo. Accanto all’Umberto i nuovi “pretoriani”: anzitutto quel Gianni Fava che è stato l’unico coraggioso concorrente di Salvini nella corsa alla segreteria. E poi l’ex presidente del consiglio regionale della Lombardia Davide Boni.

E soprattutto l’ex presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

Dopo la rovinosa caduta dallo scranno più alto di Palazzo Lascaris, con l’annessa vicenda delle “mutande verdi”, l’ex enfant prodige leghista novarese si era prudenzialmente allontanato per un po’ di tempo dalla ribalta, tornando a dedicarsi prevalentemente alla professione forense.

Ma il richiamo della politica è troppo forte. E Cota, sabato a Chignolo, ha avuto l’onore di parlare dal palco insieme a Bossi. Come ai vecchi tempi, in cui i due facevano coppia fissa.

A Chignolo Roberto Cota è arrivato con una rappresentanza della minuscola corrente novarese che gli è rimasta fedele anche dopo i suoi guai e soprattutto dopo la sanguinosa resa dei conti messa in atto dagli uomini di Massimo Giordano, primo dei quali il sindaco Alessandro Canelli. Sono gli stessi che al congresso federale, insieme a Cota, sostennero la candidatura di Fava: Mauro Franzinelli, già aspirante sindaco sconfitto da Andrea Ballarè nel 2011 ed oggi consigliere comunale a Novara, Patrizia Dattrino, consigliere a Trecate, il sindaco di Gattico Andrea Zonca.

Nel suo intervento dal palco, Cota ha rimarcato il leit motiv di tutta la riunone: la Lega ha bisogno di un’anima che preservi il fuoco autonomista, perché se si spegne è finita.

Letta in parallelo alla dichiarazione di Bossi che ha escluso l’allontanamento suo e dei suoi fedelissimi dalle insegne dal Carroccio, l’affermazione sembra sancire definitivamente la nascita di una corrente di minoranza, una sorta di “rifondazione leghista” che correrà con Salvini, ma precisando i suoi distinguo e soprattutto facendo pesare le proprie riserve di consenso.

È per questo che il ritorno in prima fila di Cota è stato interpretato da molti come l’inizio di un cammino  – non semplice ma assai concreto – per ritornare a Roma.

Una candidatura nel collegio novarese, magari nel proporzionale in una alleanza allargata di centrodestra, non è impossibile, complice anche la evidente difficoltà della maggioranza giordaniana a individuare un candidato, stante l’indisponibilità del suo front man numero uno, il sindaco Canelli e l’assenza di altre figure rilevanti nelle seconde e terze file.

Cota alle insistenti domande in merito risponde con un elusivo “vedremo”. Ma c’è chi giura che alla fine ce la farà. O almeno ci proverà.

In un turno elettorale il cui sottotitolo è ormai per tutti “a volte ritornano”, può avere chance di tornare davvero anche lui….

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