Politica

Novara e l’immigrazione.
Tre domande a Elia Impaloni

Già assessore alle politiche sociali della giunta Ballarè, oggi è consigliere comunale del Partito Democratico

La “campagna di ottobre” in tema di immigrazione messa in campo dal sindaco Canelli e della maggioranza che governa il Comune di Novara certamente un obiettivo lo ha già raggiunto. I riflettori si sono nuovamente accesi sulla questione immigrazione. O meglio sulla interpretazione che viene data della questione immigrazione. A proposito più recenti scelte dell’amministrazione comunale abbiamo posto tre brevi domande a Elia Impaloni, già assessore alle politiche sociali dell’amministrazione di centrosinitra guidata da Andrea Ballarè ed oggi consigliere comunale del Pd.

Canelli ha annunciato di voler recedere dall’adesione allo Sprar. Puoi spiegare in breve cos’è e perché è vantaggioso per le città?

«Lo Sprar è il sistema che consente alle persone che hanno già ottenuto il riconoscimento del titolo di rifugiato di essere accolti in strutture idonee per sei mesi. Ma non è solo uno strumento di accoglienza, perché, con adeguate risorse messe a disposizione dallo Stato consente anche l’attivazione di percorsi integrati non solo per i rifugiati e anche l’erogazione di servizi diretti ai cittadini della comunità. Penso ad esempio a servizi di mediazione presso gli sportelli sociali, l’anagrafe, le scuole . C’è dunque un concreto vantaggio a farne parte. Inoltre il sistema Sprar è vantaggioso perché assicura un monitoraggio da parte delle ente locale sulla qualità dell’accoglienza, cosa  che non capita con i centri di accoglienza straordinari».

Recedere dall’adesione farà aumentare o diminuire il numero dei cittadini stranieri presenti in città ?

«È difficile fare somme algebriche, ma sicuramente il sistema Sprar consente di ridurre il barbonaggio. Se io sono un rifugiato riconosciuto, e sono stato in Novara per due anni in attesa del riconoscimento al termine del percorso preferisco rimanere a Novara piuttosto che spostarmi in una città dove non conosco nessuno. Ed è ovvio che se esistono le strutture di un sistema come Sprar io comincerò un percorso virtuoso. In caso contrario rischio di non avere un posto dove dormire. E allora … evviva la stazione evviva il dormitorio evviva le panchine nei parchi. È paradossale, ma uscire dal sistema organizzato dell’accoglienza rischia di avere gli effetti opposti rispetto  quelli attesi da chi governa il Comune».

Il progetto di inserimento lavorativo volontario dei richiedenti asilo con Assa solo due anni fa veniva portato ad esempio per tutta Italia dal ministro Poletti. Oggi Canelli lo abbandona e dice che non ha mai funzionato. Qual è la verità ?

Mi sono ormai convinta che qui l’ordine di scuderia sia quello di non promuovere nulla in tema di immigrazione, di lasciare il fenomeno a sé stesso, salvo poi inanellare lamentele continue sul fatto che i richiedenti asilo non fanno nulla tutto il giorno. La verità? A volte ho l’impressione che l’inerzia operativa determini scelte politiche. So bene quanto sia complicato mettere in piedi e gestire un progetto come quello del volontariato civico per i richiedenti asilo. Lo so perché l’ho fatto. Oggi mi sembra che prevalga la volontà di non crearsi troppi problemi…..

  1. grazie !

  2. Ringrazio per lo spazio dedicatomi. L’argomento è difficile e impopolare ma è necessario articolare con profondità il tema. Spesso si confonde lo spar con altre forme di accoglienze .

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