Politica Salute

Nasce “Rete salute Novara” intorno al tema del nuovo ospedale

Promotore è Alberto Pacelli, “vecchio leone” della politica novarese, che dice la sua sulla realizzazione della Città della Salute: «Se i lavori non sono partiti è tutta colpa della Regione e dell’Azienda ospedaliera»

Alberto Pacelli non è uno che le manda a dire. Il “vecchio leone” della politica novarese ha lanciato questa volta il suo ruggito nei confronti dell’incontro di venerdì scorso (da lui definito senza mezzi termini una “sceneggiata”) dedicato alla realizzazione del nuovo ospedale. E sullo stesso tema ha convocato una conferenza stampa stamattina per presentare in prima battuta “Rete salute Novara”, una delle diverse “voci” attraverso le quali la cosiddetta “società civile” vuole impegnarsi a «salvaguardare i valori del Servizio Sanitario Nazionale contro distorsioni, disfunzioni, sprechi di pubblico denaro».

 

 

«È in quest’ottica – ha detto ancora Pacelli – che nasce il nostro “interesse” per i problemi connessi alla costruzione della Città della Salute. Che Novara abbia bisogno di un nuovo ospedale è fuori discussione. Il problema non è “se”, ma “come”». E allora ecco le lamentele a proposito del citato incontro post Giunta regionale della scorsa settimana, servito unicamente «per “coprire” le responsabilità della stessa Regione e dell’Azienda ospedaliera, veri “colpevoli” se i lavori per la realizzazione del nuovo ospedale non sono partiti. E la firma mancante da parte del Ministero della Salute? Solo una scusa».

Ancora Pacelli: «Da tempo andiamo sostenendo con gli attori interessati che l’Azienda ospedaliera è proprietaria unicamente di un terzo dei terreni necessari, quelli dell’ex Piazza d’Armi. Mi risulta che sia difficile per chiunque poter costruire su un terreno non di sua proprietà».

Ma per Pacelli sarebbe anche l’impianto “finanziario” a non reggere, tanto che l’assessore Icardi, di fronte a queste difficoltà, si sarebbe in qualche modo cautelato cercando altre strade (l’ipotesi Inail), dopo che «il Nucleo di valutazione ha sostanzialmente chiesto alla Regione di farsi garante. Evidentemente qualcuno non vuole accelerare l’iter ma piuttosto, da parte di qualcuno, scaricare le responsabilità per nascondere le proprie. Un’operazione avvolta in una nebbia di mistero dentro la quale si possa nascondere una volontà di privatizzare». Un allarme più ampio che riguarderebbe l’intera sanità pubblica, «per la quale se non si trovano le risorse adeguate per rifinanziarla anche le regioni del Nord il futuro sarà quello del collasso».

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