Politica

La “traversata del deserto” del Pd comincia sul Lago Maggiore

Venerdì a Baveno un importante convegno promosso dai deputati Pd. Borghi: «Ripartiamo costruendo una alternativa reale al sovranismo»

Se di “traversata del deserto” si deve trattare, meglio equipaggiarsi nel modo migliore per il Sahara.

La metafora non è ne nuova nè originale. Ma il clima che in queste settimana si respira dalle parti del Partito Democratico, a tutti i livelli, è proprio questo. Di fronte ad un futuro che sarà, almeno per un tratto non irrilevante di tempo, quello dell’opposizione, si assiste ad un crescente movimento alla ricerca di nuovi assetti e soprattutto di nuovi orizzonti.

Mentre da un lato le “aree” interne stanno faticosamente tentando di darsi nuovi punti di riferimento e qualche nuovo potenziale leader emerge anche in vista di un congresso che prima o poi dovrà essere celebrato, si susseguono anche occasioni in cui il lavoro è soprattutto sul fronte dei contenuti.

È il caso di un importante convegno  – in programma questo venerdì 13 luglio proprio nel nostro terrtorio, sulle rive del Lago Maggiore, a Baveno – con il quale i deputati del Pd iniziano un percorso di analisi di riflessione e di confronto coi territori denominato #connessioneaperta.

La Voce ne ha parlato con Enrico Borghi, deputato eletto nel collegio novarese, che fa parte dell’ufficio di presidenza del gruppo Dem alla Camera dei Deputati, e che è uno degli organizzatori della giornata.

«Il convegno – spiega Borghi – è l’avvio di un cammino che non è più eludibile per noi. Siamo chiamati ad affrontare i tempi nuovi, e a comprendere fino in fondo il messaggio che ci arriva dalle urne che con le elezioni politiche del 4 marzo e con le successive elezioni amministrative configurano la nascita in Italia di un nuovo polo sovranista-nazionalista imperniato attorno alla Lega di Salvini e al Movimento 5 Stelle».
«Il movimento progressista e riformista – aggiunge il parlamentare democratico –  sconta difficoltà e ritardi, sul piano globale ed internazionale, a comprendere le ansie e le problematiche della globalizzazione. Dagli USA di Trump all’India di Modi, dalla Francia della Lepen alla Germania del rinascente nazionalismo neonazista, fino a sconfinare nei paesi di Visegrad (per non parlare delle “democrature” di Russia e Turchia…), un vento di destra soffia forte su tutte le democrazie liberali, tornando ad imporre lo schema del nazionalismo (a cui viene aggiunto un sovranismo nativista che rischia di creare fenomeni di rottura interna alle nostre società) come ricetta -evidentemente sbagliata- ad una globalizzazione che lascia sul campo problemi, difficoltà e ceti colpiti».

«Davanti a questa ondata – precisa Borghi – i concetti tradizionali di Destra e di Sinistra sembrano essere messi in discussione, e molti di noi si interrogano sulle prospettive future».

E saranno proprio le prospettive future del riformismo progressista ad essere oggetto di analisi nel convegno che, dopo i saluti del Segretario del PD del VCO Giuseppe Grieco.  prevede anzitutto i contributi di due studiosi : Antonio Noto , fondatore di IPR Marketing, uno dei principali istituti di ricerca sociale  e Mauro Magatti, sociologo dell’Università del Sacro Cuore di Milano, uno dei più brillanti analisti dell’attuale situazione italiana e internazionale.

Dopo l’intervento di Cristina Bargero, autrice del libro “il Piemonte oltre la crisi”, che aiuterà a spostare l’attenzione sulla realtà della nostra regione, la parola andrà agi esponenti politici del territorio. Sono in programma gli interventi dell’ex senatrice Nicoletta Favero, di ,Augusto Ferrari, assessore regionale  alle politiche sociali e del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino .

Gli interventi verranno moderati da Luigi Bobba, già sottosegretario al welfare dei governi Renzi e Gentiloni.

Seguirà il dibattito, al quale sono stati invitati a partecipare i segretari democratici delle province dell’Alto Piemonte. Le conclusioni saranno affidate a Borghi e a Graziano Delrio , capogruppo del PD alla Camera dei Deputati.

«Sarà un momento importante – conclude Borghi – per qualità e quantità degli interventi, e per ripartire nella costruzione della proposta alternativa al sovranismo che si dimostrerà sul campo modello inefficace e per alcuni versi anche pericoloso».

  1. camillo cavanna

    Note un po’ datate.Notes ad conventum PD
    Vorrei mettere in luce alcune considerazioni.
    Il M5S, dopo aver minacciato la messa in stato di accusa del Presidente Sergio Mattarella, il c.d. Impeachment, previsto dall’articolo 90 della Costituzione solo in caso di alto tradimento o attentato alla Costituzione, ha riproposto il governo con la Lega, superando, in tal modo, l’alternativa del Governo tecnico/neutrale proposto dallo stesso Sergio Mattarella. Ma il neo nominato Governo M5S-Lega ha potuto nascere solo accettando la conditio sine qua non, saggiamente imposta dal nostro salvifico Presidente, cioè la rinuncia dell’economista Paolo Savona al Ministero più importante, quello dell’Economia, che determina le scelte del governo.
    Il prestigioso economista in questione è divenuto infatti il simbolo dell’uscita dall’Euro da quando, nel 2015, si è reso noto ai mercati e all’Europa per il suo cosiddetto piano B, appositamente ideato a questo scopo.
    Tale candidatura e la situazione contingente d’instabilità hanno allarmato i mercati, portando lo spread a 320 b.p.. Nemmeno nel 2011 c’era stato uno sbalzo tanto pronunciato in così poco tempo, per il calo di fiducia e la repentina vendita dei nostri titoli di stato da parte degli investitori.
    Lo spread alto è il centro di irradiazione del male e costava circa 90 miliardi all’anno di interessi sul debito, ridotti poi a circa 70.
    Per esemplificare: 100 basis points sono pari a circa 20 miliardi, 10 bp 2 miliardi, 1 bp 200 milioni!
    I due alleati populisti hanno ripiegato, spostando la candidatura di Paolo Savona ad altro Ministero, per non perdere un’occasione storica, irripetibile: formare in Italia, il secondo Paese manifatturiero dell’Unione Europea e fondamentale fra i 6 paesi costituenti l’Unione Europea stessa, il primo governo populista e sovranista, in antitesi con la nostra vocazione Europeista, un governo del peggior cambiamento o, meglio, della peggior restaurazione, reazionario e, nei fatti, antieuropeista.
    E’ più facile abbagliare che illuminare, tuttavia si può ingannare tutti una volta, nessuno per sempre.
    Pertanto nuove elezioni, una volta smascherati, avrebbero potuto dare a costoro, M5S e Lega, un risultato meno premiante. Dichiara Eugenio Scalfari: “Salvini è un anti–europeo, non ama l’euro, vorrebbe uscirne per raggiungere i Paesi di Visegrad”, facendo dell’Italia la testa di ponte dei Paesi dell’est.
    Smascherato il volto sovranista della lega con l’incredibile, ma vero, Piano B per l’uscita dall’Euro !
    Uno scenario da rabbrividire; ecco che cosa prevedeva il d-day del piano: venerdì sera conti correnti in euro e lunedì in lire, svalutate di circa il 30%, un blitz segreto per evitare la fuga dei capitali all’estero.
    Uno scenario da incubo, con conseguenze devastanti per i risparmiatori e la popolazione italiana.
    Il ritorno alla lira e la conseguente “Italexit” avvantaggerebbero solo i ricchi, aumentando la differenza con i poveri, già cresciuta a causa della Globalizzazione; un divario, quello tra ricchi e poveri, che le forze democratiche e europeiste devono assolutamente contrastare, cercando in tutti i modi di diminuirlo.
    Evitato il Piano B, sembra ormai scongiurata l’uscita dall’Euro; ma anche l’eventualità, mirata allo stesso scopo, dell’ap¬posito referendum consultivo, peraltro inibito dalla stessa Costituzione, avrebbe dato lo stesso esito; i sondaggi infatti evidenziano che, saggiamente, l’uscita dall’euro non sarebbe in realtà voluta da oltre il 60% delle italiane e degli italiani, anche da coloro, quindi, che inconsapevolmente hanno votato i populisti per governare, attratti da ben altre abbaglianti e velleitarie promesse, di cui è rimasta preda la maggioranza dell’elettorato, ammaliata come da una sorta di canto delle sirene.
    Il contratto atipico di governo formulato tra M5S e Lega prevedeva addirittura, nella prima stesura, non solo la procedura per recedere dall’unione monetaria e dall’euro (!), ma anche la richiesta di cancellazione del debito di 250 miliardi detenuti sotto forma di Titoli di Stato dalla BCE, pari a circa il 10% del debito pubblico italiano, che ammonta a 2.300 miliardi; una richiesta, quest’ultima, irricevibile, che avrebbe sancito la bancarotta e il default dell’Italia !
    Basti pensare che, ogni mese, l’Italia deve collocare sui mercati 40 miliardi di titoli di stato, vale a dire circa 400 all’anno.
    Nell’ipotesi di uscita dall’euro scatterebbe il downgrading ed il nostro titolo diverebbe Junk, semplice spazzatura!
    Scontrandosi dunque sulla vera posta il gioco, gli antieuropeisti avrebbero la peggio contro gli europeisti. Il PD, che si annovera nell’ambito di quest’ultimi, si eleverà a baluardo dell’Euro e dell’Unione Europea con la forza della verità contro la menzogna.
    La vera sfida che farà risorgere il nostro partito, salvando il nostro Paese e la stessa Unione Europea, sarà proprio tra europeisti ed antieuropeisti. Da tale sfida il PD, facendo prendere coscienza e conoscenza della semplice verità che fuori dall’Euro e dall’Unione Europea il Paese fallirebbe, tornerà al governo da vincitore, alzando la bandiera Europea!
    Nessuna conquista può dirsi definitiva. La democrazia non è manna caduta dal cielo.
    “La democrazia è una parentesi nella storia dell’Umanità”, ammonisce Walter Veltroni, il padre del nostro Partito Democratico, nato nell’ottobre 2007 dalla fusione di forze progressiste, popolari e democratiche, eredi di coloro che, combattendo uniti nel CLN il regime, hanno conquistato la libertà e la democrazia. I valori fondanti del nostro PD vengono da lontano ed hanno solide radici.
    Il cammino dei democratici sulla strada del progresso umano viene da una lunga storia; gli albori dei progressisti possono metaforicamente risalire al 109 a.C., da quello Spartacus che lottò per la liberazione dalla prepotenza dell’uomo sul¬l’uomo, antesignano dell’emancipazione sociale.
    Non è tempo di perdersi nelle varie correnti, ben venga il confronto di idee, orientate, senza personalismi, verso lo stesso fine.
    In proposito, riprendo testualmente una frase dalla magistrale relazione del nostro Segretario Sergio De Stasio: “Serve un partito fondato su un confronto di idee, che riconosca il valore del plularismo, a condizione che rifiuti l’articolazione in filiere personali finalizzate alla sola gestione del potere”.
    Ritengo più che mai attuale, inoltre, il monito di Camillo Prampolini: “Uniti siamo tutti, divisi siamo nulla”.
    E’ tempo dunque di riunire le forze democratiche sotto la bandiera Europeista (!), in una sorta di CLN, di opposizione e resistenza, per affrontare uniti i pericolosi avversari antieuropeisti e sovranisti.
    E’ verosimile pensare che Lega e M5S, non potendo mantenere le loro promesse abbiano già pronto l’alibi per il loro fallimento, addossando la colpa all’Europa ed ai vincoli dei trattati Europei. Allora la campagna per l’uscita dall’euro si farà più esplicita.
    La partita che può far risorgere il nostro Pd, se non prima, ritengo sia quella che si giocherà alle Europee del 2019, dove saranno europeisti ed antieuropeisti saranno contrapposti.
    Voglio ricordare che grazie alle forze progressiste guidate da Carlo Azeglio Ciampi e da Romano Prodi nasceva l’Euro, che inizia a circolare dal 1° gennaio 2002.
    Con l’euro abbiamo perso una parte della sovranità, vaneggiata ora dai sovranisti, non solo per evitare il declino del Paese in tempo di globalizzazione, ma anche allo scopo di giungere ad una forma di sovranità più progredita attraverso la federazione degli Stati Uniti d’Europa.
    La sovranità si fonda su 2 pilastri: la stampa della moneta e l’esercito (il primo tentativo di costituire un esercito europeo, denominato CED, ovvero Comunità Europea di Difesa, risale al 1954 e fallì per l’opposizione della Francia).
    Per la prima volta nella storia, la conquista dell’unità monetaria precede quella politica.
    Il Partito Democratico resta ora nell’increscioso, ma necessario, ruolo di opposizione, il solo garante della permanenza nell’Unione Europea.
    Poter dire “Civis Europaeus sum”, significa garantirsi da qualsiasi violazione dei propri diritti fondamentali, così come accadeva un tempo dichiarando il proprio status di “ Civis Romanus sum” . Al di fuori di Roma c’era la barbarie, al di fuori dell’Europa c’è lo stesso rischio.
    Ritengo sia determinante seguire la stella polare del progresso umano, che porta necessariamente verso l’Unione Europea, per costruire una società migliore, più giusta, ispirata ai valori di solidarietà, libertà, uguaglianza, una società con al centro le persone, i diritti civili e sociali, il mercato al servizio dell’uomo e non viceversa.
    Il partito, dunque, inteso come mezzo al servizio delle persone. Citando Vittorio Foa, “Fare politica significa non pensare solo a sé, ma anche agli altri, non solo al presente, ma anche al futuro”.
    L’ormai nato governo giallo-verde, basato su un insostenibile contratto, potrebbe essere la rovina dell’Italia, che fu tra i 6 Paesi costituenti l’Unione Europea, con i padri i fondatori Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman, Joseph Bech.
    Il cammino verso la Federazione degli Stai Uniti di Europa – sogno di Altiero Spinelli, di Ernesto ed Ada Rossi, Eugenio Colorno e Ursula Hirschmann, delineato nel “Manifesto di Ventotene”, dove si trovavano confinati dal partito fascista nel 1941 – potrebbe interrompersi.
    Senza l’Europa l’Italia non si salva, ma neppure l’Unione Europea si salva senza l’Italia.
    Significativo, al contrario, l’entusiasmo manifestato dalle forze sovraniste e antieuropeiste.
    In primis da Valdimir Putin, premier della Russia che da sempre avversa l’U.E. e sostiene le forze antieuropeiste.
    Marine Le Pen, leader della destra antieuropeista e sovranista Francese, ha subito elogiato Matteo Salvini per la Lega, dichiarando: “Con Salvini al potere sogniamo il ritorno alle nazioni !”.
    Nigel Farage, il padre della Brexit e leader del Ukip, il partito antieuropeista Britannico, ha analogamente elogiato Luigi Di Maio, candidato Premier per il M5S.
    In tutti i Paesi dell’eurozona, tranne l’Italia, sono stati arginati i populismi.
    Emmanuel Macron, in Francia, ha arginato la destra sovranista antieuropeista di Marine Le Pen.
    In Germania, la costituita Gross Koalition, detta “Groko”, fra Martin Schulz (SPD) e Angela Merkel (CSU), ha fatto da argine all’Alternative für Deutschland (AFD).
    Il partito antieuropeista Britannico, ha analogamente elogiato Luigi Di Maio, candidato Premier per il M5S.
    Come inoltre ricordato da Maurizio Martina, emblematica è la dichiarazione di Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump in USA, il cavaliere nero del populismo mondiale: “L’alleanza M5S e Lega è per me un sogno finale, tale alleanza ha dato un colpo al cuore della bestia Europea”. Per noi invece è l’inizio di un incubo !
    Tali improvvidi intenti antieuropeisti, ancorché successivamente rinunciati dalle due forze populiste ora al governo, sono indicativi del vero comune denominatore che le accomuna: quell’antieuropeismo che è dichiaratamente manifesto nella Lega, forza di destra sovranista e lepenista, velato,nel M5S qualunquista, che si dichiara né di sinistra, né di destra.
    Molti compagni di sinistra hanno preferito lasciare il nostro PD, credendo nel falso reddito di cittadinanza, che in realtà non è altro che una sorta di reddito d’inclusione, assai più oneroso, ma trattabile se convenientemente modulato su di esso. Il REI è infatti un’importante conquista sociale del precedente governo del PD, ma inadeguato, poiché copre solo 2 milioni di poveri contro una platea di 5 milioni.
    Altri ci hanno lasciato credendo nel ripristino dell’art.18, proprio da parte di chi, paradossalmente, predica la democrazia diretta, senza corpi intermedi, partiti e sindacati; mi riferisco al M5S che, attraverso la consultazione diretta del popolo, intende superare la democrazia indiretta.
    Norberto Bobbio diffidava dei movimenti che, disdegnando la democrazia indiretta, furono prodromici di sistemi totalitari. La democrazia si fonda sulla rappresentanza parlamentare, e partitica (art. 49 della costituzione), e sindacale (art. 39). La democrazia è parlamentare o, diversamente, tale non è, sin dai tempi dell’antica Grecia dell’ateniese Clistene 570 a.C.
    La Lega, nell’ambito della coalizione di centro destra, teorizza l’uscita dall’euro; alimentando precipuamente la xenofobia e la paura per i migranti; specula sull’epocale fenomeno migratorio, dipingendolo come una vera e propria invasione, ed inoltre propone la flat tax, ora inserita nel contratto con il M5S, in aperto contrasto con l’articolo 53 della Costituzione, che prevede aliquote progressive anziché proporzionali.
    Robin Hood, ma alla rovescia, cioè come farebbe lo sceriffo di Nottingham: togliere ai poveri per dare ai ricchi.
    Diceva Winston Churchill: “La Storia dovrebbe illuminare l’anima, ma troppo spesso viene offuscata dalla memoria corta”. E Antonio Gramsci: “La storia insegna, ma non ha scolari”.
    Ricordiamo che il governo Berlusconi nel novembre 2011 si dimise dopo aver distrutto valori e valore. Il Paese era allora sull’orlo del dissesto.
    In tale frangente, esattamente il 9 novembre, chiamato il giorno del “cigno nero”, con lo spread alla soglia di 575 punti base, eravamo situati sull’orlo del baratro e si rischiava il default. Il Financial time invocava: “In God’s name, go!”
    Il governo Berlusconi, per evitare il default, dovette alla fine dimettersi e il 16 novembre 2011 subentrò il governo tecnico d’emergenza, definito di “Impegno nazionale” e perciò sostenuto da tutti i partiti, guidato dal Premier Mario Monti, patrocinato dallo stesso Presidente della Bce, Mario Draghi, il salvifico sostenitore dell’irreversibilità dell’euro e noto per la sua dichiarazione “Whatever it takes”.
    Draghi adotta ogni intervento monetario espansivo possibile, crea l’OMT, il c.d. Bazooka, e il Q.E. con cui la Bce, ogni mese, acquista dapprima 80 miliardi ed ora 30 miliardi di titoli di Stato nell’area Euro, di cui circa 10 miliardi per l’Italia.
    Nell’aprile 2013 la guida del Paese, che era stato alla soglia del baratro, passò dal governo Monti al governo Letta, che ne consolidò il risanamento, continuato poi, grazie alle politiche virtuose del PD, dai governi Renzi e Gentiloni che si sono succeduti.
    Mario Monti, memore del suo governo emergenziale, afferma metaforicamente che se si sommassero le promesse insostenibili del M5S con quelle della Lega si verificherebbe “Una strage degli innocenti”, preconizzando con ciò un Paese in cui “gli italiani di domani farebbero meglio a non nascere”, un Paese che andrebbe alla deriva, fuori dall’U.E., in declino verso il terzo mondo!!
    Il responso delle urne ci consegna purtroppo due populismi che pur sovrapponendosi in molti punti, rappresentano in realtà mondi opposti: neppure il genio di Aladino potrebbe rendere compatibili il reddito di cittadinanza e la Flat tax.
    Sono certo che di fronte all’impraticabilità delle promesse dei populisti, gli elettori si disilluderanno e potremo così recuperare la loro fiducia.
    Continuiamo dunque fiduciosi il nostro cammino, con l’alzabandiera dell’Unione Europea ! Stando all’opposizione, con la nostra gente, le nostre idee, i nostri valori, con l’obiettivo della riconquista del governo del Paese.
    Potremo così continuare ad esercitare il potere non come vuoto sostantivo, fine a sé stesso, ma come prerogativa al servizio delle cittadine e dei cittadini, seguendo – voglio ancora ripetermi – la stella polare del progresso umano, verso gli Stati Uniti d’Europa (!), per costruire una società migliore, più giusta, ispirata ai valori di solidarietà, libertà, uguaglianza, una società con al centro le persone, i diritti civili e sociali, il mercato al servizio dell’uomo e non viceversa.

    Ringrazio, per l’attenzione, con cordialità. Camillo Cavanna

    Arona, 7 giugno 2018

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