Politica

La “campagna d’autunno” della Lega: riesumare le province

A Roma un disegno di legge, a Novara una mozione presentata al Consiglio Provinciale. L'obiettivo è quello di tornare al suffragio universale (e conquistare numerose "poltrone")

Il voto in Senato sul decreto Di Maio ha di fatto suonato l’ultima campanella prima delle vacanze estive, ma la politica nazionale – e di conseguenza anche quella locale – sta già preparandosi al “girone autunnale”.

E sembra già chiaro almeno uno dei terreni sui quali la Lega di Salvini intende spostare l’attenzione, aprendo un fronte inedito. Il “campo di battaglia” è quello del futuro delle Province, che la Lega sembra intenzionata a riesumare, facendole ritornare com’erano prima della legge Delrio. Proprio in questa direzione si muove un disegno di legge presentato dal Carroccio al Senato e alla Camera con l’obiettivo di tornare a riaprire una discussione rimasta in sospeso dopo la bocciatura del referendum costituzionale.

Che le province si trovino oggi in una situazione senza sbocchi, “svuotate” dall’interno secondo un progetto che intendeva arrivare alla abolizione definitiva ma che poi si arenò sul risultato negativo del referendum costituzionale, è cosa evidente a chiunque. Ma naturalmente diverse possono essere le strade da percorrere per uscire dall’empasse.

A quanto pare la Lega ha scelto quella della “restaurazione” dello status quo ante: nel disegno di legge Nel provvedimento depositato a Palazzo Madama  e firmato anche da Matteo Salvini si prevede l’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali (che nella situazione attuale vengono votati dagli amministratori locali), la restituzione di molte delle antiche competenze e la reintroduzione delle indennità ai politici (oggi i consiglieri provinciali non percepiscono alcun compenso). Un disegno di legge del tutto analogo è stato presentato in questi giorni anche alla Camera dal capogruppo Riccardo Molinari che definisce il tema delle province “una priorità”.

Anche su scala locale la Lega non si è fatta attendere: nei giorni scorsi è stata depositata dai due consiglieri leghisti nell’assemblea di Palazzo Natta (Luca Piantanida e Mchela Leoni) una mozione che sostiene l’ipotesi di ritorno al suffragio universale diretto. «Le province – spiega Piantanida –  sono ormai in pieno dissesto grazie soprattutto alla legge Delrio, che ha messo una pietra tombale sull’ente. Purtroppo – prosegue il rappresentante della Lega –  non si è capita l’importanza di questo Ente che funge da collante e da tramite tra i cittadini, i Comuni e gli Enti superiori troppo lontani per storia e funzione dal territorio. Il costante depauperamento delle risorse in capo alle Province ha reso le scuole e le strade quali specifici settori di intervento dei luoghi meno sicuri ed accessibili ai cittadini».

Una opinione peraltro non condivisa dagli alleati di governo del Movimento 5 Stelle e bocciata come “specchietto per e allodole” dal Partito Democratico. Ancora non è chiaro cosa ne pensano Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Se ne parlerò dopo l’estate. Ma sembra difficile evitare che, almeno ancora questa volta, i consigli provinciali vengano eletti con l’attuale sistema e le province rimangano enti di secondo livello, con tutte le attuali difficoltà

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