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Il Consiglio “sfiducia” Genoni (Atc) e non passano due delibere

Ieri l’aula di palazzo Cabrino ha vissuto due sorprese che hanno posto in secondo piano l’attesa trattazione del caso Coccia: la mozione per chiedere le dimissioni al presidente dell’Atc, votata da una inedita maggioranza gialloverde allargata, e lo “stop” a due delibere di accompagnamento al bilancio

Il Consiglio “sfiducia” Genoni (Atc) e non passano due delibere. Così ieri l’aula di palazzo Cabrino ha vissuto due sorprese che hanno posto in secondo piano l’attesa trattazione del caso Coccia: la mozione per chiedere le dimissioni al presidente dell’Atc, votata da una inedita maggioranza gialloverde allargata, e lo “stop” a due delibere di accompagnamento al bilancio, tra cui quella sulla Tari a cui è mancato l’appoggio della necessaria maggioranza.

«Giuseppe Genoni, presidente dell’Atc, deve dare le dimissioni»: questa la sostanza di una mozione votata dai consiglieri Cinquestelle e di centrodestra (dopo promozione leghista) che ha animato la conclusione di seduta nel tardo pomeriggio. A presentare un ordine del giorno urgente con la richiesta «che il sindaco Canelli chieda alla Giunta Regionale di commissariare Atc Piemonte Nord» è stato il capogruppo pentastellato Mario Iacopino che ha aggiunto: «si riprenda il protocollo per definire i piani di rientro degli inquilini morosi» che, colpa attribuita a Genoni, «sono stati compromessi da Atc, che li ha abbandonati e gestito autonomamente i casi». Iacopino ha anche ricordato le «bollette da magliaia di euro inviate a persone in grave difficoltà» e contestato «la spesa di un milione di euro per la nuova sede Atc».

A fianco di Iacopino si è subito schierato il capogruppo leghista Matteo Marnati che ha proposto la trasformazione dell’odg in mozione «non per un commissariamento, ma per chiedere le dimissioni a Genoni perché crediamo abbia fallito nel suo compito», concordando con le critiche espresse dal collega Cinquestelle, che ha accettato la modifica.

Si è così passati al dibattito con il Pd a difesa del presidente Atc e il centrodestra all’attacco, ma contemporaneamente pronto a riconoscere a più voci la disponibilità e il buon comportamento dell’assessore regionale al welfare, Augusto Ferrari. L’ex sindaco Andrea Ballarè ha puntato sul fatto che «il presidente Atc si è messo a guardare i conti, ha visto tanti che non pagavano e ha cercato di far rispettare le regole, che sono: se non paghi e puoi farlo, esci. E allora il Comune o fa eseguire oppure paga lui. Peccato che non lo fa, ma chi amministra deve fare le scelte».

Pronta la reazione di Claudio Strozzi (Lega): «È una favoletta: noi non abbiamo responsabilità, che va a chi ci ha preceduto e non ha vigliato. Noi ci siamo trovati questa tegola». Rossano Pirovano (Pd) ha ricordato come «la legge che stabilisce che i Comuni devono farsi carico delle morosità colpevoli è stata fatta dalla Regione con la giunta Cota» per aggiungere: «La casa dà dignità alle famiglie e la questione va affrontata come serio problema sociale, non con annunci e slogan. L’Atc ha visto che procedere con i tavoli era lungo e non portava risultati». Ma Marnati e Arduino Pasquini (Con noi per voi) rimarcavano le bollette estremamente onerose e «illeggibili», quindi Valter Mattiuz (Forza Novara) concordando sintetizzava: «Genoni non ha dimostrato capacità amministrativa». Una ulteriore osservazione da Paola Vigotti (M5S): «L’odg non ha calcoli politici ma la questione dei conguagli da migliaia di euro ha fatto traboccare il vaso: a noi si sono rivolti inquilini in serie difficoltà. Non ce l’abbiamo con il presidente, ma l’Atc vive da anni una situazione insostenibile. Questa è la richiesta di trovare una soluzione».

Dal Pd ancora due interventi. Per Milù Allegra «si sono dette troppe inesattezze e Genoni ha cercato di mettere in sicurezza i conti Atc. Ricordo che il Comune deve 1,6 milioni, per altro messi a bilancio». E Sara Paladini ha annotato: «Le utenze hanno lunghi ritardi e i conguagli risalgono ad anni addietro perché vi sono problemi tecnici. Inutile fare lo scaricabarile», Quindi ha chiesto: «Ritirate la mozione e troviamoci in commissione per trovare linee guida migliorative».

A chiudere la porta è stato l’assessore Franco Caressa: «Siamo andati a sentire tutti i mille nuclei presenti dopo un lavoro certosino per conoscere le situazioni. Si sta lavorando anche con chi non ha pagato. Abbiamo fatto sgombri ad agosto e gli alloggi non sono ancora stati riassegnati». Quindi il giudizio: «Sono contento di questa mozione». E l’approvazione ha visto il voto contrario del solo Pd.

MAGGIORANZA DISATTENTA: SALTANO DUE DELIBERE
Pomeriggio a sorpresa per la maggioranza che ha visto saltare due delibere: fatto non grave perché saranno riproposte in tempi utili, ma emblematico anche perché è mancata la regia del sindaco Canelli, assente (giustificato per impegni istituzionali a Roma). Primo infortunio sulla delibera di fissazione dei prezzi di cessione in diritto di superficie e di proprietà delle aree per il 2019, che avrebbe dovuto presentare l’assessore all’urbanistica Elisabetta Franzoni. Prima della trattazione Pirovano ha fatto osservare che «questa delibera non è stata portata in commissione, abbiamo verificato». Era vero e il presidente Gerry Murante non ha potuto fare altro che ritirarla.

Appena dopo ecco la veloce illustrazione dell’assessore Silvana Moscatelli della seconda, relativa alla determinazione delle tariffe sulla tassa rifiuti (quella dell’aumento dello 0,96%) e presto il voto, dopo il rituale appello del presidente Murante a chi volesse intervenire o proporre dichiarazione di voto: nessuno e quindi via immediato alle alzate di mano. Dai banchi della maggioranza se ne contano 16, ma ne manca una (Strozzi era in corridoio e non è rientrato per tempo) perché è delibera collegata al bilancio. La non approvazione viene sottolineata da un ironico applauso dai banchi del Pd.

Approvata, invece, con 21 voti della maggioranza, l’altra delibera sul piano finanziario per la gestione del ciclo dei rifiuti, anch’essa collegata al bilancio, ma trattata in mattinata. In presentazione l’assessore Moscatelli ha dichiarato l’obiettivo costante di migliorare la raccolta differenziata che oggi è al 71,6%. Si è parlato della sperimentazione con “sacco conforme” per ridurre l’indistinto, avviata positivamente a Pernate e che dall’estate interesserà il quartiere Sud, con le sue oltre 80mila utenze. Sarà un test difficile ma probante per l’estensione futura a tutta la città. Una strada, hanno riconosciuto da ogni settore del consiglio pur con qualche critica, da cui non si può tornare indietro.

SUL CASO COCCIA IL PD: «ALMENO DITECI GRAZIE…»
Come previsto in mattinata si è a lungo parlato del Coccia con un prolungato confronto tra Sara Paladini, che ha presentato quattro interrogazioni, e l’assessore alla cultura Emilio Iodice che ha risposto, ma in modo insoddisfacente per l’interrogante.

Le richieste andavano dalla scelta di un notaio milanese, alle modalità per la registrazione dello Statuto e quali organismi fossero stati coinvolti nella discussione delle modifiche, dalle tempistiche di approvazione della convenzione alla nomina dei revisori.

Iodice ha spiegato che lo studio notarile è «di indiscutibili competenze vista la particolarità dell’atto e le spese di 6100 euro sono a carico del Comune» mentre «lo Statuto è in corso di registrazione e non è stato ancora trasmesso alla Prefettura perché, fino a fine dicembre, si attendeva la deliberazione della Corte dei Conti» e «poi si è dovuta operare una rettifica di un mero errore materiale dell’atto. Si provvederà nei prossimi giorni». Ha poi spiegato che «il nuovo Statuto è stato deliberato dal Consiglio Comunale, su invito dell’assemblea della Fondazione, tenendo conto delle proposte di modifica del Cda». Ha poi aggiunto come lo schema di convenzione che regola i rapporti tra Comune e Coccia «predisposto da primavera 2018, è stato approvato dopo aver ricevuto deliberazione della Corte dei Conti a fine dicembre» e dall’iter «non possono essere derivati danni economici» essendo stato a più riprese versato il contributo comunale previsto nella precedente convenzione.

Sara Paladini si è detta «non soddisfatta» delle risposte e ha anche successivamente proposto (con una mozione approvata all’unanimità) di scalare l’importo della spesa notarile dal totale assegnato in altra delibera agli incarichi. Ma al riguardo ha commentato: «Perché deve essere il Comune, cioè i cittadini, a pagare? E non si poteva scegliere un notaio novarese, altrettanto competente, magari a costo più vantaggioso?». Quindi ha annotato: «Sono passati quasi sette mesi e lo Statuto non è ancora registrato, benché fosse ritenuto urgente. Resta aperto il nodo gordiano delle lunghe tempistiche. La convenzione poteva essere approvata prima». E inoltre: «Su questa Fondazione c’è così tanta attenzione che per accorgersi delle cose è dovuto essere il Pd a sollevare i problemi?». Così ha citato «il non essersi accorti ad esempio che i revisori, ora nominati, erano scaduti e senza non si approvava il bilancio. Mi aspettavo almeno un ringraziamento».

Prossimamente l’argomento tornerà in aula per le interrogazioni Cinquestelle.

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